Titolo

Il matrimonio omosessuale: non si può fare

2 commenti (espandi tutti)

Sinceramente, mi sembra che i giudici si siano arrampicati sugli specchi. Mi pare ci siano due argomentazioni entrambe logicamente incorrette

1) Una serie di articoli di legge ordinaria presuppongono la diversità di sesso dei coniugi, per esempio le leggi sulla filiazione o sul disconoscimento. 

A me sembra incoerente cercare fondamenti di costituzionalità di una legge ordinaria usando altre leggi ordinarie? Forse che la corte non ha mai dichiarato una norma incostituzionale senza dichiararne altre incostituzionali nella stessa sentenza? In ogni caso, non c'era nessun bisogno di dichiarare le norme sulla filiazione, per esempio, incostituzionali, è ovvio che tali norme si applicano alle coppie che fanno figli in modo naturale, e non alle altre, omosessuali o meno (per esempio, forse che le norme sul disconoscimento di paternità si applicano a chi ha figli adottivi?)

2) Resta l'osso più duro, la frase dell'art. 29 "Il matrimonio è ordinato sull'eguaglianza morale e giuridica dei coniugi". I giudici dicono in sostanza, che senso ha questa frase se i due hanno stesso sesso? Deve per forza riferirsi al fatto che i sessi sono diversi perché la donna è ritenuta inferiore. A me sembra che questa interpretazione implichi logicamente che non può esserci disuguaglianza morale fra due persone dello stesso sesso. Senza contare il fatto, veramente stupefacente, che i giudici nel pesare l' art.3 e art.29 hanno dato priorita' all'articolo 29. L'idea poi che i giudici si siano appellati, per quanto vagamente, alla volontà del legislatore costituzionale mi pare una novità, visto che normalmente non è un principio da loro seguito.

Il fatto e' che il matrimonio e' un istituto che comporta 1) obblighi reciprochi dei coniugi 2) obblighi verso i figli, per chi ne ha, 3) obblighi dello stato di tipo finanziario nei confronti dei vedovi (reversibilita', etc...) 4) diritti vari di ciascun coniuge verso l'altro (legittima, etc..) e sfido chiunque a trovare uno di questi diritti / doveri specificamente legato al sesso dei coniugi, tranne che in casi ovvi (il disconoscimento di paternita' lo puo' fare solo il padre naturale, la presunzione di paternita' si applica solo a chi fa figli con una moglie femmina) che restano marginali nell'impianto legislativo dell'istituto, visto che non tutti i coniugi fanno figli. Altrimenti, estendendo la logica, se tutta la baracca si basa su questo allora non si dovrebbero estendere i diritti/doveri nemmeno ai coniugi senza figli: se il legislatore costituzionale ha parlato di paternita' etc.. allora doveva per forza intendere che la "famiglia naturale" e' quella con figli. 

Sul tuo punto 2 finale, mi pare stia esagerando. Il legislatore sara' pure libero di stabilire una serie di diritti e doveri per un istituto come vuole. Ed in ogni caso, non potra' copiare di sana pianta gli articoli sul matrimonio che riguardano la filiazione, quindi il rischio non esiste nemmeno (se lo facesse non e' nemmeno vero che siano incostituzionali, sono semplicemente inapplicabili, ed e' per questo che la legge attuale basterebbe). 

Per concludere, io non sono pessimista. Lo spazio per una dichiarazione di incostituzionalità c'è tutto, ma non ora. Magari fra 250 anni. 

Sinceramente, mi sembra che i giudici si siano arrampicati sugli specchi. 

Anche a me, e mi pare che l'abbiano fatto veramente alla grande.

Questa intepretazione dell'articolo 29 esclude il matrimonio fra uomini o fra donne dello stesso gruppo etnico ma non matrimoni omosessuali interraziali, ad esempio, visto che alcune razze sono discriminate oggi come le donne al tempo in cui la costituzione fu scritta.

Effetti perversi dell'arrampicarsi sugli specchi.