Titolo

Mr. Stefano e Dr. Fassina

18 commenti (espandi tutti)

Ma nel merito, non vi viene manco lontanamente in mente che davvero è più importante costruire asili nido che ridurre le aliquote? (ossia dare servizi - di per sé redistributivi - invece che soldi? consentire alle donne di lavorare in un paese con il tasso di attività femminile più basso dell'occidente, invece di ridurre di 100 euro l'anno le tasse di qualche milione di contribuenti che manco se ne accorgerebbero?). E non vi viene nemmeno il dubbio che Fassina pensi in perfetta buona fede e coerenza che:

1) il neoliberismo è l'ideologia che ha sostenuto e "venduto" la versione del capitalismo che ha portato alla crisi mondiale attuale - o credete che questa crisi è solo colpa di alcune mele marce in qualche banca d'affari?

2) la sinistra è stata succube, in vario modo, di questa ideologia

3) la vecchia ricetta del deficit spending "ecchissenefrega del debito" comunque non funziona più, e oltre a tutto non è manco "giusta" in un'ottica di sinistra egualitaria

4) la pressione fiscale italiana, combinandosi con la mostruosa evasione, rende il sistema oltre che inefficiente anche e sopratutto sostanzialmente regressivo ed ingiusto e, quindi, da cambiare PROPRIO da un punto di vista di sinistra?

5) per farlo mica si possono strangolare là per là le milioni di impresette marginali che mandano avanti malamente un pezzo di questo disgraziato paese, e tuttavia bisognerà pur trovare il modo di farne uscire alcune da questa marginalità, e magari segare le altre (ma questo, comprensibilmente, non si può dire troppo in chiaro).

Insomma, per farla breve, mi sembra che il Fassina 1 non sia necessariamente così in contraddizione dal Fassina 2. La contraddizione - perdonatemi - la vedete voi che vedete le posizioni di questo tipo (le posizioni di chi cerca di costruire una sinistra riformista non appiattita sul mainstream economico standard) con un pregiudizio a priori. Un pregiudizio che appare anche nella spocchia - scusatemi eh - con la quale molti commenti qui sopra tranciano giudizi sul dibattito interno del PD, sui cacicchi e i potentati e tutte 'ste menate.

Un'ultima cosa: l'aspetto più deprimente dei molti commenti che mi è capitato di leggere su nFR - non solo in questa occasione - è la prevalenza di una totale sfiducia da tecnocrati nella democrazia rappresentativa. Voi, solo voi sapete ciò che è giusto. I politici forse lo sanno (nella migliore delle ipotesi) ma non lo fanno perché altrimenti perderanno le elezioni successive. Ergo, la democrazia non funziona. Mi dite, per favore, con quale sistema pensate sarebbe opportuno sostituirla? Devo scoprire che siete d'accordo con chi si sta appassionando del capi-comunismo cinese, che non ha questi problemi (e infatti sta -pare - soffrendo meno la crisi)??

Corrado, l'asilo nido non è il nodo della questione. Il punto è che uno può sempre trovare una buona causa con cui giustificare nuove spese pubbliche. Nessuno nega che ci debbano essere servizi dati dallo Stato, tuttavia, è giusto chiedere conto di come vengano spesi i soldi delle tasse e non c'è niente di male a pensare che molte volte i servizi possano essere offerti anche dai privati. Da questo punto di vista ridurre le tasse consente a ogni individuo di avere più margini di scelta di cosa fare coi propri soldi.

Quanto ai tuoi punti:

1) il neoliberismo è l'ideologia che ha sostenuto e "venduto" la versione del capitalismo che ha portato alla crisi mondiale attuale - o credete che questa crisi è solo colpa di alcune mele marce in qualche banca d'affari?

Le crisi economiche e finanziarie esistono da centinaia di anni. Dire che la crisi è stata colpa degli avidi capitalisti significa avere una visione estremamente naive. Che mi dici allora dei politici che han fatto le regole che han consentito che la crisi si dispiegasse? Per caso loro non sapevano che i banchieri rispondono a incentivi e che, per esempio, allentare i criteri di leverage avrebbe aumentato il rischio?
Penso che la crisi abbia ridotto anche la credibilità dei politici e non mi pare un comportamento premiante dare alla classe politica più Stato, visto come lo hanno aministrato e lo amministrano.

