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Il contratto unico: "xe pezo el tacon del sbrego"

27 commenti (espandi tutti)

Assumi un dipendente con co.co.pro. , allo scadere del progetto lo rinnovi per 1 volta (si puo fare, 1 solo rinnovo). Poi lasci decadere il contratto per 1 mese e ne rifai uno nuovo di 11 mesi da rinnovare poi di 1 anno (goto start and repeat loop).

Viviamo in mondi diversi. Nella realta' Emiliana se ti azzardi a fare una cosa del genere ed il dipendente si rivolge al sindacato, non solo quel dipendente lo assumi vita natural durante (e il rapporto con lui sara' certamente poco sereno), ma gli paghi pure i contributi e tutto quanto previsto per un lavoratore dipendente a tempo indeterminato per tutto il periodo che ha gia' lavorato per te. Ah, dimenticavo, credo ci siano pure un po' di sanzioni da pagare.

Qui la gente non assume perche' se per sbaglio ha piu' di 15 dipendenti, perfino un dipendente che ruba se lo tiene volente o nolente, e se lo tiene nella stessa posizione, finche' non e' stato condannato.

I sindacati sono spudorati e mai e poi mai accettano un licenziamento per giusta causa, anche di fronte a prove certe ed incontrovertibili, senza passare per il tribunale del lavoro, dove sono quasi sicuri di vincere, o comunque di tirarla in lunga per un bel pezzo, con il dipendente libero di accusarti delle peggio nefandezze anche false (davanti al tribunale e' pieno di giornalisti a caccia di storie "interessanti"), tanto praticamente non ne sara' mai chiamato a rispondere, per cui l'unico modo di licenziare un dipendente e' di dargli un pacco di soldi purche' si licenzi da solo ed evitare di essere sputtanato o di averlo dentro l'aziendache ti pianta casini continuamente .

Se poi trovi (ed e' molto difficile dimostrarlo senza infrangere qualche legge) uno che ruba dai portafogli dei suoi colleghi (capita anche questo), devi garantirgli che i colleghi non solo non lo menino, ma che non lo trattino male, perche' una accusa di mobbing sarebbe il risultato.


Assumi un dipendente con co.co.pro. , allo scadere del progetto lo rinnovi per 1 volta (si puo fare, 1 solo rinnovo). Poi lasci decadere il contratto per 1 mese e ne rifai uno nuovo di 11 mesi da rinnovare poi di 1 anno (goto start and repeat loop).

Viviamo in mondi diversi. Nella realta' Emiliana se ti azzardi a fare una cosa del genere ed il dipendente si rivolge al sindacato, non solo quel dipendente lo assumi vita natural durante (e il rapporto con lui sara' certamente poco sereno), ma gli paghi pure i contributi e tutto quanto previsto per un lavoratore dipendente a tempo indeterminato per tutto il periodo che ha gia' lavorato per te. Ah, dimenticavo, credo ci siano pure un po' di sanzioni da pagare.

Bel mondo deve essere l'Emilia. Qui nella rossa Toscana le cose funzionano esattamente come descritto da Steve. Aggiungerò che funziona così anche nella pubblica amministrazione dove i giovani vengono assunti con contratti a tempo determinatissimo e mantentuti in quella situazione per sempre (se gli va bene, altrimenti vengono buttati fuori).

Direi che il problema grosso è distinguere fra "lavoro flessibile" (che mi sembra sia quello di cui parla Andrea nel suo pezzo) da "lavoro precario" che è la triste realtà nella stragrande maggioranza dei casi.

Bel mondo deve essere l'Emilia. Qui nella rossa Toscana le cose funzionano esattamente come descritto da Steve. Aggiungerò che funziona così anche nella pubblica amministrazione dove i giovani vengono assunti con contratti a tempo determinatissimo e mantentuti in quella situazione per sempre (se gli va bene, altrimenti vengono buttati fuori).

Allora che si rivolgano ai sindacati e facciano valere i propri diritti in tribunale. O in Toscana ci sono e vengono applicate leggi differenti che in Emilia?



