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Mr. Stefano e Dr. Fassina

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Non stavo leggendo con regolarità Nfa, salvo qualche sporadica occhiata...e devo dire che questo gustosissimo post ha almeno il merito di far quagliare alcune cose che nel PD, e nei suoi militanti, sono molto diffuse. Io, almeno, parlo a ragion veduta essendo stato iscritto al PD ed avendo avuto a che fare con la base oltre che con qualche dirigente locale.

Siccome voglio essere chiaro la mia tesi è quella del buon Fabio D'Arabia, che sul tema ha scritto con la solita lucidità:

Nel PD non esistono processi decisionali tipici delle organizzazioni complesse come puo' essere un partito. Le "posizioni" sono per lo piu' ad uso di beghe interne. Fassina (e gli altri come lui) non ha nessuna convinzione particolare, nessuna capacita' di decidere alcunche' sulle posizioni del Partito, nessuna intenzione di fare proposte sulla base di analisi o di dati (in questo e' culturalmente simile a Tremonti).

Quello che dice volta per volta dipende per lo piu' delle faide interne. Un mese fa andava di moda prendersela con il liberalismo (magari per far dispetto a qualche caporione che non e' d'accordo con Bersani). Oggi va di moda essere per l'abbassamento delle tasse perche' la lobby di Repubblica dentro il PD e' chiamata a raccolta da CdB. Domani andra di moda aumentare le tasse perche' lo dice Martine Aubry (o un altro motivo a scelta). Dopodomani diminuire le pensioni. E fra tre giorni aumentarle. Analogamente sulla Giustizia un giorno si e' per le riforme istituzionali, un altro contro il conflitto di interessi, poi a favore del presidenzialismo. Cosi' un po' come viene, un po' come tira il vento. Un po' come ci si sveglia la mattina.

Questo è quanto. Può piacere o meno, ma è così. A me dispiace.

Quanto alle cose che dici, Corrado, permettimi di chiarire due cose.

Il tuo discorso è viziato da una incomprensione di quello che scrivi. Mi dispiace ma è così. Sul tema della crisi finanziaria, per quel che poco che ne ho capito, fra i problemi vi è stato il fatto che si è deciso di garantire l'accesso al credito anche a cattivi pagatori, una scelta presa in ossequio ad una decisione politica. Ma su questo ci sono persone più titolate di me a darti risposta.

Quello che mi colpisce è quello che tu scrivi nel tuo blog, a commento del tuo scritto qui. Ebbene parli di filtri ideologici nello studio dell'economia, del tutto succube, a tuo dire, dell'utilitarismo. Poi parli delle valutazioni tecniche come inevitabilmente anti-democratiche e slegate dalla fiducia nei confronti della democrazia. Sono tutte cose moooolto discutibili, che possono essere dette soltanto non sapendo un accidente di utilitarismo, e nella totale confusione sul significato normativo accettabile di democrazia. Siccome passo per essere uno palloso che viene accusato di mettere troppi link (da gente che prima provoca e poi, esauriti gli argomenti, scompare-ma non mi riferisco a te), ti dico solo che nella discussione teorica o pratica sulla democrazia nessuno considera il peso delle competenze tecniche, ed il loro uso nella discussione pubblica, come un limite alla democrazia...cioè proprio non c'entra niente, e al più riflette un'adesione del tutto irriflessa e spontanea, nel senso di ingenua e priva di qualunque sofisticazione in senso buono, ad un'accezione del termine per cui democrazia significa che "tutti comandano" e la mia parola è "uguale a quella degli altri". I greci, quelli antichi, parlavano a proposito di questa eguaglianza di accesso alle procedure discorsive democratiche come di "isegoria". Ma la libertà di parola, specie nella determinazione degli atti pubblici collettivi, non può comportare la mera eguaglianza di quelle parole prodotte appunto "in libertà". E infatti siccome le decisioni prese lasciando che tutti parlino possono provocare danni a qualcuno che parla in modo differente, la democrazia è anche, per me sopratutto, isonomia, cioè uguaglianza dinnanzi alla legge intesa come tutela di diritti fondamentali degli individui, che nessun esercizio di isegoria dovrebbe pregiudicare.