Un'ultima cosa: l'aspetto più deprimente dei molti commenti che mi è capitato di leggere su nFR - non solo in questa occasione - è la prevalenza di una totale sfiducia da tecnocrati nella democrazia rappresentativa. Voi, solo voi sapete ciò che è giusto. I politici forse lo sanno (nella migliore delle ipotesi) ma non lo fanno perché altrimenti perderanno le elezioni successive. Ergo, la democrazia non funziona. Mi dite, per favore, con quale sistema pensate sarebbe opportuno sostituirla? Devo scoprire che siete d'accordo con chi si sta appassionando del capi-comunismo cinese, che non ha questi problemi (e infatti sta -pare - soffrendo meno la crisi)??

Veramente direi che la prospettiva liberale abbracciata da questo blog dice proprio il contrario: un liberale pensa che ogni individuo debba essere responsabile delle sue azioni, per esempio il controllo dei politici tramite il diritto di voto. Inoltre la democrazia è importante ed è fondamentale rispettarne le regole e bisogna rispettare procedure ed esiti.
Mi sembra, invece, che la prospettiva della sinistra, a cui tu mi sembra faccia riferimento, sia molto più incline al paternalismo, cioè a una visione in cui c'è il primato della politica e in cui un politico sa meglio di un cittadino cosa è bene per il cittadino stesso.

Avevo appena scritto una lunga replica, ma ho commesso l'errore di usare la funzione "anteprima" e ho perso tutto. 

Grazie in ogni caso per l'attenzione, fa sempre piacere essere preso in considerazione seriamente anche se non si condividono affatto le stesse idee. E discutere apertamente ascoltandosi.

Ora devo tornare al lavoro, spero di riuscire a tornare nel merito questa sera.

Ma nel merito, non vi viene manco lontanamente in mente che davvero è più importante costruire asili nido che ridurre le aliquote? (ossia dare servizi - di per sé redistributivi - invece che soldi? consentire alle donne di lavorare in un paese con il tasso di attività femminile più basso dell'occidente, invece di ridurre di 100 euro l'anno le tasse di qualche milione di contribuenti che manco se ne accorgerebbero?).

Personalmente sono favorevole ad avere piu' spesa pubblica per asili nido e piu' in generale per l'infanzia, ma sono contrario ad aumentare la spesa pubblica in Italia, perche' i soldi che lo Stato preleva dai contribuenti e' gia' eccessivo e comunque non inferiore alla Francia e superiore alla Germania nonostante la maggiore evasione fiscale.  Quindi sono favorevole ad aumentare la spesa pubblica per l'infanzia solo esclusivamente riducendo la spesa pubblica in altri settori (compensi agli amministratori pubblici, pensioni di invalidita' fasulle, previdenza surrettizia per falsi braccianti agricoli, spesa clientelare assortita, dipendenti pubblici in esubero come i forestali, pensioni sproporzionate ai contributi versati, e cosi' via.

Signor Truffi,

lei si rende conto di quanto scrive? Tralasciamo il fatto che lei, invece di argomentare, sentenzia e veniamo alle affermazioni, come dire, "positive".

- La domanda con cui lei inizia (aliquote più basse vs asili nido) è non solo vuotamente retorica, è pure sbagliata. Chi l'ha detto che occorre scegliere uno dei due? Rifletta, tanto per esempio, sui seguenti fatti. (i) Magari si possono tagliare le aliquote e ridurre il numero di dipendenti del ministero della PI facendo arrivare il rapporto alunni/maestri (o professori) nella media nazionale ai livelli di paese più ricchi di noi tipo Germania, Francia o Inghilterra. (ii) Magari le donne (e gli uomini) che lavorano possono pagarsi gli asili nido, se permettiamo che entri l'iniziativa privata. (iii) Magari la redistribuzione si fa con un sistema fiscale veramente progressivo (come quello USA, lei l'ha mai preso in considerazione, per caso?) e non con il controllo statale di questo e di quello (che, come il caso italiano platealmente prova, redistribusce ma alla rovescia). (iv) Magari lasciamo la competenza degli asili nido, dal finanziamento a tutto il resto, ai comuni decentralizzando il potere d'imposizione fsicale. (v) Infine, lei pensa davvero che l'unica riduzione delle aliquote desiderabile o possibile sia quella che fa calare le tasse di solo 100 euro all'anno? Eppoi, cosa le fa pensare che 100 euro, magari ogni due mesi, siano così pochi per il contribuente proletario italiano, quello che lei ed il suo partito apparentemente difendete?