Gilberto, again, per i cocopro non c'e' nessun sindacato. Vedi Wikipedia:

Diversamente dai contratti per il lavoro dipendente, il sindacato non è presente alla trattativa e non esiste un salario orario minimo che deve essere corrisposto al lavoratore. Va inoltre ricordato che, salvo eventuali accordi diversi fra le parti, il lavoratore a progetto non gode di alcun diritto sindacale all'interno dell'azienda.

 

 

No, non funziona cosi'. Se ti fanno un contratto a tempo e te lo rinnovano con un intervallo di un mese, a meno di comprovate necessita' del datore di lavoro (che, se il meccanismo e' solo un giochino per aggirare la legge, non ci sono) i sindacati ti assistono e la tua causa di lavoro la vinci a mani basse. Non solo vieni assunto a tempo indeterminato, ma prendi i contributi dal momento dell'inizio della tua collaborazione.

Tanto e' vero che tutti i consulenti del lavoro che ci sono in Emilia ti sconsigliano fortemente di tentare di aggirare la legge con questo gioco.

Non e' questione di "diritti sindacali" (anche i lavoratori in nero non li hanno, i "diritti sindacali", ma i sindacati sono ben felici di assisterli), e' questione che la legge qui viene fatta applicare. Altrove in Italia, evidentemente, no. Sara' questione dei lavoratori che non fanno valere i propri diritti, sara' questione dei giudici che non applicano la legge, non lo so.

Ma qui in Emilia e' molto controproducente fare i furbi coi contratti a termine.

 

Gilberto, un contratto di lavoro e' un contratto. Punto. Se sul contratto non c'e' scritto che il datore non ha il diritto di licenziarti il martedi e assumerti il giovedi lui puo' farlo e non c'e' sindacato che tenga. Stesso per i lavoratori in nero. se un contratto neanche ce l'hanno, su che basi i sindacati potrebbero proteggerli secondo te??!

Gilberto, un contratto di lavoro e' un contratto. Punto. Se sul contratto non c'e' scritto che il datore non ha il diritto di licenziarti il martedi e assumerti il giovedi lui puo' farlo e non c'e' sindacato che tenga. Stesso per i lavoratori in nero. se un contratto neanche ce l'hanno, su che basi i sindacati potrebbero proteggerli secondo te??!

Scherzi? Secondo te i lavoratori in nero non hanno alcun diritto perche' non esiste un contratto che sancisca dei diritti? Te vai dalla CGIL e poi dall'Ispettorato del Lavoro e raccontagli che ti tengono 11 mesi e poi ti licenziano il dodicesimo per degli anni, magari conun orario di lavoro definito, poi vedi che casino piantano.

Ma solo in Emilia i lavoratori conoscono i loro diritti?

 

Giorgio, non è così, almeno in Italia. I contratti di lavoro sono strettamente regolati e datori di lavoro e lavoratori non hanno la possibilià di scriverci dentro quello che a loro pare. La legge Biagi ha introdotto una serie di possibili contratti in aggiunta a quelli previamente esistenti, ma non ha scalfito il principio di base del diritto del lavoro italiano, che è che tutto ciò che non è esplicitamente previsto dalla legge è vietato.

La legge Biagi fissa anche le condizioni per l'uso di certi contratti, come quelli a progetto; in particolare questa tipologia di contratti non può (potrebbe) essere usata per mascherare rapporti di lavoro indeterminato.

Quanto queste normative vengano rispettate dipende dall'ambiente legale. Come dice Gilberto, se un lavoratore può dimostrare che di fatto il suo rapporto è di tipo subordinato, il giudice può condannare l'azienda all'assunzione o a un indennizzo. Chiaro, è una rottura di scatole perché devi riuscire a dimostrare la cosa, passa un sacco di tempo (la giustizia civile italiana è tutto meno che un fulmine di guerra), nel frattempo rischi di farti la fama del piantagrane e nessuno ti assume etc. E' probabile che il grado di rispetto della normativa sia differente in differenti zone del paese, anche se mi stupisce che sia molto differente tra Emilia e Toscana.

