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Io sto con la professoressa

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Il problema secondo me è che non si può più parlare a scuola.

Voglio dire non appena sorga un problema collegato alla discussione di opzioni in fondo in fondo secondarie (oggi la maglietta, ieri il bacio con la lingua davanti tutti) si finisce sempre per buttarla su una questione di diritto o psicologica. Per cui si discute se la docente ha arrecato danno alla fanciulla nell'avanzare le sue osservazioni e di conseguenza si passa ai tribunali oppure alla circolare.

Io che sono più giovane di Michele, ricordo che nel mio amato Liceo Classico (dove si formava la futura classa dei fighetti di provincia, lo dico sennò qualcuno mi incenerisce con qualche soave parolina sull'amato Liceo Classico ;) ) noi con i docenti discutevamo di tutto e il tutto era non solo enormemente divertente ma anche appunto formativo.

Oggi invece sembra che tutto debba essere definito a priori e che comunque gli adolescenti siano titolari di una sorta di diritto a non vedersi giudicati a priori. Ma se uno viene messo in discussione in forme  decenti e ragionevoli non gli può fare che bene.

Nel medioevo mi pare che un certo periodo dell'anno gli studenti dovessere affrontare le questiones quodlibetales: si assegnavano agli studenti argomenti contrapposti e i loro docenti, retori e i logici controllavano che gli studenti usassero argomenti corretti e logici per difendere la tesi che era stata loro assegnata senza che però gli studenti aderissero alla tesi stessa. E cosìi che si imparava a difendere una tesi, magari anche quella di portare un abito piuttosto che un'altra.

Oggi invece le questiones quodlibetales le fanno in TV Maria de Filippi e Santoro, che di logica e retorica (e di molto altro) non sanno una pippa e infatti ne esce fuori solo caciara: è li che si impara a non avere ragione ma a gridare. E noi come il buon Abelardo (visto che parliamo di medioevo) dinnanzi a loro ci tagliamo il c....