Poi vorrei che lei mi spiegasse

1) In cosa consiste il "neoliberismo" in 1) che, secondo lei, è la causa di tutto.

2) Dove e quando la sinistra è stata "succube" di questa, (quale?) ideologia.

... salto 3) e 4) che non vogliono dire nulla e le chiedo: mi spiega la 5)? Cosa vorrebbe dire, praticamente, la 5)? Sarei curioso di capire ...

Sull'affermazione finale, mi permetta, due commentini acidi.

- Ho la vaga impressione che lei non abbia capito il tema del dibattito. Non si preoccupi, siccome ho anche la vaga impressione che lei faccia politica attiva nel PD il fatto che lei non abbia capito non mi sorprende.

- Per provare a capire, un suggerimento in forma di domanda che le invito a porsi: per quale ragione in questa perfetta democrazia che è l'italiana e con questi grandi e saggi politici che sono i dirigenti del PD (dubito lei provi per quelli del PdL l'ammirazione che sembra avere per quelli della sua parte!) le cose vanno così male e da almeno trent'anni (no, faccia 40) la politica democratica genera sempre le risposte sbagliate ai problemi del paese? Come mai? Pensa sia un complotto di questi cattivi tecnocrati?

Mi inserisco per fare una domanda leggermente OT ma nemmeno tanto.

Leggo da qualche mese nFA trovandolo un'ottima fonte di informazioni e dibattito. Sia i post che i commenti sono (quasi se ci riferiamo ai commenti) sempre scritti da qualcuno che sa di cosa parla (e questo oggi non è affatto poco), nFA è però di indirizzo liberista (questa mia ultima frase non è né una critica né una lode, quanto una constatazione) e i pochi commenti provenienti "dall'altra parte" non sono quasi mai considerabili perché privi di fatti ed argomentazioni solide e sono spesso pieni di "sentimenti", tant'é che vengono smontati in 4 secondi netti.

Chiedo quindi, dove posso trovare su internet qualcun altro non liberista che esponga dei ragionamenti accettabili e dia vita ad un dibattito serio? Insomma esiste un Noise From Moscow da qualche parte? Giusto per farsi un'idea del mondo sentendo tutte le campane (serie).

Gran bella domanda, a cui non saprei bene come dare risposta. In primo luogo, l'etichetta di ''liberista'' in Italia si tende ad appiccicare un po' a casaccio, il ché implica che è un po' difficile dire chi è organicamente non-liberista. Tanto per dire, secondo te lavoce.info è liberista o meno? 

Seriamente, prima di iniziare a scrivere per nFA e di scoprire che secondo la cultura italiano io sono un selvaggio neoliberista, io mi consideravo un economista mainstream un po' banalotto (mi considero ancora tale). In Italia ci sono ancora sparute sette che si autoproclamano eterodosse, ma visto che chiedi fatti e argomentazioni solide non vale la pena parlarne. Qualcuno sa dare una risposta migliore?

a proposito, lei come valuta il sito di Boeri, Scarpa etc?

Dave, non facciamo i bambini!

http://www.lavoce.info/

Personalmente li definirei ancora liberisti: non credo che a livello di idee astratte siano così distanti da noi, tanto che il buon Panunzi sta allegramente col piede in due scarpe.Non credo soddisfi a pieno la richiesta di bzbiz.

Di sicuro hanno un' "agenda di sinistra" che mi pare più un impaccio che altro (vedi sotto), e lo scarso rilievo dato ai commenti lo tiene più chiuso di nFA.

Dico un impaccio perchè spesso sono in linea con PD e dintorni, ma mi pare succeda perchè cercan di "vendergli" qualche progetto tipo il contratto di Boeri: l' intenzione magari è buona, ma un lettore confuso fatica a distinguere la marchetta politica dalla divergenza di opinioni.

non era per fare i bambini (era una domanda, il prof Scarpa tra l'altro lo conosco bene e personalmente, devo anzi sostenere un esame con lui!) era una semplice domanda che traeva spunto da ragionamenti miei personali che afferivano a quanto lei stesso ha poi detto

Di sicuro hanno un' "agenda di sinistra" che mi pare più un impaccio che altro (vedi sotto), e lo scarso rilievo dato ai commenti lo tiene più chiuso di nFA.

