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Il contratto unico: "xe pezo el tacon del sbrego"

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Però, dal punto di vista pratico, non è la stessa cosa di avere un "vero" contratto a t.i.: tanto per citare il primo esempio che mi viene in mente, suppongo che, a parità di altre condizioni, le banche ti ritengano un soggetto più "rischioso"...

E' uno dei costi del precariato che sarebbe fortemente ridotto se vi fosse un'assicurazione sulla disoccupazione che garantisse i consumi (e i pagamenti dei mutui). In ogni caso, la garanzia per le banche non e' il lavoro a tempo indeterminato (che puo' sparire sempre, mai sentito parlare di fallimenti), ma l'ipoteca sulla casa. Con un adeguato collateral, non ci dovrebbero essere problemi. Se il sistema finanziario italiano fa cosi' schifo da non capire questo va riformato il sistema finanziario, non il mercato del lavoro. 

Banalmente un diverso rapporto di forze (reale o percepito) tra le controparti? O è una risposta troppo semplicistica?

E' certamente uno dei fattori. Suggerivo anche il fatto che non conviene investire nel capitale umano di un precario se non posso rinnovargli il contratto, quindi il precario finisce per fare lavori che non necessitano di grosse specializzazioni. 

A proposito, una ultima domanda per Andrea: che genere di vincoli suggerisce il tuo buon senso? 

Non molti. Mi viene in mente il divieto di schiavitu, e cioe' la possibilita' per il lavoratore di rescindere il contratto. Vincoli sul lavoro minorile, per evitare che genitori dementi non facciano studiare i figli. Altro non mi viene, proponi tu che io ti dico se sono d'accordo. 

 

uno dei costi del precariato che sarebbe fortemente ridotto se vi fosse un'assicurazione sulla disoccupazione che garantisse i consumi (e i pagamenti dei mutui). In ogni caso, la garanzia per le banche non e' il lavoro a tempo indeterminato (che puo' sparire sempre, mai sentito parlare di fallimenti), ma l'ipoteca sulla casa. Con un adeguato collateral, non ci dovrebbero essere problemi. Se il sistema finanziario italiano fa cosi' schifo da non capire questo va riformato il sistema finanziario, non il mercato del lavoro.

Non intendevo certo dire questo. Era solo per chiarire che certe situazioni hanno riflessi che vanno ben oltre il semplice "sentirsi precario".

Non molti. Mi viene in mente il divieto di schiavitu, e cioe' la possibilita' per il lavoratore di rescindere il contratto. Vincoli sul lavoro minorile, per evitare che genitori dementi non facciano studiare i figli. Altro non mi viene, proponi tu che io ti dico se sono d'accordo.

Giusto per la cronaca: nei contratti a progetto attuali è previsto che, salvo clausola esplicita, il lavoratore NON possa rescinderli. Ma credo che tu intendessi riferirti ai contratti a t.i., quindi te la do buona...  :)

Veniamo ai vincoli. Le prime due cose che mi vengono in mente:

1) Licenziamenti cosiddetti "discriminatori" (esempi di prima mano: persone licenziate o "fatte dimettere" perchè si sono sposate, o perchè hanno rifiutato le avances del capo). Tolgo di mezzo di mio l'ipotesi "reintegro" (che, spesso, non avrebbe neppure molto senso). Ma il diritto ad essere risarcito in qualche modo per il "mancato guadagno" (che non è la stessa cosa del "danno" subito per l'avance in se)?

2) Disciplineresti la responsabilità ed i diritti del committente verso i "lavoratori in affitto" (credo il termine giuridico sia "lavoratori somministrati")? Io trovo corretto che il lavoratore goda della doppia tutela garantita attualmente, come trovo giusto che ci siano dei vincoli alla possibilità di svolgere la professione di "somministratore", se non altro per evitare che si trasformi in quella di "caporale". che ne pensi?

Grazie mille della disponibilità.

D'accordo su entrambi... sul caso uno, non ho mai capito l'impazienza di tornare a lavorare per uno che ti molesta o ha discriminato.. preferirei piuttosto un grosso indennizzo.