Titolo

Letture per il fine settimana 20-3-2010

5 commenti (espandi tutti)

Dove ci sono collegi uninominali, è tipicamente così. Ad esempio in Gran Bretagna tutti i collegi sono classificati in base al margine di vantaggio/svantaggio sul principale concorrente sulla scorta dei dati delle ultime elezioni, e i vari candidati sono paracadutati dal partito nei collegi più o meno sicuri a seconda del loro standing politico (da valutarsi sempre dal partito, ovviamente, con apposite commissioni di selezione). Se non fosse così, non si potrebbe gestire la cosa, poichè vi sono collegi solidamente conservatori e solidamente laburisti a causa di secoli di dominanza politica nelle rispettive aree, e per chiunque sarebbe impossibile concorrere "contro" i candidati del partito dominante.

 

Ma tipicamente dove? Ma perché non taci e eviti di far presente un "fatto generale" che non esiste? A tanto dever spingersi la grafomania? Potresti ponderarli di più i tuoi interventi? Tacere non è un inutile esercizio accademico. Tacere è la misura della decenza quando si sa poco o niente.

Ma perché non taci e eviti di far presente un "fatto generale" che non esiste? A tanto dever spingersi la grafomania? Potresti ponderarli di più i tuoi interventi? Tacere non è un inutile esercizio accademico. Tacere è la misura della decenza quando si sa poco o niente.

Caro grossi, io ho portato un elemento di informazione/discussione in un dibattito su un blog dove i lettori possono liberamente commentare. Tu hai portato il tuo. Ognuno porta qualcosa e magari dopo ne sappiamo di più.

Per tornare al merito, posso fornire questo link sui "marginal seats" in Gran Bretagna; sulla politica delle candidature, poi, lascio a te dedurre se avrebbe "senso politico" che Brown o Cameron si candidassero in collegi "safe" per il partito opposto.

RR 

Dove ci sono collegi uninominali, è tipicamente così.

 

Ma ti rileggi? Hai detto una puttanata. Fai fatica ad ammetterlo. Provi ad arrampicarti sugli specchi citando l'Inghilterra, che non costituisce la totalità dei paesi che utilizzano collegi uninominali. Non hai portato alcuna informazione o elemento di discussione. Quello che hai detto è sbagliato, fattene una ragione. Sulla libertà di commentare poi, figurati. Tuttavia il fatto che ti sia concessa la libertà di commentare non ti rende immune dalle critiche; puoi scrivere quello che vuoi, ma non ti aspettare che tutti prendano per buono quello che dici, soprattutto quando quello che dici è una cagata pazzesca.

Tornando al merito: no, non è così. Ma neanche alla lontana. Tant'è che Gian Luca Clementi ti ha fatto notare che negli States non è così. Hint: struttura e potere dei partiti.

puttanata

grossi, io pongo i miei commenti come contributo modesto al dibattito. Non ti vanno bene? Fanne quello che vuoi. Comunque siccome non sto sottomettendo un articolo per Nature, non faccio una analisi dettagliata con bibliografia - dò delle indicazioni per chi vuole discutere ulteriormente, ponendosi con un mood adeguato allo scopo.

Sulla Gran Bretagna ho già dato alcuni riferimenti per discutere di queste politiche di partito, veniamo adesso alla Francia. Questo è un caso parimenti interessante, oltretutto perchè lì c'è il doppio turno. Una cosa rilevante è che si può mantenere la propria candidatura al secondo turno solo con un certa percentuale di voti al primo turno (mi pare 12,5%, comunque dovrebbe essere anche stata variata nel tempo, e financo riferirsi agli elettori piuttosto che ai voti validi, almeno una volta - check). L'altro fatto rilevante è che ci sono, o posso essere politiche di coalizione, che si materializzano anche con la desistenza, ciò il "ritiro" dei candidati di altri partiti "alleati" al secondo turno, in modo da far convergere tutti voti dell'elettorato potenziale su un unico "cavallo di coalizione".

Quindi la scelta di candidare le persone più valide politicamente nei collegi "migliori" per il partito diventa anche qui essenziale. Dirò di più. Certi partiti come il Partito Radicale di Sinistra, non potrebbero sopravanzare il PS praticamente da nessuna parte, sebbene a livello nazionale sia noto che ci sia un elettorato "di riferimento" attorno al 2%. Il PS fa allora una "desistenza al primo turno" veicolando i propri voti su quel candidato. Lo stesso accade, talvolta, con i Verdi. ed anche, dall'altra parte con il centro-destra. Per il PCF, invece, non c'è "desistenza al primo turno" ma competizione, e l'accordo è sul far desistere chi sia arrivato dietro all'altro. Quindi per il PCF è ancora più necessario scegliere le bene i collegi "su cui puntare" (praticamente, ormai, solo nella cintura parigina e nel Nord-Pas-de-Calais). Dirò di più, che il PCF ha organizzato addirittura il trasferimento di propri elettori (di residenza, intendo) in queste zone dal resto della Francia proprio per garantirsi un residuo di rappresentanza all'Assemblea Nazioanle (cioè continuare a sopravanzare il PS al primo turno "localmente")...

RR

 

Il fatto che tu non stia scrivendo per Nature non ti permette di inventare relazioni che allo stato delle cose _non esistono_. Non c'è alcuna relazione tra i collegi uninominali e le nomine calate dal partito. Nessuna. Ora possiamo passare giornate a discutere di quanto siano vere altre relazioni in altri contesti, tuttavia ricordandoci che quello che hai detto in origine, ovvero che "tipicamente" nei sistemi elettorali che si giovano di collegi uninominali le nomine son calate dal partito, non è vero, tantomeno è "generale". Non c'è alcuna relazione dimostrata. Again, puoi arrampicarti quanto ti pare, quello che hai detto non è vero.