Sulla base della mia esperienza le possibilità di successo per il lavoratore sono alte ovunque in Italia e anche la facilità di intentare la causa (ti aiuta il sindacato, o uno qualsiasi della miriade di avvocati a spasso, tanto il rientro della parcella è garantito)

Quello che varia molto sensibilmente da Regione a Regione, ma anche in base alla tipologia di lavoro, è il grado di istruzione dei lavoratori, la sofisticazione dei datori di lavoro (in termini di capacità di agirare la legge) e l'incentivo a intentare la causa.

Dove i lavoratori sono poco litigiosi o ignoranti conviene fregarsene della legge e negoziare un accordo coi pochi che hanno le palle di farti causa. Un profilo di rilievo secondo me è che nel tempo la prospettiva della reintegrazione è sempre meno interessante per i lavoratori: se sei un numero in una mega azienda e la tua massima aspirazione è rimanere tale, forse ti può interessare, altrimenti preferisci rimanere precario finchè non riesci ad entrare dalla porta principale.

Se poi lavori in un settore di nicchia la reputazione del "piantagrane" è un disincentivo considerevole.

Grazie Sandro, I stand corrected anche se non sono sicuro che tutto questa valga anche quando il tuo datore e' di fatto l'agenzia interinale (per i primi tempi queste cose succedono soprattutto agli interinali).

Ma mi sembra comunque che stiamo parlando di un paese che non esiste (se non in Emilia secondo Gilberto) - e' un po' come dire che le assunzioni universitarie funzionano bene perche' in teoria dovrebbero essere cosi' e cosa'. Per quanto riguarda la voglia dei sindacati di intervenire in difesa dei lavoratori, dovrei recuperare una puntata di Report di qualche anno fa in cui si mostrava che a conti fatti (almeno a Roma, se non ricordo male) i sindacati fanno come ponzio pilato. Anche se questo era alcuni anni fa (2006?) e le cose potrebbero essere cambiate da allora visto la portata dei lavori precari.

A me sembra palese che esistano in italia lavoratori iperprotetti e lavoratori invece il cui compito e' far concorrenza ai paesi in via di sviluppo. Forse sono naif, ma la mia idea e' che l'italia abbia sviluppato tutto un tessuto produttivo per anni basato solo su 1) interventismo statale 2) svalutazione della lira. In concomitanza dell'ingresso nell'eurozone il secondo viene a mancare subitamente e il primo tende a decrescere. Invece di riformare l'intero mercato del lavoro si e' cercato di creare una nuova categoria che pagasse per tutti, e questi sono i lavoratori precari di oggi. Ripeto: non ho nulla in contrario al lavoro a tempo determinato (anzi) ma questa disparita' e' intollerabile e controproducente secondo me.

Ma mi sembra comunque che stiamo parlando di un paese che non esiste (se non in Emilia secondo Gilberto)

Guarda,da che mi risulta vale anche in Lombardia, con la differenza che li far causa al datore di lavoro è poco cool, e molti nemmeno ci pensano.E poi ricorda il caso del call center citato da Alberto.

per i cocopro non c'e' nessun sindacato

Non c'è nessun sindacato "tradizionale", non essendoci un rapporto di lavoro subordinato, secondo il diritto del lavoro. Tuttavia a partire dalla fine degli anni '90, i maggiori sindacati hanno cominciato a cercare di "far mostra" di interessarsi dei lavoratori "atipici" (non dipendenti), costituendo organizzazioni specifiche - ad esempio NIdiL per la CGIL. L'iscrizione a tali sindacati si basa sul versamento di una quota associativa annuale - quindi slegata da percentuali "fisse" su stipendi che invece i sindacati di categoria (i.e. dei lavoratori dipendenti) contrattano collettivamente. Si tratta di una quota molto più bassa, in quanto molto inferiore è la qualità della tutela cui puoi far ricorso.

