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Mr. Stefano e Dr. Fassina

4 commenti (espandi tutti)

    i pochi commenti provenienti "dall'altra parte" non sono quasi mai considerabili perché privi di fatti ed argomentazioni solide e sono spesso pieni di "sentimenti", tant'é che vengono smontati in 4 secondi netti.

    Chiedo quindi, dove posso trovare su internet qualcun altro non liberista che esponga dei ragionamenti accettabili e dia vita ad un dibattito serio? Insomma esiste un Noise From Moscow da qualche parte? Giusto per farsi un'idea del mondo sentendo tutte le campane (serie).

Mi sono posto la stessa domanda, ma non l'ho trovato, o almeno non in forma cosi' tecnica e documentata come qui. Mi sono anche chiesto la ragione, arrivando solo ad ulteriori domande:

1) C'e' davvero "l'altra parte"? Gia' questa e' una bella domanda, vista la quantita' di persone che hanno cercato "terze vie" di tutti i generi, la cui definizione era spesso attraente a parole ma molto oscura nelle proposte concrete...

2) Se c'e' davvero una proposta (economica e sociale) seria alternativa a quella "liberale/liberista" che rappresenta il mainstream economico, per quale ragione questa proposta non viene fuori in pubblico? Forse perche' e' talmente minoritaria che le e' difficile trovare spazio? Per l'ostracismo del mainstream? Perche' gli economisti (che sarebbero i piu' interessati tecnicamente) sono troppo tradizionalisti? O perche' i migliori studenti di economia vengono educati da subito secondo il verbo neo-liberal-capital-liberista e solo gli studenti meno brillanti si rifugiano in idee alternative?

Alla fine l'unica cosa che ho in mente e' un very wild guess che non ha mai ricevuto conferma, e cioe' che il problema sia diverso e "tecnico". L'economia moderna (o quantomeno il mainstream) mi sembra una scienza pesantemente model-based e data-based, il cui fine e' fondamentalmente l'ottimizzazione di alcune grandezze quantificabili. Viceversa, quasi tutti quelli che propongono un'idea "altra" rispetto al capitalismo puntano all'ottimizzazione di alcune grandezze non facilmente definibili ne' misurabili: uguaglianza, sicurezza sociale, benessere... in ultima analisi e semplificando un po', la solita felicita'. Ora, a me interessa di piu' la mia felicita' dei soldi che ho nel portafoglio, e tuttavia trovo di gran lunga piu' semplice capire quale strategia massimizza il mio reddito che non quale strategia aumenta la mia felicita'! Di piu', non sempre so prevedere neppure se la mia felicita' aumenta o diminuisce con una data strategia... E questo vale per molte delle persone che conosco. Il discorso puo' essere allargato dal singolo alla comunita', visto che se neppure il singolo ha un'idea di come definire la propria felicita' o benessere o quello che e', figuriamoci cosa accade nel momento in cui si vuole massimizzare la felicita' collettiva. Mancando una possibilita' di quantificare quello che si deve ottimizzare, come si puo' trovare una strategia ottimale? E che interesse c'e' dunque nello studiare questi casi? Meglio limitarsi a casi in cui ci siano dati da analizzare e modellizzare, lavorare su quelli, e ottimizzare quello che si puo' (e pubblicare analisi quantitative e rigorose anziche' aria fritta rigirata su cui e' difficile dire alcunche' di obbiettivo).

Se queste idee in liberta' non sono troppo sbagliate, spiegherebbero facilmente perche' manchi un NoiseFromMoskow... sarei curioso di sapere cosa ne pensano i selvaggi economisti pluto-liberal-neo-liberisti di NFA! :)

(Qui parlo per semplicita' di felicita', ma ovviamente nella realta' mi riferisco ad una serie di "sentimenti" piu' complessi. Ad esempio, quando si parla di lavoro precario, per la mia esperienza non c'e' solo il problema della mancanza di ammortizzatori sociali per i periodi senza lavoro, ma c'e' la sensazione stessa di incertezza e di instabilita' che si riflette sulla vita emotiva e sociale, sui rapporti interpersonali, sui progetti personali e professionali... diciamo che e' come essere risk-averse ed essere obbligati a scommettere: il punto non e' che la posta sia equa o no, che e' un aspetto facilmente quantificabile, ma che la scommessa in se' e' sgradita! Includere seriamente questo tipo di costi sociali in un modello di mercato del lavoro mi pare non facile, anche se immagino ci sia chi li introduce piu' o meno a mano...)

Intanto vi ringrazio per i link suggeriti, ci darò un'occhiata molto volentieri.

Io ho scritto "Noise From Moskow" per fare la battuta, non cerco un blog socialista o che proponga una terza via, solo credo (e magari mi sbaglio) che pur rimanendo nell'abito del capitalismo e dell'economia liberale ci siano varie sfumature, ne cercavo una "più di sinsitra" (anche se bisogna ammetterlo dire dx o sx, soprattutto se parliamo dell'Italia, non ha senso).

Insomma ci sarà pur qualcuno che è in grado di argomentare l'intervento statale in maniera seria o no? Ci sono molti paesi con uno stato che interviene massicciamente che stanno molto meglio di noi quindi il metodo avrà pure qualche lato positivo no?

Insomma ci sarà pur qualcuno che è in grado di argomentare l'intervento statale in maniera seria o no?

Certo che c'è, perbacco: nFA!

L'abbiamo fatto dozzine di volte e continueremo a farlo. Esempi, un po' a casaccio ma a partire dai più attuali:

- regolazione mercati finanziari e dell'attività bancaria in particolare;

- regolazione a favore della concorrenza e relativa attuazione della medesima;

- offerta di servizi sanitari "minimi" ma universali;

- finanziamento dell'educazione pubblica;

- finanziamento di un sistema di pensioni pubbliche di tipo assicurativo che sia complementario al risparmio privato;

- protezione dell'ambiente;

- assicurazione contro la perdita di lavoro e politica della mobilità;

- investimenti in infrastrutture, dalla rete ferroviaria a quella a banda larga

- ....

 

dannazione mi toccherà leggere sempre qui allora...