Dico un impaccio perchè spesso sono in linea con PD e dintorni, ma mi pare succeda perchè cercan di "vendergli" qualche progetto tipo il contratto di Boeri: l' intenzione magari è buona, ma un lettore confuso fatica a distinguere la marchetta politica dalla divergenza di opinioni.

    i pochi commenti provenienti "dall'altra parte" non sono quasi mai considerabili perché privi di fatti ed argomentazioni solide e sono spesso pieni di "sentimenti", tant'é che vengono smontati in 4 secondi netti.

    Chiedo quindi, dove posso trovare su internet qualcun altro non liberista che esponga dei ragionamenti accettabili e dia vita ad un dibattito serio? Insomma esiste un Noise From Moscow da qualche parte? Giusto per farsi un'idea del mondo sentendo tutte le campane (serie).

Mi sono posto la stessa domanda, ma non l'ho trovato, o almeno non in forma cosi' tecnica e documentata come qui. Mi sono anche chiesto la ragione, arrivando solo ad ulteriori domande:

1) C'e' davvero "l'altra parte"? Gia' questa e' una bella domanda, vista la quantita' di persone che hanno cercato "terze vie" di tutti i generi, la cui definizione era spesso attraente a parole ma molto oscura nelle proposte concrete...

2) Se c'e' davvero una proposta (economica e sociale) seria alternativa a quella "liberale/liberista" che rappresenta il mainstream economico, per quale ragione questa proposta non viene fuori in pubblico? Forse perche' e' talmente minoritaria che le e' difficile trovare spazio? Per l'ostracismo del mainstream? Perche' gli economisti (che sarebbero i piu' interessati tecnicamente) sono troppo tradizionalisti? O perche' i migliori studenti di economia vengono educati da subito secondo il verbo neo-liberal-capital-liberista e solo gli studenti meno brillanti si rifugiano in idee alternative?

Alla fine l'unica cosa che ho in mente e' un very wild guess che non ha mai ricevuto conferma, e cioe' che il problema sia diverso e "tecnico". L'economia moderna (o quantomeno il mainstream) mi sembra una scienza pesantemente model-based e data-based, il cui fine e' fondamentalmente l'ottimizzazione di alcune grandezze quantificabili. Viceversa, quasi tutti quelli che propongono un'idea "altra" rispetto al capitalismo puntano all'ottimizzazione di alcune grandezze non facilmente definibili ne' misurabili: uguaglianza, sicurezza sociale, benessere... in ultima analisi e semplificando un po', la solita felicita'. Ora, a me interessa di piu' la mia felicita' dei soldi che ho nel portafoglio, e tuttavia trovo di gran lunga piu' semplice capire quale strategia massimizza il mio reddito che non quale strategia aumenta la mia felicita'! Di piu', non sempre so prevedere neppure se la mia felicita' aumenta o diminuisce con una data strategia... E questo vale per molte delle persone che conosco. Il discorso puo' essere allargato dal singolo alla comunita', visto che se neppure il singolo ha un'idea di come definire la propria felicita' o benessere o quello che e', figuriamoci cosa accade nel momento in cui si vuole massimizzare la felicita' collettiva. Mancando una possibilita' di quantificare quello che si deve ottimizzare, come si puo' trovare una strategia ottimale? E che interesse c'e' dunque nello studiare questi casi? Meglio limitarsi a casi in cui ci siano dati da analizzare e modellizzare, lavorare su quelli, e ottimizzare quello che si puo' (e pubblicare analisi quantitative e rigorose anziche' aria fritta rigirata su cui e' difficile dire alcunche' di obbiettivo).

Se queste idee in liberta' non sono troppo sbagliate, spiegherebbero facilmente perche' manchi un NoiseFromMoskow... sarei curioso di sapere cosa ne pensano i selvaggi economisti pluto-liberal-neo-liberisti di NFA! :)

(Qui parlo per semplicita' di felicita', ma ovviamente nella realta' mi riferisco ad una serie di "sentimenti" piu' complessi. Ad esempio, quando si parla di lavoro precario, per la mia esperienza non c'e' solo il problema della mancanza di ammortizzatori sociali per i periodi senza lavoro, ma c'e' la sensazione stessa di incertezza e di instabilita' che si riflette sulla vita emotiva e sociale, sui rapporti interpersonali, sui progetti personali e professionali... diciamo che e' come essere risk-averse ed essere obbligati a scommettere: il punto non e' che la posta sia equa o no, che e' un aspetto facilmente quantificabile, ma che la scommessa in se' e' sgradita! Includere seriamente questo tipo di costi sociali in un modello di mercato del lavoro mi pare non facile, anche se immagino ci sia chi li introduce piu' o meno a mano...)

