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Letture per il fine settimana 20-3-2010

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Gli esperti

ne'elam 20/3/2010 - 03:16

Fassina (certo una maggiore varietà nei cognomi non guasterebbe, però va bene lo stesso..) ci informa di un seminario contro la dittatura delle teorie economiche dominanti ispirato al "Manifesto per la libertà del pensiero economico". Prego guardare nomi e data. I firmatari sono economisti italiani che conoscevano (o avrebbero dovuto conoscere) la situazione economica e sociale del loro paese. Sostenere che i guai trovavano origine nelle odiose teorie dominanti (altrove) che non si aprono al nuovo, alle teorie alternative é francamente ridicolo. All'epoca delle firme - siamo nel settembre del 1988 - il nostro fortunato paese ebbe in quell'anno ben tre governi. Fino ad aprile governo Goria, DeMita fino a luglio e poi il glorioso Andreotti 6. I Chicago boys che svolgevano i compiti nei ministeri economici furono: nel primo, Colombo Gava ed Amato; nel secondo Fanfani Amato e Colombo; nel terzo Cirino Pomicino Formica e Carli. Chi si interessa di foto segnaletiche può andare a dare una sbirciatina qui per vedere il resto delle squadre. Una sola risposta. Questa.

Applausi a scena aperta, ovazioni del pubblico in piedi, giovani discinte che si strappano capelli ed abiti correndoti appresso, giovani che giurano fedeltà eterna, madri in lacrime ...

Se non avessimo ne'elam dovremmo inventarlo!

Ma perché questi dementi non mettono te a dirigere la loro fottuta officina economica?

Ma perché questi dementi non mettono te a dirigere la loro fottuta officina economica?

Io qualche idea me la sono fatta. E poi diciamoci la verità, dopo poco farei la stessa fine loro.

Val la pena di guardare il resto delle squadre segnalate da ne'elam. Si potrà osservare che, nel turbinio delle poltrone, in quegli anni ve n'era una, quella di ministro dell'Ambiente, che restava saldamente occupata dallo stesso signore. Trattavasi di Giorgio Ruffolo, nume tutelare del pensiero a cui Fassina vuole affidare le sorti della sinistra italiana. Ma che dico italiana? Mondiale. Questi sono gli eroi che lottano senza quartiere e ovunque contro il paradigma dominante, mica scherzi.

Scusa, ma se non ho capito male il manifesto è recente (successivo allo scoppio dell'attuale crisi) e trae ispirazione (mettiamola così, vah) da una lettera inviata a Repubblica nel 1988 da un gruppo di economisti.

Questa lettera del 1988 credo dicesse cose abbastanza diverse, altrimenti non mi spiego la firma di Sergio Ricossa, che mi rifuto di credere possa aver sottoscritto stronzate del genere.

Da una relazione di Paolo Savona ad un convegno del 2006 dedicato a Sylos Labini possiamo trarre le seguenti informazioni (che avevo segnalato su questo blog in altra discussione) sulla lettera del 1988:

In una lettera aperta pubblicata sul quotidiano La Repubblica nel settembre 1988 Paolo Sylos Labini, Giorgio Fuà, Giacomo Becattini, Onorato Castellino, Orlando D’Alauro, Siro Lombardini e Sergio Ricossa, “economisti di varia provenienza e tendenza” – come essi stessi tengono a precisare – “sentono il dovere di prendere pubblicamente posizione contro un pericolo che insidia gli studi di economia politica”, ossia “che l’uso di strumenti raffinati di analisi venga scambiato, a prescindere dai contenuti, per una prova di maturità e competenza professionale o, peggio ancora, per il segno di riconoscimento del moderno studioso di economia politica. E’ da ritenersi che già oggi, in Italia, tale equivoco si dia con una certa frequenza e tenda a diffondersi.” Essi non escludono che si debba ”continuare a formare studiosi che abbiano come obbiettivo principale il raffinamento delle tecniche di analisi. La cosa importante, però, è che la professione dello specialista di metodi analitici per gli economisti non venga identificata con la professione di economista politico.”

