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Il contratto unico: "xe pezo el tacon del sbrego"

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Giorgio, non è così, almeno in Italia. I contratti di lavoro sono strettamente regolati e datori di lavoro e lavoratori non hanno la possibilià di scriverci dentro quello che a loro pare. La legge Biagi ha introdotto una serie di possibili contratti in aggiunta a quelli previamente esistenti, ma non ha scalfito il principio di base del diritto del lavoro italiano, che è che tutto ciò che non è esplicitamente previsto dalla legge è vietato.

La legge Biagi fissa anche le condizioni per l'uso di certi contratti, come quelli a progetto; in particolare questa tipologia di contratti non può (potrebbe) essere usata per mascherare rapporti di lavoro indeterminato.

Quanto queste normative vengano rispettate dipende dall'ambiente legale. Come dice Gilberto, se un lavoratore può dimostrare che di fatto il suo rapporto è di tipo subordinato, il giudice può condannare l'azienda all'assunzione o a un indennizzo. Chiaro, è una rottura di scatole perché devi riuscire a dimostrare la cosa, passa un sacco di tempo (la giustizia civile italiana è tutto meno che un fulmine di guerra), nel frattempo rischi di farti la fama del piantagrane e nessuno ti assume etc. E' probabile che il grado di rispetto della normativa sia differente in differenti zone del paese, anche se mi stupisce che sia molto differente tra Emilia e Toscana.

Sulla base della mia esperienza le possibilità di successo per il lavoratore sono alte ovunque in Italia e anche la facilità di intentare la causa (ti aiuta il sindacato, o uno qualsiasi della miriade di avvocati a spasso, tanto il rientro della parcella è garantito)

Quello che varia molto sensibilmente da Regione a Regione, ma anche in base alla tipologia di lavoro, è il grado di istruzione dei lavoratori, la sofisticazione dei datori di lavoro (in termini di capacità di agirare la legge) e l'incentivo a intentare la causa.

Dove i lavoratori sono poco litigiosi o ignoranti conviene fregarsene della legge e negoziare un accordo coi pochi che hanno le palle di farti causa. Un profilo di rilievo secondo me è che nel tempo la prospettiva della reintegrazione è sempre meno interessante per i lavoratori: se sei un numero in una mega azienda e la tua massima aspirazione è rimanere tale, forse ti può interessare, altrimenti preferisci rimanere precario finchè non riesci ad entrare dalla porta principale.

Se poi lavori in un settore di nicchia la reputazione del "piantagrane" è un disincentivo considerevole.

Grazie Sandro, I stand corrected anche se non sono sicuro che tutto questa valga anche quando il tuo datore e' di fatto l'agenzia interinale (per i primi tempi queste cose succedono soprattutto agli interinali).

Ma mi sembra comunque che stiamo parlando di un paese che non esiste (se non in Emilia secondo Gilberto) - e' un po' come dire che le assunzioni universitarie funzionano bene perche' in teoria dovrebbero essere cosi' e cosa'. Per quanto riguarda la voglia dei sindacati di intervenire in difesa dei lavoratori, dovrei recuperare una puntata di Report di qualche anno fa in cui si mostrava che a conti fatti (almeno a Roma, se non ricordo male) i sindacati fanno come ponzio pilato. Anche se questo era alcuni anni fa (2006?) e le cose potrebbero essere cambiate da allora visto la portata dei lavori precari.

A me sembra palese che esistano in italia lavoratori iperprotetti e lavoratori invece il cui compito e' far concorrenza ai paesi in via di sviluppo. Forse sono naif, ma la mia idea e' che l'italia abbia sviluppato tutto un tessuto produttivo per anni basato solo su 1) interventismo statale 2) svalutazione della lira. In concomitanza dell'ingresso nell'eurozone il secondo viene a mancare subitamente e il primo tende a decrescere. Invece di riformare l'intero mercato del lavoro si e' cercato di creare una nuova categoria che pagasse per tutti, e questi sono i lavoratori precari di oggi. Ripeto: non ho nulla in contrario al lavoro a tempo determinato (anzi) ma questa disparita' e' intollerabile e controproducente secondo me.

Ma mi sembra comunque che stiamo parlando di un paese che non esiste (se non in Emilia secondo Gilberto)

Guarda,da che mi risulta vale anche in Lombardia, con la differenza che li far causa al datore di lavoro è poco cool, e molti nemmeno ci pensano.E poi ricorda il caso del call center citato da Alberto.