Intanto vi ringrazio per i link suggeriti, ci darò un'occhiata molto volentieri.

Io ho scritto "Noise From Moskow" per fare la battuta, non cerco un blog socialista o che proponga una terza via, solo credo (e magari mi sbaglio) che pur rimanendo nell'abito del capitalismo e dell'economia liberale ci siano varie sfumature, ne cercavo una "più di sinsitra" (anche se bisogna ammetterlo dire dx o sx, soprattutto se parliamo dell'Italia, non ha senso).

Insomma ci sarà pur qualcuno che è in grado di argomentare l'intervento statale in maniera seria o no? Ci sono molti paesi con uno stato che interviene massicciamente che stanno molto meglio di noi quindi il metodo avrà pure qualche lato positivo no?

Insomma ci sarà pur qualcuno che è in grado di argomentare l'intervento statale in maniera seria o no?

Certo che c'è, perbacco: nFA!

L'abbiamo fatto dozzine di volte e continueremo a farlo. Esempi, un po' a casaccio ma a partire dai più attuali:

- regolazione mercati finanziari e dell'attività bancaria in particolare;

- regolazione a favore della concorrenza e relativa attuazione della medesima;

- offerta di servizi sanitari "minimi" ma universali;

- finanziamento dell'educazione pubblica;

- finanziamento di un sistema di pensioni pubbliche di tipo assicurativo che sia complementario al risparmio privato;

- protezione dell'ambiente;

- assicurazione contro la perdita di lavoro e politica della mobilità;

- investimenti in infrastrutture, dalla rete ferroviaria a quella a banda larga

- ....

 

dannazione mi toccherà leggere sempre qui allora...

Non stavo leggendo con regolarità Nfa, salvo qualche sporadica occhiata...e devo dire che questo gustosissimo post ha almeno il merito di far quagliare alcune cose che nel PD, e nei suoi militanti, sono molto diffuse. Io, almeno, parlo a ragion veduta essendo stato iscritto al PD ed avendo avuto a che fare con la base oltre che con qualche dirigente locale.

Siccome voglio essere chiaro la mia tesi è quella del buon Fabio D'Arabia, che sul tema ha scritto con la solita lucidità:

Nel PD non esistono processi decisionali tipici delle organizzazioni complesse come puo' essere un partito. Le "posizioni" sono per lo piu' ad uso di beghe interne. Fassina (e gli altri come lui) non ha nessuna convinzione particolare, nessuna capacita' di decidere alcunche' sulle posizioni del Partito, nessuna intenzione di fare proposte sulla base di analisi o di dati (in questo e' culturalmente simile a Tremonti).

Quello che dice volta per volta dipende per lo piu' delle faide interne. Un mese fa andava di moda prendersela con il liberalismo (magari per far dispetto a qualche caporione che non e' d'accordo con Bersani). Oggi va di moda essere per l'abbassamento delle tasse perche' la lobby di Repubblica dentro il PD e' chiamata a raccolta da CdB. Domani andra di moda aumentare le tasse perche' lo dice Martine Aubry (o un altro motivo a scelta). Dopodomani diminuire le pensioni. E fra tre giorni aumentarle. Analogamente sulla Giustizia un giorno si e' per le riforme istituzionali, un altro contro il conflitto di interessi, poi a favore del presidenzialismo. Cosi' un po' come viene, un po' come tira il vento. Un po' come ci si sveglia la mattina.

Questo è quanto. Può piacere o meno, ma è così. A me dispiace.

Quanto alle cose che dici, Corrado, permettimi di chiarire due cose.

Il tuo discorso è viziato da una incomprensione di quello che scrivi. Mi dispiace ma è così. Sul tema della crisi finanziaria, per quel che poco che ne ho capito, fra i problemi vi è stato il fatto che si è deciso di garantire l'accesso al credito anche a cattivi pagatori, una scelta presa in ossequio ad una decisione politica. Ma su questo ci sono persone più titolate di me a darti risposta.

