Titolo

Il contratto unico: "xe pezo el tacon del sbrego"

2 commenti (espandi tutti)

No Andrea. Devi guardare la situazione nell'insieme se vuoi trarre conclusioni di questo tipo.

La situazione italiana e' tale per cui in ditta ci sono 100 dipendenti: 50 sono a tempo indeterminato e hanno il culo protetto , lavorano meno di chiunque altro, si fanno la mutua al mare e la maternita di due anni. Non hanno spade di damocle in testa e si passano la giornata alla macchinetta del caffe'. Gli altri 50 sono a tempo determinato: sanno che c'e' la fila dietro di loro per lavorare e che possono essere mandati a casa da un giorno all'altro. Sono, a tutti gli effetti, quelli che per questo motivo lavorano di piu' ma non godono dei diritti dei propri colleghi. Insomma incarnano la definizione di sfruttato. Hanno tutto il diritto del mondo a sentirsi tali e ad essere incazzati. Una riforma del lavoro che crea una situazione del genere (come la Biagi ha fatto) e' un fallimento.

Bada bene: io non dico che il lavoro precario sia un male. Dico solo che fare una legge del genere senza avere i coglioni di intoccare i diritti mal meritati di chi ti lavora accanto e' da irresponsabili.

 

Capisco benissimo la situazione nell'insieme, e le evidenti ingiustizie fra chi presta lo stesso servizio.

Proprio perche' occorre guardare la situazione nell'insieme, pero', mi chiedo quanti di quei 50 posti a tempo determinato esisterebbero se non ci fosse stata la Biagi. Magari 25? Se cosi' fosse, allora ci sono 25 persone con un lavoro (certamente malpagato rispetto ai colleghi stabili) che altrimenti starebbero a casa. Insomma, i benefici esistono, si e' scelto di ripartire i costi in un certo modo, proteggendo i privilegi.