Per alcuni anni sono stato iscritto a NIdiL, in virtù di un'accordo con l'ADI (l'Associazione dei Dottorandi e Dottori di Ricerca) - ce n'era uno anche fra ADI e ALAI-CISL per essere chiari - che mi ha consentito di conoscere un po' il mondo sindacale. Niente di speciale, ma quantomeno una piccola voce che comunque non può e mai potrà dar fastidio alle federazioni di categoria.

RR

 

 

 

Quello che dici tu è del tutto vero, però vedi non so in Emilia o in Toscana, ma a Palermo la prima udienza di una causa di lavoro te la fissano mediamente ad un anno e mezzo dal ricorso o più... la PRIMA... i successivi rinvii sono anch'essi più o meno di un anno e mezzo.

Io sto difendendo alcuni lavoratori Si.Se per la nota (in Sicilia) vicenda degli straordinari non pagati

E' una causa nel merito vinta eppure succede che:

1) Nel maggio 2008 ottengo i decreti ingiuntivi (ovviamente NON immediatamente esecutivi, cioè non li puoi utilizzare per andare a prenderti materialmente i soldi... sono carta straccia).

2) Siccome i decreti ingiuntivi non sono immediatamente esecutivi (e rimarrà sempre un mistero perchè i giudici italiani siano così di braccino corto nell'applicare le norme del codice come si deve) la società è incentivata a fare opposizione a mero scopo dilatorio.

3) La prima udienza si è tenuta nel novembre 2009 (...dal maggio 2008 siamo passati al novembre 2009) ed è stata rinviata all'aprile 2010. In quest'ultima udienza spero di conclundere... la sentenza arriverà chissà quando.

4) Nel frattempo, ovviamente, i miei clienti non hanno visto una lira.. e se svolgono lavoro straordinario continuano a non essere retribuiti.

5) La società è stata recentemente messa in liquidazione e sarà sostituita da un'altra società. I sindacati hanno concluso questo accordo: la nuova società riassume i vecchi dipendenti, a condizione che questi rinuncino a qualsiasi pretesa nei confronti della vecchia società. Mi suona molto come ricatto...e ovviamente se decideranno di rinunciare, non ci sarà alcuna condanna della società al pagamento delle spese processual e quindi il mio onorario resterà interamente a loro carico.

Ora vedi, se io nel maggio del 2008 avessi ottenuto i decreti ingiuntivi e nel luglio del 2008 i miei clienti avessero avuto i soldi in tasca, sarebbe stato tutto diverso... soprattutto, sarebbe stato diverso l'atteggiamento che i miei clienti stessi hanno maturato... dalla voglia di far valere i propri diritti sono passati alla rassegnazione di vederli calpestati. Se un cliente mi chiedesse di assisterlo contro il suo datore di lavoro che ha aggirato la normativa sui contratti a tempo, io dovrei avvertirlo che sarà una cosa lunghissima, dolorosa e, nelle more, probabilmente resterà a spasso... in generale, e quindi anche al di fuori delle cause di lavoro, io vedo molti clienti rinunciare a diritti più o meno certi per non dovere affrontare le difficoltà di una causa civile.

Io sono certamente ossessionato dal punto, ma credo che l'amministrazione della giustizia civile sia una cosa troppo importante, che incide in maniera profondissima su ogni aspetto della vita economica del paese.

a Palermo la prima udienza di una causa di lavoro te la fissano mediamente ad un anno e mezzo dal ricorso o più... la PRIMA... i successivi rinvii sono anch'essi più o meno di un anno e mezzo.

No, qui i tempi sono molto piu' brevi. Perche' ci sono pochi ricorsi, visto che le aziende sanno che perdono sicuro, preferiscono pagare un'indennita' o evitano direttamente di aggirare le leggi.

Poi i delinquenti (perche' chi infrange la legge e' un delinquente) ci sono anche qui, ma come dicevo, gli va male di sicuro.

 

Inviato da: Jacopo Bertolotti

Congratulazioni per il progetto finanziato dal FIRB-Futuro In Ricerca. (at last)

RR

 

Viviamo in mondi diversi.