Quello che mi colpisce è quello che tu scrivi nel tuo blog, a commento del tuo scritto qui. Ebbene parli di filtri ideologici nello studio dell'economia, del tutto succube, a tuo dire, dell'utilitarismo. Poi parli delle valutazioni tecniche come inevitabilmente anti-democratiche e slegate dalla fiducia nei confronti della democrazia. Sono tutte cose moooolto discutibili, che possono essere dette soltanto non sapendo un accidente di utilitarismo, e nella totale confusione sul significato normativo accettabile di democrazia. Siccome passo per essere uno palloso che viene accusato di mettere troppi link (da gente che prima provoca e poi, esauriti gli argomenti, scompare-ma non mi riferisco a te), ti dico solo che nella discussione teorica o pratica sulla democrazia nessuno considera il peso delle competenze tecniche, ed il loro uso nella discussione pubblica, come un limite alla democrazia...cioè proprio non c'entra niente, e al più riflette un'adesione del tutto irriflessa e spontanea, nel senso di ingenua e priva di qualunque sofisticazione in senso buono, ad un'accezione del termine per cui democrazia significa che "tutti comandano" e la mia parola è "uguale a quella degli altri". I greci, quelli antichi, parlavano a proposito di questa eguaglianza di accesso alle procedure discorsive democratiche come di "isegoria". Ma la libertà di parola, specie nella determinazione degli atti pubblici collettivi, non può comportare la mera eguaglianza di quelle parole prodotte appunto "in libertà". E infatti siccome le decisioni prese lasciando che tutti parlino possono provocare danni a qualcuno che parla in modo differente, la democrazia è anche, per me sopratutto, isonomia, cioè uguaglianza dinnanzi alla legge intesa come tutela di diritti fondamentali degli individui, che nessun esercizio di isegoria dovrebbe pregiudicare.

Vedi queste sono cosette, nel senso che non dico nulla di nuovo, però sai questo punto della tecnocrazia torna sempre a confondere le cose. Da un punto di vista culturale una posizione del genere è quella tipica del cosiddetto pensiero critico, riunitosi intorno alla Scuola di Francoforte, secondo il quale la tecnica, come sapere accessibile a pochi, altro non sarebbe che una maschera ideologica volta a coprire interessi corposi e presentati nella specie di una sapere neutrale o "scientifico". Sappi che il tuo schema di ragionamento è del tutto inscritto in queste modalità argomentative: a) messa in discussione del valore epistemico della disciplina che contesti (in questo caso l'economia) che non amplierebbe la conoscenza delle cose, ma realizzarebbe solo "condizioni di dominio"; b) messa in causa dell'esistenza di standard obbiettivi che consentano la valutazione in re (cioè sapendo ciò di cui si parla, non orecchiando le volgarizzazioni) delle cose che discuti; c) rivendicazione di una isegoria spinta e senza limiti dal momento che il tecnico che parla non è in una condizione di competenza realmente superiore ad un profano in quanto comunque il profano ha il merito di individuare istanze morali o di qualunque altro genere, che il tecnico, nella parzialità delle sue competenze, trascurerebbe in maniera colpevole, come tu sembri insinuare, o perchè troppo ingenuo. Ovviamente, una volta che tu assumi il punto a) sei "ovviamente" giustificato a fare obiezioni esterne all'oggetto della tua critica, ovvero non critichi effettivamente un punto della teoria economica contemporanea, ma parli a braccio, ovvero fai delle critiche che si risolvono semplicemente nella enunciazione di un bisogno di "moralizzazione" (l'economia dovrebbe fare gli interessi di questi o di quell'altri) o nell'auspicio che un metodo conoscitivo (quello poi è l'economia) si faccia carico di attenuare le forme del suo specialismo per salvaguardare la tua idiosincratica nozione di rappresentatività democratica, che, fattene una ragione, non può mai essere un punto qualificante di un'impresa scientifica. A quale titolo richiedi un self-costraint di chi possieda una competenza tecnica innanzi al "diritto" di tutti a prendere parte alla discussione? Ma bastano queste quattro cose a far capire a un militante in buona fede, presumo, del PD, che il PD e la sinistra sono INDIETRO non solo in termini di alfabetizzazione economica rudimentale, (che pure il PD potrebbe garantirsi mandando affanculo la solita compagnia di giro che ruota intorno al MULINO e al cattocomunismo nostrano e mettendo nei comitati che ogni tanto, secondo la vecchia tara leninista, costituisce per ogni cosa) ma anche dal punto di vista filosofico-politico? In genere la sinistra parla con idee e di idee che sono rimasticature di suggestioni vecchie di cent'anni (ha mai sentito di Nietzsche che contro il sapere positivo del suo tempo aspirava a un metodo di conoscenza "diretto" perchè lui non voleva la descrizione scientifica e botanica dell'erba ma "voleva rotolarcisi sopra e sentirne l'odore"?)...e i tuoi commenti ne sono una riprova. Una sinistra ostile al mercato e alla meritocrazia che prende ogni palla al balzo (ma non palla in senso ludico, ma proprio palla in senso di fuffa, fandonia, fesseria, luogo comune...al solo fine di confortare conformare i suoi pregiudizi anti-mercato). Per esempio, tu che parli di neoliberalismo che mi sembri usare un frasario che neanche il sub-comandante Marcos, quali letture hai fatto di testi scientifici o di pubblicazioni economiche che i redattori potrebbero considerare appena appena suscettibili di un controllo accademico internazionale per spanderti in giudizi come quelli perentori che fai? Vedi non è per andare sul personale, ma è che di militanti del PD che leggono scaffalate di libri Feltrinelli sulla crisi del capitalismo, e poi ci pontificano al bar, ne conosco a dozzine.