I firmatari della lettera sottolineano che i progressi della conoscenza economica non sono collegati alle tecniche, ma allo sviluppo del pensiero in generale e ricordano che “i maestri che illustrarono in passato questo ramo di studi si dedicarono ai grandi problemi della società in cui vivevano e dettero ai loro insegnamenti un contenuto e una forma tali da offrire lumi per la coscienza civile e l’azione politica. …. Ma oggi una frazione crescente di coloro che si presentano come economisti tende a trascurare l’oggetto sociale della disciplina per concentrare tutto il proprio interesse nello studio degli strumenti analitici sempre più raffinati” e pertanto “ritengono importante che si formino nuove generazioni di studiosi di economia politica nel vero senso del termine, cioè di studiosi il cui obiettivo principale sia la comprensione dei problemi della società nella loro concretezza e completezza, nella loro prospettiva storica, nel loro quadro istituzionale [il corsivo è degli stessi autori, n.d.r.].

In conclusione essi “invocano un impegno comune per riportare gli studi economici sulla via indicata. Auspicano che coloro che, in virtù della loro posizione accademica, hanno il compito di iniziare i più giovani, vogliano esercitare ogni cura per trasmettere loro una visione dell’economia politica come disciplina che ha contenuti e responsabilità sociali [questo corsivo è invece mio, n.d.r.].

Il richiamo proviene da studiosi ben dotati di conoscenze matematiche ed econometriche. Anche Sylos, pur dichiarandosi ripetutamente un “non tecnico dell’economia”, ha curato, forse sotto la spinta della “critica” di Modigliani, un modello esplicativo dell’economia italiana con tre anni di anticipo rispetto a quello della Banca d’Italia, seguito da Fuà che curò un suo “modellaccio”, come lui stesso ebbe a definire. Ma essi non ritenevano di dover produrre dimostrazioni matematiche “non dovute”, come disse Keynes, al quale con mancavano certo le doti di matematico e logico, a quelli che gli domandavano di esporre anche in modo formale le sue idee. Io mi esprimo in modo ancora più radicale: una dimostrazione matematica ha bisogno di una buona idea, mentre una buona idea non ha bisogno di dimostrazione matematica. Facendo uso di un severo giudizio del prof. De Maria, molte ricerche che fanno largo uso di formule e stime empiriche periscono nelle “pagine plumbee” di Econometrica.

Quello di concentrarsi su dimostrazioni matematiche sempre più raffinate e complesse è un morbo che va affliggendo gli studi di economia politica e, ancor più, di politica economica in Italia e la formazione degli economisti nelle Università. Neanche l’attuale mia università, la Luiss, ne è immune, nonostante l’impostazione data da me data con Guido Carli all’atto della sua riforma fatta alla fine anni settanta. Con il prof. Caracciolo di Forino tentammo di introdurre l’insegnamento di logica formale e matematica come propedeutico a quelli di matematica, statistica ed econometria per rendere coscienti gli studenti dei limiti e delle debolezze di questi linguaggi, soprattutto se facevano uso dei paradigmi probabilistici. I corsi universitari sono sempre più scivolati verso l’insegnamento della matematica applicata all’economia, finendo con il divenire subalterni della cultura tecnica americana tradendo la cultura classica italiana dei Serra, dei Galiani, dei Beccarla e, saltando a piè pari fino ai giorni nostri, dello stesso Sylos Labini. Siamo ormai una delle tante colonie culturali, dopo essere stati – insieme agli inglesi, ai francesi e agli scandinavi – se non ”i colonizzatori” almeno coloro che hanno inseminato gli studi di economia in tutto il mondo.

RR

Io l'intervista a Fassina non la capisco. In parte perche' non si spiega. Ad esempio, Tonia gli ha chiesto, con riferimento al manifesto linkato da ne'elam:

lei come firmatario del manifesto ha sottoscritto parole come "oggi entrano in crisi le teorie economiche dominanti e il fondamentalismo liberista che da esse traeva legittimazione e vigore". Che vuol dire?

E lui risponde:

Vuol dire che la discussione cominciata un po' in sordina nel partito nei mesi scorsi vuole ritrovare impulso dall'appuntamento di oggi [un seminario promosso dall'Associazione Paolo Sylos Labini, che ha promosso il manifesto]

Vi pare una risposta alla domanda? Delle tre l'una: o Fassina non capisce quello che ha firmato, oppure lo capisce ma non ci crede e quindi svicola oppure, che poi e' la stessa cosa, sta cercando di prenderci per il naso (si, si, ho usato backspace...).

In parte, invece, non la capisco perche' e' insensata. Il giudizio sulla "grande recessione" e':

La crisi e' un evento che mina talmente le basi dei paradigmi culturali su cui si sono rette le politiche economiche degli ultimi decenni che e' comparabile al crollo del Muro di Berlino.

