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Le elezioni regionali (I). Il quadro normativo

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Ringrazio anch'io l'autore per questo articolo. Alcune osservazioni e commenti, probabilmente "a puntate".

Nessun tentativo è stato fatto, ad esempio, per introdurre meccanismi di elezione dei consiglieri sulla base di seggi uninominali, da assegnare con maggioritario all'inglese, doppio turno o voto alternativo ''australiano''.

Al momento in cui venne foggiato il tatarellum, ricordo nitidamente che vi era una chiara divisione polare fra sostenitori del turno unico e del doppio turno per le elezioni amministrative di ogni genere e grado. In particolare l'appena costituito centro-sinistra era favorevole al doppio turno, su cui aveva "nei fatti" costruito le proprie fortune come coalizione in fieri nel periodo in cui tale "nuovo" sistema era stato messo in opera nei Comuni e nelle Provincie. Il Polo delle Libertà riteneva invece più favorevole alle proprie sorti il turno unico, anche sulla scorta di esperienze che avevano evidenziato la maggiore capacità di rassemblement della parte avversa nel secondo turno, incluso una parte dell'elettorato leghista non ancora "omogeneizzato" al resto del Polo.

Di questa tenzone ormai non ci si ricorda quasi più, ma in effetti ci fu anche un referendum (nel giugno 1995) che proponeva l'estensione a tutti i comuni del sistema "a turno unico" rimasto valido per i Comuni con popolazione inferiore a 15.000 abitanti: i NO furono il 50,6%, e quindi la proposta non passò.

Il Tatarellum mirava quindi, fra l'altro, a rendere poco conveniente una politica delle mani libere della Lega, per quanto nel momento della sua approvazione finale il primo Governo Berlusconi fosse in effetti già caduto. Penso che poi, con la stabilizzazione bipolare realizzatasi nel periodo 1996-2008, questo punto di contenzioso abbia diminuito la sua importanza relativa (e la sua "vantaggiosità" per l'uno o l'altro schieramento). Ora, con il nuovo smandrappamento e riassemblemanto delle formazioni e degli schieramenti, post-2008, non saprei se possano esistere le condizioni per una riconsiderazione della materia.

Invece di un'altra cosa sono più convinto: non è opportuno introdurre un sistema di collegi uninominali nelle elezioni locali (ma neanche in quelle nazionali - su questo tralascio in questo momento). Il motivo sta principalmente in due considerazioni di base: (1) è preferibile mantenere un sistema di maggioranze-opposizioni consiliari basato sulla rappresentanza proporzionale "corretta" piuttosto che trovarsi con "ondate destrone" in certi Consigli, e "ondate sinistrone" in altri, senza (o quasi) rappresentanza dell'opposizione (farsi una picture mentale di Milano e Bologna), (2) sono convinto che il collegio uninominale non si addice alle relazioni politico-sociali "immanenti" al comportamento delle persone nel notro Paese, e per dirla tutta neanche "preferibile" in astratto, per quanto io stesso abbia votato a suo tempo per la sua introduzione nel 1993. 

Non faccio una dissezione di queste mie opinioni adesso, anche se sono a disposizione per discussioni nel merito.

RR