Gliberto, forse tu ti riferisci a dipendenti a tempo indeterminato o comunque lavoratori con contratti nazionali protetti dai sindacati. I cocopro e quelli a tempo determinato non hanno nessun titolo per rivolgersi a nessun sindacato e se la pigliano in saccoccia esattamente come descrive Steve. Tutti i miei amici che stanno in Italia vivono questa trafila: contratto di 11 mesi, 1 mese gratis, poi riassunti. Alcuni (come mio cognato) addiritura vengono licenziati puntualmente in concomitanza delle vacanze di natale e le vacanze estive cosi' la ditta non deve pagar le ferie. Tutto questo a Torino. Dal punto di vista dei diritti del lavoratori la legge Biagi e' stata un fallimento totale. Quelli a tempo indeterminato, d'altro canto...

Giorgio, ti rendi conto però che stai descrivendo esattamente un rapporto di lavoro di lungo periodo a tempo indeterminato, caratterizzato da una prestazione di lavoro continuativa, ferie d'estate e vacanze di natale. L'unica differenza col contratto tradizionale è l'incertezza sulla risoluzione del rapporto, che però sarà minima se l'azienda apprezza e ha bisogno dei servizi di tuo cugino, e sarebbe ancora meno costosa se ci fosse un sistema assicurativo equo.

Il concetto di "ferie pagate" non esiste. Si viene pagati per quel che si produce, non è che i soldi delle ferie spuntano dal cielo. Ti faccio un altro esempio: come probabilmente sai, io non ho diritto a ferie e non prendo tredicesima e quant'altro. Peggio ancora, vengo pagato solo 9 mesi. Poveraccio, diranno in Italia cosa farà i tre mesi in cui non è pagato....

No Andrea. Devi guardare la situazione nell'insieme se vuoi trarre conclusioni di questo tipo.

La situazione italiana e' tale per cui in ditta ci sono 100 dipendenti: 50 sono a tempo indeterminato e hanno il culo protetto , lavorano meno di chiunque altro, si fanno la mutua al mare e la maternita di due anni. Non hanno spade di damocle in testa e si passano la giornata alla macchinetta del caffe'. Gli altri 50 sono a tempo determinato: sanno che c'e' la fila dietro di loro per lavorare e che possono essere mandati a casa da un giorno all'altro. Sono, a tutti gli effetti, quelli che per questo motivo lavorano di piu' ma non godono dei diritti dei propri colleghi. Insomma incarnano la definizione di sfruttato. Hanno tutto il diritto del mondo a sentirsi tali e ad essere incazzati. Una riforma del lavoro che crea una situazione del genere (come la Biagi ha fatto) e' un fallimento.

Bada bene: io non dico che il lavoro precario sia un male. Dico solo che fare una legge del genere senza avere i coglioni di intoccare i diritti mal meritati di chi ti lavora accanto e' da irresponsabili.

 

Capisco benissimo la situazione nell'insieme, e le evidenti ingiustizie fra chi presta lo stesso servizio.

Proprio perche' occorre guardare la situazione nell'insieme, pero', mi chiedo quanti di quei 50 posti a tempo determinato esisterebbero se non ci fosse stata la Biagi. Magari 25? Se cosi' fosse, allora ci sono 25 persone con un lavoro (certamente malpagato rispetto ai colleghi stabili) che altrimenti starebbero a casa. Insomma, i benefici esistono, si e' scelto di ripartire i costi in un certo modo, proteggendo i privilegi. 

Giorgio, ti rendi conto però che stai descrivendo esattamente un rapporto di lavoro di lungo periodo a tempo indeterminato, caratterizzato da una prestazione di lavoro continuativa, ferie d'estate e vacanze di natale. L'unica differenza col contratto tradizionale è l'incertezza sulla risoluzione del rapporto, che però sarà minima se l'azienda apprezza e ha bisogno dei servizi di tuo cugino, e sarebbe ancora meno costosa se ci fosse un sistema assicurativo equo.

