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Il contratto unico: "xe pezo el tacon del sbrego"

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1. L'equiparazione delle aliquote contributive è cosa buona e giusta. Diverse aliquote applicate a diversi tipi di contratto non solo creano confusione e disuguaglianza, ma distorcono gli incentivi di lavoratori e imprenditori ad applicare il contratto appropriato al lavoro prestato.

Sono molto d'accordo e in particolare considero demenziale aver fissato i contributi del CoCoCo ad un livello molto piu' basso (inizialmente 1/3) rispetto a quelli del lavoro dipendente a tempo indeterminato.  Tuttavia e' fuori luogo assumere che questa sola equiparazione possa mettere poi sullo stesso piano, per il datore di lavoro, contratti con tutele assurde (e applicate in maniera assurde) come il contratto di lavoro dipedente con i contratti con una tonnellata di tutele in meno.  Poi va anche chiarito che certe tutele assurde sono solo il pezzo di un mosaico corrispondente ad una societa' corporativa che non prevede sussidi generalizzati agli indigenti e disoccupati ma prevede che lo Stato scarichi queste funzioni sulle famiglie e in maniera piu' o meno feudale sul datore di lavoro per i lavoratori dipendenti.

L'anomalia della normativa corrente non è la proliferazione dei contratti, ma il loro diseguale trattamento fiscale/previdenziale. Tolto quello, si elimina l'incentivo a cambiare contratto per motivi diversi da quelli tecnologici, che sono perfettamente giustificabili.

Ripeto la stessa osservazione: non e' vero, gli incentivi a favore dei contratti a t.d. rimangono perche' il contratto a t.i. incorpora tutele molto elevate il cui costo ricade in massima parte sul datore di lavoro.

Davvero si vuole imporre un costo di licenziamento di 6 mesi in 3 anni?

Qui sono curioso perche' non conosco i dati: quali sono i costi tipici per un licenziamento nei Paesi OCSE? Due mesi all'anno corrisponde ad un aumento massimo del costo del lavoro ~16.7%.  Secondo me i datori di lavoro in Italia lo pagherebbero per evitare il cappio al collo delle tutele dei rapporti di lavoro a t.i. e le incertezze sulla loro applicazione reale. Quanto spendono in media le imprese italiane per ottenere il licenziamento volontario di un dipendente indesiderato?

Riguardo poi ai motivi per cui un datore di lavoro e' disincentivato all'assunzione a tempo indeterminato va aggiunto e sottolineato che in aggiunta alle tutele sopra menzionate, vi sono specie per la medio-grande impresa contratti collettivi nazionali che impongono una significativa progressione salariale legata unicamente all'anzianita' di servizio.  Si tratta spesso di progressioni salariali abnormi nel confronto internazionale che portano a salari di ingresso miserabili e alla rincorsa frenetica da parte del datore di lavoro al prepensionamento a carico dello Stato, pratica abusata specialmente dal soliti noti grandi imprenditori collusi col potere centrale statale. Se si volesse rimuovere realmente la convenienza al contratto temporaneo bisognerebbe imporre che tali contratti vengano remunerati non meno che il salario mediato sull'anzianita' fino a quella massima del corrispondente contratto collettivo nazionale.  Sarebbe una soluzione molto statalista, cui sarebbe di gran lunga preferibile ridurre le anomalie italiane sulle progressioni di anzianita' e sulle extra-tutele, provvedendo anche ragionevoli sussidi di disoccupazione.

 

Ho già risposto ad Andrea sul tema degli scatti d'anzianità: sono in via di estinzione, nel nuovo contratto dei chimici sono già stati aboliti.