Bene abbiamo detto, o abbiamo inteso dire, che Voltremont non e' peggio della cultura economica espressa da questo PD. Come Voltremont, infatti, Fassina attribuisce valore epocale ad eventi la cui natura epocale ancora e' tutt'altro che chiara. Chi gliel'ha detto che l'attivita' economica non tornera' mai sul trend precedente?

Cioe' chi gliel'ha detto che questa recessione, pur essendo una "grande recessione", non sara' in retrospettiva come tutte le altre recessioni del dopoguerra a meno appunto della sua severita'? Lasciamo per un attimo da parte il dibattito sulle cause remote degli eventi del 2008-2009--global imbalances rinforzate da cattive politiche monetarie e fiscali che hanno gonfiato la bolla immobiliare e non hanno regolato e supervisionato chi doveva essere regolato e supervisionato, oppure, come dice lui, i bassi redditi relativamente all'alto debito (ma come fai a idebitarti se hai basso reddito? Non basta questo a suggerire che non funziona come spiegazione?). Nella sua manifestazione questa e' una crisi finanziaria (che poi per ragioni che a priori non erano scontate si e' trasformata in crisi reale) che la teoria economica "dominante" e' perfettamente in grado di razionalizzare. Le conseguenze saranno permanenti? Io credo di no, ma nessuno puo' saperlo con certezza, nemmeno Fassina.

E invece lui cosa conclude? Conclude che la base comune per la nuova politica economica del PD e' l'essere d'accordo 

sulla critica ai paradigmi della teoria economica neoliberista dominante, che sono ormai definitivamente compromessi

Io faccio davvero fatica a capire cosa sia la "teoria economica neoliberista dominante". Provo a indovinare, visto il tono del manifesto (e a scanso di equivoci aggiungo che io sono assolutamente felice dell'esistenza di pluralismo metodologico in economia: ognuno faccia ricerca come gli pare su quello che gli pare): vuole dire la teoria neoclassica, quella con agenti che interagiscono dentro e fuori mercati piu' o meno concorrenziali, che hanno preferenze definite sui propri porci comodi ma se gli pare anche sui porci comodi degli altri, che ottimizzano in presenza di vincoli e di incertezza che puo' o non puo' essere rappresentata da distribuzioni di probabilita' note o inferibili, quella degli agenti che ogni tanto sbagliano, che cercano, che rivedono le proprie azioni se non sono soddisfatti e in questo modo spingono i mercati verso l'equilibrio, quella delle funzioni di utilita' e di produzione che hanno un significato anche quando le aggreghiamo, eccetera, eccetera, eccetera.

O che cos'e' che e' irrimediabilmente compromesso di tutto questo? L'idea che scegli quello che ti piace quando puoi permettertelo? L'idea che fai le cose con uno scopo? L'idea che prendi a prestito come un forsennato se i tassi di interesse reali sono negativi? L'idea che i debiti vanno poi ripagati? 

Non capisco, davvero non capisco. Una cosa la capisco, pero': se chi rilascia queste interviste e' responsabile economico del PD c'e' ancora molta strada da fare a sinistra (o a destra)? di Voltremont.

O che cos'e' che e' irrimediabilmente compromesso di tutto questo? L'idea che scegli quello che ti piace quando puoi permettertelo? L'idea che fai le cose con uno scopo? L'idea che prendi a prestito come un forsennato se i tassi di interesse reali sono negativi? L'idea che i debiti vanno poi ripagati?

Di cosa ci meravigliamo? Da tempo scienziati e filosofi della scienza sanno ed hanno dimostrato che l'astrologia è falsa eppure 1/3 degli italiani crede fermamente negli oroscopi ed un altro terzo non ci crede ma è possibilista (non si sa mai ... potrebbe essere). Solo il terzo rimanente è convinto fermanente che gli oroscopi siano una pseudoscienza (o scienza patologica).

Dove voglio arrivare? Voglio arrivare a spiegare che a molti (troppi) piace cullarsi in un sogno diverso (dove i debiti non vanno ripagati, per esempio...). Cosi' come a molti, in assenza di una razionalità piu' faticosa da raggiungere, piace credere che Maria sta bene con Francesco perché entrambi hanno l'ascendente in un certo segno e giove in opposizione a saturno.
Poi i sostenitori dell'importanza dei trigoni e dell'importanza delle 12 case nel non firmano appelli per dire "ve lo avevamo detto" quando Maria e Francesco divorziano. Ma questo non cambia le cose.