Però, dal punto di vista pratico, non è la stessa cosa di avere un "vero" contratto a t.i.: tanto per citare il primo esempio che mi viene in mente, suppongo che, a parità di altre condizioni, le banche ti ritengano un soggetto più "rischioso"...

 

Ci sarà pure un motivo per cui il lavoro precario, nonostante la maggiore flessibilità che offre al datore, è caratterizzato da un compenso inferiore.

Banalmente un diverso rapporto di forze (reale o percepito) tra le controparti? O è una risposta troppo semplicistica?

 

Andrea:

A priori, io sarei per garantire libertà di definizione delle clausole contrattuali a lavoratori e imprenditori, senza imporre vincoli legislativi se non quelli minimi che il buon senso suggerisce.

Giorgio:

Gilberto, un contratto di lavoro e' un contratto. Punto.

Diciamo che Giorgio ha descritto, se non la situazione "reale", quella auspicata da Andrea.  :)

A proposito, una ultima domanda per Andrea: che genere di vincoli suggerisce il tuo buon senso? Qualcosa in più del divieto di lavorare under-12, o dell'obbligo della forma scritta, spero...

Lo chiedo perchè sono ragionevolmente sicuro che il mio buon senso sia, almeno in questo caso specifico, molto meno liberale del tuo... :)

Però, dal punto di vista pratico, non è la stessa cosa di avere un "vero" contratto a t.i.: tanto per citare il primo esempio che mi viene in mente, suppongo che, a parità di altre condizioni, le banche ti ritengano un soggetto più "rischioso"...

E' uno dei costi del precariato che sarebbe fortemente ridotto se vi fosse un'assicurazione sulla disoccupazione che garantisse i consumi (e i pagamenti dei mutui). In ogni caso, la garanzia per le banche non e' il lavoro a tempo indeterminato (che puo' sparire sempre, mai sentito parlare di fallimenti), ma l'ipoteca sulla casa. Con un adeguato collateral, non ci dovrebbero essere problemi. Se il sistema finanziario italiano fa cosi' schifo da non capire questo va riformato il sistema finanziario, non il mercato del lavoro. 

Banalmente un diverso rapporto di forze (reale o percepito) tra le controparti? O è una risposta troppo semplicistica?

E' certamente uno dei fattori. Suggerivo anche il fatto che non conviene investire nel capitale umano di un precario se non posso rinnovargli il contratto, quindi il precario finisce per fare lavori che non necessitano di grosse specializzazioni. 

A proposito, una ultima domanda per Andrea: che genere di vincoli suggerisce il tuo buon senso? 

Non molti. Mi viene in mente il divieto di schiavitu, e cioe' la possibilita' per il lavoratore di rescindere il contratto. Vincoli sul lavoro minorile, per evitare che genitori dementi non facciano studiare i figli. Altro non mi viene, proponi tu che io ti dico se sono d'accordo. 

 

uno dei costi del precariato che sarebbe fortemente ridotto se vi fosse un'assicurazione sulla disoccupazione che garantisse i consumi (e i pagamenti dei mutui). In ogni caso, la garanzia per le banche non e' il lavoro a tempo indeterminato (che puo' sparire sempre, mai sentito parlare di fallimenti), ma l'ipoteca sulla casa. Con un adeguato collateral, non ci dovrebbero essere problemi. Se il sistema finanziario italiano fa cosi' schifo da non capire questo va riformato il sistema finanziario, non il mercato del lavoro.

Non intendevo certo dire questo. Era solo per chiarire che certe situazioni hanno riflessi che vanno ben oltre il semplice "sentirsi precario".

Non molti. Mi viene in mente il divieto di schiavitu, e cioe' la possibilita' per il lavoratore di rescindere il contratto. Vincoli sul lavoro minorile, per evitare che genitori dementi non facciano studiare i figli. Altro non mi viene, proponi tu che io ti dico se sono d'accordo.