Vedi queste sono cosette, nel senso che non dico nulla di nuovo, però sai questo punto della tecnocrazia torna sempre a confondere le cose. Da un punto di vista culturale una posizione del genere è quella tipica del cosiddetto pensiero critico, riunitosi intorno alla Scuola di Francoforte, secondo il quale la tecnica, come sapere accessibile a pochi, altro non sarebbe che una maschera ideologica volta a coprire interessi corposi e presentati nella specie di una sapere neutrale o "scientifico". Sappi che il tuo schema di ragionamento è del tutto inscritto in queste modalità argomentative: a) messa in discussione del valore epistemico della disciplina che contesti (in questo caso l'economia) che non amplierebbe la conoscenza delle cose, ma realizzarebbe solo "condizioni di dominio"; b) messa in causa dell'esistenza di standard obbiettivi che consentano la valutazione in re (cioè sapendo ciò di cui si parla, non orecchiando le volgarizzazioni) delle cose che discuti; c) rivendicazione di una isegoria spinta e senza limiti dal momento che il tecnico che parla non è in una condizione di competenza realmente superiore ad un profano in quanto comunque il profano ha il merito di individuare istanze morali o di qualunque altro genere, che il tecnico, nella parzialità delle sue competenze, trascurerebbe in maniera colpevole, come tu sembri insinuare, o perchè troppo ingenuo. Ovviamente, una volta che tu assumi il punto a) sei "ovviamente" giustificato a fare obiezioni esterne all'oggetto della tua critica, ovvero non critichi effettivamente un punto della teoria economica contemporanea, ma parli a braccio, ovvero fai delle critiche che si risolvono semplicemente nella enunciazione di un bisogno di "moralizzazione" (l'economia dovrebbe fare gli interessi di questi o di quell'altri) o nell'auspicio che un metodo conoscitivo (quello poi è l'economia) si faccia carico di attenuare le forme del suo specialismo per salvaguardare la tua idiosincratica nozione di rappresentatività democratica, che, fattene una ragione, non può mai essere un punto qualificante di un'impresa scientifica. A quale titolo richiedi un self-costraint di chi possieda una competenza tecnica innanzi al "diritto" di tutti a prendere parte alla discussione? Ma bastano queste quattro cose a far capire a un militante in buona fede, presumo, del PD, che il PD e la sinistra sono INDIETRO non solo in termini di alfabetizzazione economica rudimentale, (che pure il PD potrebbe garantirsi mandando affanculo la solita compagnia di giro che ruota intorno al MULINO e al cattocomunismo nostrano e mettendo nei comitati che ogni tanto, secondo la vecchia tara leninista, costituisce per ogni cosa) ma anche dal punto di vista filosofico-politico? In genere la sinistra parla con idee e di idee che sono rimasticature di suggestioni vecchie di cent'anni (ha mai sentito di Nietzsche che contro il sapere positivo del suo tempo aspirava a un metodo di conoscenza "diretto" perchè lui non voleva la descrizione scientifica e botanica dell'erba ma "voleva rotolarcisi sopra e sentirne l'odore"?)...e i tuoi commenti ne sono una riprova. Una sinistra ostile al mercato e alla meritocrazia che prende ogni palla al balzo (ma non palla in senso ludico, ma proprio palla in senso di fuffa, fandonia, fesseria, luogo comune...al solo fine di confortare conformare i suoi pregiudizi anti-mercato). Per esempio, tu che parli di neoliberalismo che mi sembri usare un frasario che neanche il sub-comandante Marcos, quali letture hai fatto di testi scientifici o di pubblicazioni economiche che i redattori potrebbero considerare appena appena suscettibili di un controllo accademico internazionale per spanderti in giudizi come quelli perentori che fai? Vedi non è per andare sul personale, ma è che di militanti del PD che leggono scaffalate di libri Feltrinelli sulla crisi del capitalismo, e poi ci pontificano al bar, ne conosco a dozzine.

Ma tu dirai: "non è che prima di aprire bocca devo passare la vita studiare!"...ecco, se cogli questo aspetto "tragico" per cui da un lato abbiamo bisogno di buoni argomenti, informati e capaci di orientare al meglio le nostre decisioni, ma al contempo non tutti abbiamo tutto il tempo e (le capacità cognitive)  per acquisire le competenze per parlare con contezza, beh allora ti dovrebbe essere chiaro perchè la rappresentatività democratica non può essere in alcun modo limitata dal possesso di competenze tecniche non uniformemente distribuite...almeno nel caso di teorie ragionevoli della democrazia, perchè se uno parla di cose utopiche allora fa letteratura che alle volte diventa descrizione di distopie, se non altro per tutti quelli che non siedano allo stesso tavolino di chi abbia partorito certi "sogni".

Ripeto, niente di nuovo sotto il cielo. Ma se ti interessa un libro che tratti il rapporto tra competenza e democrazia, prendendo come sfondo la democrazia ateniese guarda qui.