Le persone vogliono sentirisi raccontare le cose che preferiscono, le cose che gli piacciono.
Voltremont e Fassina questo fanno.
Se gli economisti dicono cose diverse, ecco che si ricorre al "silete!"

Francesco

 

Re(2): Gli esperti

dd 20/3/2010 - 15:36

Le persone vogliono sentirisi raccontare le cose che preferiscono, le cose che gli piacciono.

Le persone vogliono sentirsi raccontare cose che sono in grado di capire.. ed ovviamente hanno la pretesa di capire senza sforzi tutto, tutto tra una tetta ed una chiappa.

Una volta che hai accettato che i banchieri sono cattivi perché l'ha detto Voltemort ed il Papa il resto segue anche logicamente immagino.

E Voltemort è Ministro dell'Economia mica un blogger cattivo amerikano...

Non capisco, davvero non capisco.

Ma cosa vuoi capire... tu cerchi di capire i deliri di uno con la febbre alta? sono senza senso, cosa c'e' da capire?

Noto che questa qui e' proprio un'intervista stile Prima repubblica, di quando si cercava di disorientare il lettore in un turbinio di puttanate citando nomi strategici qui e li' per darsi un tono o prendere consensi (quella dell'enciclica papale e' da maestro della banfata).

I toni della seconda repubblica sono diversi, hanno un po' abbandonato questa retorica e son passati direttamente a dire menzogne come se fossero verita'.

Comunque e' grave che il responsabile economico del PD stia messo cosi' male.

quella dell'enciclica papale e' da maestro della banfata

Ora, posto che ognuno può dire quello che vuole sull'intervista di Fassina - personalmente attenderei qualcosa di più solido che un'intervista al Riformista - devo dire da ateo che non vedo il motivo di escludere a priori dei riferimenti a testi che hanno comunque un loro contenuto indipendentemente dall'autore e dalla casa editrice. Non sono un ateo devoto, ma sono un ateo adulto, e, come altri ben più qualificati, ho ritenuto interessante la posizione dei temi di riflessione dell'enciclica (ovviamente anche B16 è scaltro e ha colto la palla al balzo). La lettura va poi complementata ed approfondita "laicamente", ma francamente non ci vedo spazi per il dileggio.

RR

Renzino, se a uno chiedono "a quali personaggi si ispira la sua dottrina economica" e quello risponde un giornalista e il papa, messo tanto bene non e'.

Ma la politica non è un puro esercizio accademico; stai parlando al Popolo e ti devi far capire anche dalla zia.

RR

Era Fassina consapevole di rilasciare un'intervista al Riformista? E' Fassina consapevole che il Riformista non lo leggono le zie? E' Fassina consapevole di chi sono i lettori del Riformista? La risposta secondo me e' SI, SI, e SI. Ergo il PD e' messo male, come dice Giorgio.

Che poi è notorio che le cose più lette in Italia, specie dalle zie, sono le Encicliche Papali passate e presenti sulla dottrina sociale della chiesa.

Secondo me più che farsi capire, cosa sempre meritoria, voleva farsi propaganda.

Io gli avrei chiesto in che senso concreto la dottrina della Chiesa l'avrebbe ispirato, tipo che ne so, nella definizione delle aliquote IRPEF e così via.

Ripeto, lungi da me l'idea di tentare una parafrasi del discorso di Fassina - e quindi vanno quantomeno attesi dei documenti politici a venire. Ma visto che ne stiamo discutendo qui, non posso fare a meno di ribadire la mia impressione, che si tratti di una dichiarazione d'intenti, valida soprattutto sul piano generale e internazionale/europeo, al cui livello già si sono prese delle "decisioni programmatiche" di segno favorevole ad una maggiore regolazione (contrasto ai paradisi, autorità di supervisione, discussioni sui CDS, ecc). Pare minimamente sensato che il Partito Democratico possa avere delle posizioni più miniarKo-liberiste di Mario Monti?? No di certo.

Non vedo un rinnegamento delle lenzuolate, insomma.