Giusto per la cronaca: nei contratti a progetto attuali è previsto che, salvo clausola esplicita, il lavoratore NON possa rescinderli. Ma credo che tu intendessi riferirti ai contratti a t.i., quindi te la do buona...  :)

Veniamo ai vincoli. Le prime due cose che mi vengono in mente:

1) Licenziamenti cosiddetti "discriminatori" (esempi di prima mano: persone licenziate o "fatte dimettere" perchè si sono sposate, o perchè hanno rifiutato le avances del capo). Tolgo di mezzo di mio l'ipotesi "reintegro" (che, spesso, non avrebbe neppure molto senso). Ma il diritto ad essere risarcito in qualche modo per il "mancato guadagno" (che non è la stessa cosa del "danno" subito per l'avance in se)?

2) Disciplineresti la responsabilità ed i diritti del committente verso i "lavoratori in affitto" (credo il termine giuridico sia "lavoratori somministrati")? Io trovo corretto che il lavoratore goda della doppia tutela garantita attualmente, come trovo giusto che ci siano dei vincoli alla possibilità di svolgere la professione di "somministratore", se non altro per evitare che si trasformi in quella di "caporale". che ne pensi?

Grazie mille della disponibilità.

D'accordo su entrambi... sul caso uno, non ho mai capito l'impazienza di tornare a lavorare per uno che ti molesta o ha discriminato.. preferirei piuttosto un grosso indennizzo.

Tutti i miei amici che stanno in Italia vivono questa trafila: contratto di 11 mesi, 1 mese gratis, poi riassunti.

In una causa di lavoro, un caso del genere non viene praticamente discusso, ma si ottiene immediatamente ragione, tanto e' lampante che e' un rapporto di lavoro a tempo indeterminato mascherato da COCOPRO (o qualche altro rapporto di lavoro temporaneo).

Neanche c'e' bisogno del sostegno dei sindacati per vincere una causa del genere, tanto e' lampante l'abuso commesso.

Gliberto, forse tu ti riferisci a dipendenti a tempo indeterminato o comunque lavoratori con contratti nazionali protetti dai sindacati. I cocopro e quelli a tempo determinato non hanno nessun titolo per rivolgersi a nessun sindacato e se la pigliano in saccoccia esattamente come descrive Steve.

La legge formale italiana prescrive che se il giudice del lavoro appura in sede di processo che esiste di fatto un rapporto di lavoro dipendente (cio' significa in pratica che esiste un datore di lavoro che paga e dice al lavoratore cosa fare e in quali orari), allora si applica lo statuto dei lavoratori, inclusa la giusta causa se il numero di dipendenti supera 15. Non conta nulla che non esista contratto e che tutto si svolga in nero, semmai sono aggravanti e reati sanzionabili separatamente.

I giudici del lavoro italiani sono conosciuti per essere schierati praticamente sempre dalla parte del lavoratore. Tuttavia come emerge da alcune testimonianze e' evidente che la legge in Italia e' applicata con criteri molto differenziati in territori diversi e l'inefficienza della magistratura del lavoro puo' corrispondere ad una negazione di fatto dei diritti formalmente garantiti.

Occhio che i contratti "parasubordinati" c'erano ben prima della legge Biagi, vengono dalla Treu che istituì i cococo, che di certo ha ceduto in parte dei diritti dei lavoratori in cambio di un collocamento più facile.

La Biagi ha introdotto una serie di contratti poco utilizzati, ed ha trasformato i cococo (rinnovabili a piacere) in cocopro (un rinnovo e poi vanno assunti, come dice Gilberto).Si può discutere sull' effetto pratico della norma (l' idea era di favorire assunzioni a tempo indeterminato, temo che l' effetto sia un maggior turnover dei cocopro rispetto ai cococo) ma le tutele formali le ha sicuramente aumentate.Con l' eccezione del settore pubblico, dove restano i cococo.

Occhio che i contratti "parasubordinati" c'erano ben prima della legge Biagi, vengono dalla Treu che istituì i cococo, che di certo ha ceduto in parte dei diritti dei lavoratori in cambio di un collocamento più facile.

