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Il matrimonio omosessuale: non si può fare

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il matrimonio presuppone la diversità dei sessi da quando è nato, millenni orsono... trovo ridicolo anche solo pensare che si possa interpretare in maniera differente l'istituto. Pertanto, la decisione è, a mio parere, ineccepibile. Non è compito della Corte costituzionale quello di legiferare (anche se qualche volta...) e bene hanno fatto i giudici a rimettere la questione al parlamento che, piaccia o no, è l'unico organo legittimato a decidere se, come, quando e perchè le persone omosessuali potranno beneficiare di un istituto che regoli le loro unioni. Se poi proprio lo vogliamo chiamare a tutti i costi matrimonio (in barba all'etimologia... matri-monium... "compito della madre, genitrice") non ci resta che cambiare la costituzione... ma a me sembra più che altro una battaglia ideologica tra due opposte fazioni popolate da idioti.

In realtà basterebbe modificare, e pure di poco, un paio di articoletti e si otterrebbe lo stesso risultato senza scomodare la costituzione che non c'entra nulla...

Concordo pienamente. Il matrimonio com'è inteso oggi in Europa ha solide radici nella cultura cattolica sviluppatasi durante il medioevo. È, anche, un istituto giuridico, ma è divenuto tale solo in seconda battuta, essendo piuttosto il risultato (piaccia o no) di istanze culturali e religiose basate sulla famiglia "tradizionale". La norma giuridica servì a definire e garantire ciò che preesisteva ad essa, non si può fingere che sia avvenuto il contrario.

Il tentativo di allargare alle coppie omosessuali, per questi motivi va a scontrarsi inevitabilmente contro un muro ideologico, perché viene avvertito come un assalto alle sensibilità di molti. C'è poi, secondo me, anche un problema pratico nel decidere all'improvviso di estendere un istituto giuridico e collegate leggi e leggine che compongono il complicato diritto di famiglia nostrano, ad un caso (coppia omosessuale) mai previsto prima. Ad esempio: credo che molti siano d'accordo sulle unioni omosessuali, ma non altrettanti sulla possibilità che queste adottino figli.

Insomma, molto ma molto più semplice istituire un contratto di unione distinto dal matrimonio, ed equiparato normativamente per quanto riguarda gli aspetti salienti: reversibilità della pensione, eredità, visite negli ospedali e in carcere, ecc. Facciamoli dunque questi "pacs" o come diavolo li si voglia chiamare, e chiudiamo la questione pacificamente!

Ad esempio: credo che molti siano d'accordo sulle unioni omosessuali, ma non altrettanti sulla possibilità che queste adottino figli.

Bravissimo! I pochi e timidi tentativi seri fatti per "legalizzare" le unioni gay (es.pacs) mi sembra abbiano glissato allegramente sull'argomento che dovrebbe invece essere al centro del dibattito.

PS

Io sarei faverole (ad occhio siamo una minoranza a pensarla così)

 

 

Il matrimonio com'è inteso oggi in Europa ha solide radici nella cultura cattolica sviluppatasi durante il medioevo. È, anche, un istituto giuridico, ma è divenuto tale solo in seconda battuta, essendo piuttosto il risultato (piaccia o no) di istanze culturali e religiose basate sulla famiglia "tradizionale". La norma giuridica servì a definire e garantire ciò che preesisteva ad essa, non si può fingere che sia avvenuto il contrario.

Solo un appunto: in relazione al problema del sesso dei coniugi, il matrimonio deve molto di più alla tradizione romana piuttosto che a quella cattolica.

La struttura portante e cioè il rapporto uomo-donna (e SOLO ED ESCLUSIVAMNTE UOMO-DONNA) sorretto da affectio maritalis e convivenza ci proviene direttamente dal diritto romano e già nel diritto romano il matrimonio era un istituto giuridico riconosciuto. La religione ha introdotto il vincolo di indissolubilità (limitatamente ai matrimoni cattolici) e la necessità di un negozio formale (i romani si sposavano "di fatto"), ma "l'essenza" del matrimonio è di provenienza romanistica...

La struttura portante e cioè il rapporto uomo-donna (e SOLO ED ESCLUSIVAMNTE UOMO-DONNA) sorretto da affectio maritalis e convivenza ci proviene direttamente dal diritto romano e già nel diritto romano il matrimonio era un istituto giuridico riconosciuto.

Credo tu abbia ragione. Altrimenti, non saprei dare motivazione alla descrizione che Tacito riporta nei suoi Annales, con toni scandalizzati e denigratori, del "matrimonio" tra l'imperatore Nerone ed un altro uomo: "Giunse a celebrare, con solenne rito, le sue nozze con un tale Pitagora, uno di quel branco di bagascione". Se l'idea di un matrimonio tra uomo e uomo fosse accettata tra i contemporanei di Tacito, ancorché non ancora accolta nel diritto positivo, l'aspetto denigratorio della frase di Tacito non avrebbe senso.

Il diritto romano ci è pervenuto attraverso varie fonti. Quindi anche senza scomodare Tacito, sappiamo oggi che il matrimonio nel diritto romano poteva essere solo fra un uomo ed una donna. Quelli di Nerone, infatti, erano festeggiamenti rituali, non veri e proprio matrimoni. Come dicevo, infatti, il matrimonio nel diritto romano non era un atto (cioè una dichiarazione di volontà più o meno solenne), ma un fatto.

Cioè per il solo fatto che un uomo ed una donna - e solo un uomo ed una donna - coabitassero e fossero uniti da quella che i giuristi romani chiamavano affectio maritalis - che è intraducibile in italiano se non con vari giri di parole, ma il cui senso penso sia chiarissimo - per questo solo fatto, dicevo, i due erano sposati e da questo discendevano precisi effetti giuridici. Oggi, invece, se non firmi materialmente il "contratto" (non è un contratto, ma per capirci...) in Comune o in chiesa, non sei sposato.

Ciò non toglie, tuttavia, che i romani organizzassero festeggiamenti e gozzovigli vari per celebrare il FATTO/matrimonio... ma il punto è che il rapporto giuridico tra i due coniugi non nasceva da una dichiarazione (fosse o non fosse questa solenne e rituale) ma da uno stato di fatto... quindi potevano anche non festeggiare e sarebbero stati sposati ugualmente per il diritto.

In altre parole, riportando la vicenda ai nostri giorni, è come se Nerone avesse tenuto il banchetto nuziale, ma senza prima passare in Comune o in chiesa... quindi non aveva tecnicamente sposato quello schiavo... non avrebbe potuto...

Il passo che hai riportato, tuttavia, la dice lunga sulla vera considerazione che aveva l'omosessualità nel mondo classico. Al contrario di quello che spesso si sente dire, i romani più semplicemente consideravano normale (e a volte apprezzavano) che un uomo di rango sociale superiore sodomizzasse un uomo di rango sociale inferiore (il contrario sarebbe stato uno scandalo gravissimo, per quello che so)... da qui a dire che i romani apprezzassero l'omosessualità ce ne passa...