RR

E allora sta facendo doppiamente un pessimo lavoro perche' io, che non sono economista e sono forse zia, non c'ho capito niente. A partire da dove l'ha visto lui tutto sto liberismo in italia? ndo sta? Io non l'ho mai visto. Siamo pieni di caste chiuse, antitrust che fanno ridere, privatizzazioni che si chiamano cosi' solo per prenderti in giro, regolamentazioni pure a quante panetterie devi avere ogni 150 metri e questo mi dice che c'e' un eccesso di liberismo? Ma e' scemo?

......... questo mi dice che c'e' un eccesso di liberismo? Ma è scemo?

Forse, oppure è in malafede. Tu, che dici?

Il problema non è che questi personaggi profferiscano simili corbellerie e falsità ma, piuttosto, che l'intervistatore di turno non sia in grado / non voglia / non osi ridergli in faccia. Esattamente la motivazione che sta alla base della decisione di scrivere il libello su Tremonti, direi .....

Certo che e' in malafede ma deve essere pure un po' ingenuottino (*) per pensare che chi legge il riformista gli creda. Soprattutto considerando che l'attuale segretario del PD e' Bersani.

Se c'e' uno che ha fatto un minimo in nome del liberismo e' Bersani (99 e 07). Che poi si puo' discutere sul fatto che abbia fatto talmente poco da far ridere - mi ricordo un articolo qui su nFA sul liberismo delle estetiste - ma almeno ha avuto il pregio (che fosse questo il suo scopo?) ti introdurre la parola nel dibattito politico italiano e soprattutto di darle un connotato positivo.

50 anni di PCI e sindacati hanno fatto credere un po' a tutti che si' si' in america c'e' il liberismo ma alla fine vivono come le bestie. Bersani secondo me ha avuto il pregio di far capire che alla fine stiamo soltanto parlando di concorrenza e di colpire le caste. Quella si' che, politicamente, e' stata una mossa furba: un sacco di "zie" ora associano la parola liberalizzazione o liberismo all' "abolire i costi di ricarica dei telefonini" - che e' una cosa che fa un po' ridere perche' con il liberismo c'entra poco (c'entra coi cartelli e il ruolo dell' antitrust) ma, ripeto, ha il merito di togliere alla parola stessa l'alone negativo stile comunista che, guarda caso, si ritrova tutto tutto nelle parole di questo sig. Fassina.

Anche colpire i tassisti o i notai ho sempre pensato che fosse una cosa furba: le caste con privilegi in italia sono talmente tante che iniziare a colpirne alcune vuol dire innescare un processo a catena. Bersani ha iniziato con quelle politicamente piu' distanti dal PD per motivi di comodo ma mi piace pensare (forse sono ingenuo) che lo scopo fosse appunto iniziare una presa di coscienza collettiva che si espandesse anche oltre.

Io non voterei PD adesso come adesso ma ho guardato con un certo sollievo all'elezioni di Bersani un po' per questo discorso del liberalizzazioni un po' perche' ci si e' tolti di culo la binetti che dio l'abbia in gloria sempre. Leggere le parole di Fassina mi fa capire che non devo illudermi troppo.

(*) eufemismo.

 

Ma e' scemo?

No, lui e' convinto che ci sia davvero un eccesso di liberismo. Perche' non gli basrta che tutto sia regolamentato, stabilito per decreto, pianificato e codificato. Probabilmente vorrebbe un intervento ancora piu' pesante del pubblico sulle attivita' dei privati.

Evidentemente non lo hanno avvisato dei rigogliosi successi ottenuti dove queste metodologie sono state applicate. E lui rimpiange ancora, dentro di se', i piani quinquenali.

Siamo messi malissimo, non male.


O che cos'e' che e' irrimediabilmente compromesso di tutto questo? L'idea che scegli quello che ti piace quando puoi permettertelo? L'idea che fai le cose con uno scopo? L'idea che prendi a prestito come un forsennato se i tassi di interesse reali sono negativi? L'idea che i debiti vanno poi ripagati?

So che è una domanda retorica, ma rispondo lo stesso: i risultati.

Lo scopo principale del responsabile economico di un partito è trovare pezze giustificative per la politica del partito stesso.

Ora, se non si trova una teoria dignitosa abbastanza flessibile da far sembrare una buona idea assumere come direttore dell' ASL un politico trombato, qualunque cosa va bene.Encicliche papali, astrologia, sudoku,...

Tu trova un modo plausibile per giustificare l'arraffamento di casta e in due mesi sei l' economista più famoso del mondo, puoi scegliere tra il posto di Tremonti e quello di Krugman.