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Il matrimonio omosessuale: non si può fare

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salvo una domanda ed una constatazione: perché è importante chiamare "famiglie" le coppie omosessuali?

Questo problema è, diciamo così, di secondo livello. Nel mio primo commento stavo solo irridendo l'ipocrisia di chi utilizza argomenti contradditori per difendere un'idea di famiglia precisa e senza essere nemmeno conseguente con i principi che dichiara. Ma questa è davvero solo una polemica contro un Giovannardi qualunque che appartiene a una maggioranza che si fa vanto di voler smontare la costituzione e poi, per giustificare un suo giudizio politico ricorre proprio alla costituzione. Tralasciamo poi il senso di intelligenza di un politico che si mette a valutare la congruità di un fermo immagine pubblicitario con la costituzione...ma vabbè...

Sulla domanda che poni tu. 

Per certi versi, anche a me impensierisce questa volontà di certo movimento gay di volere i matrimoni, di voler essere chiamati famiglia e via dicendo. Mi impensierisce però per ragioni di tattica. Siccome non scendo dalle stelle e mi rendo conto che i costumi sono lenti a modificarsi, vedrei più intelligenza nell'affermare strumenti giuridici che rendano possibile una tutela dei diritti che i due, o le due, avrebbero come coppia riconosciuta legalmente. Solo che anche a proporre misure del genere, tipo i defunti PACS, i critici di queste unioni ribadiscono che quei diritti non dovrebbero essere concessi perché quelle omosessuali non sono famiglie. Quindi siccome in certo giro si pensa che l'attribuzione dei diritti sia conseguenza dell'accertamento di certe caratteristiche sostanziali (uomo più donna) o funzionali (fare e allevare bambini) dell'unione denominata famiglia, ecco che i gay rispondono cercando di dimostrare che anche loro sono "famiglia". Si potrebbe buttare tutto a mare riconoscendo che tutele giuridiche che sono state prerogativa della famiglia tradizionale possono essere estese anche ad unioni che non sono famiglie in quel senso...ma da un lato sembra che i tradizionalisti osteggino anche solo l'idea che unioni etrerodosse possano definirsi "famiglie" (e se non lo facessero, dovrebbero poi tutelare quelle che si potrebbe dimostrare essere famiglie) e quindi, in una sorta di giusnaturalismo implicito, negano che a quelle unioni spettino diritti specifici; i gay d'altro canto sembrano "fissarsi" sull'idea che la legge deve riconoscerle come "famiglie" a tutti gli effetti. Siccome i gay sono obbiettivamente in una posizione di "debolezza", almeno per l'accettazione diffusa delle loro condotte e per la loro tutela giuridica nella forma di "famiglia", si potrebbe andare, come dici, per il compromesso di tutelare le coppie e via.

Ps: comunque, per tornare alle parole di Giovannardi, posso solo dire che il matrimonio, e la famiglia che si istituisce intorno ad esso, è un istituto giuridico, quindi non è che sia "naturale" se etero o innaturale se omo...e la condizione di naturalità alla quale un articolo della nostra costituzione fa riferimento (il 29) potrebbe essere inteso come quello di una esistenza pre-giuridica (senza entrare nel merito di una supposta naturalità alle quali le decisioni del legislatore dovrebbero conformarsi)  che lo stato si limita a riconoscere, così come potrebbe fare per qualunque altro tipo di unione. Quindi famiglia come società naturale perché pre-esistente le relazioni giuridicamente organizzate o "create" dallo stato. In questa lettura dell'idea di famiglia naturale i gay potrebbero pure trovare posto...