Ma tu dirai: "non è che prima di aprire bocca devo passare la vita studiare!"...ecco, se cogli questo aspetto "tragico" per cui da un lato abbiamo bisogno di buoni argomenti, informati e capaci di orientare al meglio le nostre decisioni, ma al contempo non tutti abbiamo tutto il tempo e (le capacità cognitive)  per acquisire le competenze per parlare con contezza, beh allora ti dovrebbe essere chiaro perchè la rappresentatività democratica non può essere in alcun modo limitata dal possesso di competenze tecniche non uniformemente distribuite...almeno nel caso di teorie ragionevoli della democrazia, perchè se uno parla di cose utopiche allora fa letteratura che alle volte diventa descrizione di distopie, se non altro per tutti quelli che non siedano allo stesso tavolino di chi abbia partorito certi "sogni".

Ripeto, niente di nuovo sotto il cielo. Ma se ti interessa un libro che tratti il rapporto tra competenza e democrazia, prendendo come sfondo la democrazia ateniese guarda qui.



Devo scoprire che siete d'accordo con chi si sta appassionando del capi-comunismo cinese, che non ha questi problemi (e infatti sta -pare - soffrendo meno la crisi)??

In realta' no: personalmente, cio' che apprezzo dell'attuale dirigenza cinese e' proprio il progresso che e' stato fatto a partire dagli anni '80 in materia di liberta' sia economica che personale. Perche' se la Cina di oggi ti pare una societa' illiberale dovresti parlare con chi ha vissuto nei tempi orwelliani del maoismo (di cui la sinistra ha di solito una buona opinione, cosi' come oggi continua ad averla dell'altrettanto oppressivo regime cubano). E la robusta crescita economica in Cina dipende in larga misura dal fatto che si stanno liberando energie produttive che erano rimaste compresse prima dalla lunga decadenza di una monarchia feudale ottusamente chiusa al resto del mondo, e poi da follie maoiste come il "Grande balzo in avanti" e la Rivoluzione Culturale.

Ma certamente di strada da fare ce n'e' parecchia: senza espandere le liberta' personali, la Cina resterebbe quello che l'artista Ai Weiwei oggi chiama "un atleta che corre molto veloce ma ha un soffio al cuore". Io nel complesso sono ottimista, perche' storicamente le societa' liberali sono state il frutto della progressiva ricerca di rappresentanza politica di elites borghesi la cui consistenza percentuale si e' poi gradualmente allargata a tutta la societa' eliminando le strutture di potere feudali: rileggersi il Manifesto del 1848 per i dettagli...

non ti offendere ma il punto 1) lo sento dire da quelli che volantinano giornaletti di sinistra extraparlamentare, solo che al primo approfondimento il discorso si squaglia