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Mr. Stefano e Dr. Fassina

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Vi vedo ottimisti, e la cosa mi fa piacere. Io credo che se vai a dire a una 40enne che deve andare in pensione a 65 anni anziché a 60 non la rendi contenta. Però magari hai ragione tu, provando a spiegarle che prende qualche soldino in più....

dico la mia minchiata, ma non basta che il tasso di preferenza intertemporale sia superiore al tasso di sconto?

prendi una manovra attuarialmente neutra dal punto di vista INPS

SUM(-minori contributi incassati+minori prestazioni pagate)/(1+R) = 0

se R<H (con H tasso di preferenza intertemporale di chi paga i contributi) il suo NPV diventa positivo visto che i minori contributi sono goduti subito e le minori prestazioni "subite" più in là nel tempo...

devi ovviamente fidarti che non ti tirino una fregatura in futuro. Data l'esperienza passata...

Io credo che se vai a dire a una 40enne che deve andare in pensione a 65 anni anziché a 60 non la rendi contenta

 

... soprattutto se la sua azienda vuole liberarsi di lei alla soglia dei 50.

Sinceramente non credo che l'innalzamento dell'eta' pensionabile sia compatibile con l'atteggiamento discriminatorio delle aziende italiane nei confronti dei lavoratori non piu' giovanissimi (ma ancora distanti dalla pensione).

Anche all'estero e' cosi' o e' una delle troppe peculiarita' italiane?

 

Sinceramente non credo che l'innalzamento dell'eta' pensionabile sia compatibile con l'atteggiamento discriminatorio delle aziende italiane nei confronti dei lavoratori non piu' giovanissimi (ma ancora distanti dalla pensione).

Anche all'estero e' cosi' o e' una delle troppe peculiarita' italiane?

E' in gran parte una peculiarita' italiana che deriva dalla scarsa intelligenza - per non dir peggio - di Confindustria e sindacati, che negoziano contratti collettivi nazionali con salari iniziali miserabili che pero' aumentano con l'anzianita' di servizio, indipendentemente da meriti e qualifiche, molto piu' che negli altri Stati.  La situazione si riproduce con effetti similmente perversi nel pubblico impiego, e qui i responsabili sono i politici e ancora i sindacalisti.

In gran parte delle attivita' lavorative dopo 2-8 anni la produttivita' dei lavoratori non aumenta, per cui alle imprese conviene fortemente assumere giovani e licenziare lavoratori a partire da 45-50 anni circa di eta' (piu' precisamente conta l'anzianita' di servizio).  A causa di cio' i maggiori "imprenditori" italiani (i casi piu' noti sono Agnelli e De Benedetti) devono colludere coi vertici politici dello Stato, e accordarsi coi sindacati, per trovare il modo di licenziare i lavoratori anziani e assumere giovani al loro posto. In queste operazioni la creativita' italiana si e' scatenata anche con l'invenzione di neologismi come la "mobilita' lunga", gli "scivoli" e chissa' cos'altro, tutti espedienti per "scaricare" i lavoratori anziani dalle imprese private alle casse dello Stato.  Gli imprenditori non collusi come i grandi con i vertici politici ricorrono ad altri espedienti, come tipicamente creare "bad companies" piene di anziani e farle fallire separatamente dal resto delle attivita'.

Il pubblico impiego invece in genere paga gli anziani (tanto i soldi vengono dai contribuenti), ma l'ultimo governo ha trovato il modo di licenziare in anticipo alcuni lavoratori anziani da Scuola e Universita', un'operazione piuttosto stupida perche' i soldi risparmiati dal Ministero dell'Istruzione verranno piu' o meno spesi in piu' sotto forma di pensioni, con il risultato aggiuntivo di ridurre all'ozio persone che avrebbero lavorato ancora alcuni anni senza alcuna spesa aggiuntiva o quasi da parte dello Stato (anche se va aggiunto che il contributo alla societa' di alcuni, ma non tutti, di questi impiegati pubblici era probabilmente vicino allo zero o inferiore, per la disfunzionalita' degli apparati pubblici italiani).

Sindacalisti e politici caratterizzati da ignoranza di economia e/o da ideologie bacate danno poi fondamento teorico a questo andazzo formulando assurde teorie o meglio slogan secondo cui il numero di posti di lavoro sarebbe una sorta di costante calata dal cielo e imposta sull'economia italiana, per cui per trovare i posti di lavoro dei giovani e' necessario rottamare i lavoratori anziani. Tali stupidaggini fanno parte del c.d. "modello super-fisso", gia' discusso da S.Brusco in questo sito, e sono ovviamente ritrasmesse e amplificate dalla stampa confindustriale funzionale agli interessi dei noti "imprenditori".

Vi vedo ottimisti, e la cosa mi fa piacere. Io credo che se vai a dire a una 40enne che deve andare in pensione a 65 anni anziché a 60 non la rendi contenta. Però magari hai ragione tu, provando a spiegarle che prende qualche soldino in più....

Da (quasi) 40enne, posso dire che il mio primo pensiero di fronte ad una ulteriore riforma delle pensioni sarebbe che mi aspetta una bella fregatura, tipo:

  • Lavorare qualche anno in più
  • Avere qualche spicciolo in più in tasca, mentre il grosso passa allo stato come tasse o contributi vari oppure al datore di lavoro come "riduzione del cuneo fiscale"
  • Una pensione ancora più miserrima, perchè hai versato meno contributi

Ma ovviamente io non faccio statistica :)

Alternativamente si potrebbe fare una "riforma dell'anagrafe" e sottrarre cinque anni di età a tutti.

Cosí saresti trasformato "ope legis" da uno "splendido quarantenne" in un "esuberante trentacinquenne" ;-)

Cosí saresti trasformato "ope legis" da uno "splendido quarantenne" in un "esuberante trentacinquenne" ;-)

Ecco!! Finalmente una proposta di legge sensata e da sostenere...organizziamo una raccolta di firme?? Vedrete che anche Silvio ci appoggerebbe: meglio di un lifting!!! :)