La Biagi ha introdotto una serie di contratti poco utilizzati, ed ha trasformato i cococo (rinnovabili a piacere) in cocopro (un rinnovo e poi vanno assunti, come dice Gilberto).Si può discutere sull' effetto pratico della norma (l' idea era di favorire assunzioni a tempo indeterminato, temo che l' effetto sia un maggior turnover dei cocopro rispetto ai cococo) ma le tutele formali le ha sicuramente aumentate.Con l' eccezione del settore pubblico, dove restano i cococo.

Riassunto esatto Marcello, i CoCoCo col 10% di contributi rispetto al 30% dei dipendenti sono stati introdotti proprio da Treu, l'unica salvaguardia tuttavia credo molto mal scritta e ancora peggio applicata dal sistema italiano era che dovevano essere riservati a posizioni qualificate e ben pagate, tipo ricercatore universitario (non ridete ...) e non dovevano essere ammissibili per contratti meno qualificati come gli operatori di call center.  Ovviamente invece i CoCoCo sono stati usati per contratti assolutamente non qualificati come i cal center a tutto spiano, questo e' il tipico andazzo italiano.

La legge Biagi praticamente ovunque ha cercato di organizzare meglio la materia del lavoro atipico, costantemente a favore dei lavoratori, introducendo piu' salvaguardie, norme piu' chiare e ragionevoli, credo anche maggiori contributi. L'ignobile propaganda della sinistra e della CGIL (cui si sonop uniti anche i terroristi assassini di quell'area politica) ha cercato di far credere che la legge Biagi avesse introdotto il lavoro a termine, e i loro elettori se la sono bevuta in massa.  L'unica obiezione ragionevole alla legge Biagi e' che - probabilmente, ma non conoscco bene i dettagli - M.Biagi aveva elaborato le sue norme leggermente piu' favorevolmente ai lavoratori in alcuni dettagli rispetto al testo finale approvato. Ma si tratta di dettagli.

In realta' la vera colpa della legge Biagi per la sinistra italiana consiste nel fatto che introduceva in maniera stabile, meno ambigua e piu' o meno definitiva nell'ordinamento italiano del lavoro i contratti atipici diversi dal tradizionele rapporto di lavoro dipendente di stampo corporativo- feudale (che e' uno dei primari contributi della sinistra alla societa' italiana).

La legge Treu era una norma molto italiana, permetteva qualcosa ma di soppiatto, in maniera ambigua e poco chiara.  Nelle idee della sinistra doveva essere probabilmente una specie di norma-trabocchetto: un imprenditore assumeva CoCoCo nei Call Center, tradendo lo spirito della legge (che voleva solo contratti di lavoro qualificati), a questo punto gli abominevoli apparati dello Stato italiano lo lasciavano fare per anni e anni creando malcoltento (per la discriminazione tra CoCoCo e dipendenti, tanto per cominciare) ma anche occupazione, poi dovevano intervenire gli angeli liberatori della CGIL e della sinistra, coadiuvati dal giudice del lavoro, veniva appurato che il rapporto di lavoro era in realta' di lavoro dipendente, e l'imprenditore per meta' incauto e per meta' furbastro veniva obbligato ad assumere tutti col contratto di lavoro dipendente.  Per magnanimita' poi si sarebbe arrivati ad una transazione almeno per i contributi pregressi, almeno se l'imprenditore era almeno in minima parte amico di chi era al momento al potere.

Quanto scritto sopra e' piu' o meno quello che e' avvenuto, vedi ad esempio il caso dell' assunzione degli operatori inbound dei Call Center. Questo fatto riportato dal Corriere fra l'altro e' posteriore alla legge Biagi, che in modo migliore e' meno ambguo di quella di Treu ha normato per quali lavori e' possibile derogare dal contratto di lavoro dipendente.  Questo caso di assunzione come lavoratori dipendenti, in forza della legge Biagi, durante l'ultimo governo di centro-sinistra mostra una volta di piu' l'assoluta malafede di quella parte politica nei confronti delle legge Biagi stessa.