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Mr. Stefano e Dr. Fassina

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questo mi pare un po' sofistico. Erano poveri, non possedevano casa, e volevano comprarla.  Non che Trump non se la compri anche lui la casa, ma per un povero, comprarsi casa era, diciamo, più urgente.

Gli bussa alla porta un promotore finanziario che gli dice: guardi che se vuole un prestito, glielo diamo, anche se non guadagna un c.. . Tanto io, pensa lui, non ci perdo niente: piglio la commissione e poi se la vedranno le banche che comprano questo strumento finanziario senza valore (ma dotato di un rating triple A) o, al peggio Bushobama (sì, perchè Bushobama sono, diciamo, sensibili, a quello che pensa Wall Street). E lo convince. Chi non si sarebbe fatto convincere?

Non si tratta di idiozia, ma di possesso di informazioni e di credibilità. Se un promotore finanziario ti bussa alla porta e ti assicura che non perderai niente, cosa fa la maggior parte della gente, ci crede e accetta di stilare l'ipoteca.  Adesso forse meno, ma allora..

Il problema, dice Michele, è della politica, non dell'economia, e questo è vero. Ma perchè i politici fanno errori economici di questo tipo se non perchè il sistema elettorale americano (ma non solo) si alimenta dei soldi che i potenti dell'economia sono disposti a fornirgli in cambio di politiche che li favoriscano? Perchè buone leggi, formulate dopo la Grande Depressione, sono state abolite, e tentativi di regolare il mercato dei derivati sono stati combattuti da Greenspan, Summer e Rubin? Non sarà per motivi ideologici (la famosa signora Rand) e per la politica della open door tra stato e banca?

 

Ma perchè i politici fanno errori economici di questo tipo se non perchè il sistema elettorale americano (ma non solo) si alimenta dei soldi che i potenti dell'economia sono disposti a fornirgli in cambio di politiche che li favoriscano? Perchè buone leggi, formulate dopo la Grande Depressione, sono state abolite, e tentativi di regolare il mercato dei derivati sono stati combattuti da Greenspan, Summer e Rubin? Non sarà per motivi ideologici (la famosa signora Rand) e per la politica della open door tra stato e banca?

Nel caso specifico la ragione fondamentale era proprio tutta politica ed elettorale, ossia il desiderio di acquisire voti nelle minoranze (negri ed ispanici in particolare) facilitando il loro accesso al mercato immobiliare. L'impulso iniziale è di Bill Clinton (1995), seguito da George W. Bush appena eletto (2001).

Occorre fare molta attenzione in queste cose e riuscire a distinguere attentamente una cosa dall'altra. Non per esentare banche a bancari (immaginati!) ma per non fare errori nel riconoscere le politiche che han fatto i danni. Qui sono in gioco TRE fattori separati:

- La decisione, tutta politica, di aumentare la proprietà della casa fra le minoranze. Questo porta alla legislazione che favorisce mutui a gente che non potrebbe permetterseli e li sussidia, dirigendo Fannie e Freddie a commercializzarli nel mercato degli MBS.

- La deregolazione del sistema finanziario attuata da Clinton-Summers-Rubin del 1995-96, che è mal fatta con, annesso, la cattura del regolatore (FRB, SEC, eccetera) da parte di Wall Street e paraggi.

- La decisione, tutta politica anche questa e motivata dalla necessità elettorale di "far andare l'economia" (evidentemente DOVE andasse interessava loro meno ...) riducendo i tassi a livelli mai visti ed intervenendo con operazioni di sostegno ogni qual volta il mercato finanziario dava segni di cedimento. Questa scelta, politica ripeto, è supportata dalla ricerca macroeconomica dominante nelle scuole della costa Est e nelle banche del sistema della riserva federale, secondo cui ridurre tassi d'interesse nel tentativo d'inflazionare fa bene all'attività economica.

Senza tutti e tre questi elementi non c'è bolla finanziaria e non c'è crisi dei mutui subprime. Basta toglierne uno e la probabilità che il ciclo 1995-2008 si ripeta viene ridotta di molto, moltissimo.

Poiché sono ancora tutti e tre in piedi e, ad essi, si è ora aggiunta l'illusione di trasformare il debito privato in pubblico onde evitare di riconoscere quanto è accaduto, il rischio di una nuova e peggiore bolla finanziaria con conseguente crisi del debito, permane.

Mi sembra plateale che, anche in questo caso, la scelta sia tutta e squisitamente politica. Non ti sembra?

si riferisce per caso ai centri di studio di Cambridge,MA? 

- La decisione, tutta politica anche questa e motivata dalla necessità elettorale di "far andare l'economia" (evidentemente DOVE andasse interessava loro meno ...) riducendo i tassi a livelli mai visti ed intervenendo con operazioni di sostegno ogni qual volta il mercato finanziario dava segni di cedimento. Questa scelta, politica ripeto, è supportata dalla ricerca macroeconomica dominante nelle scuole della costa Est e nelle banche del sistema della riserva federale, secondo cui ridurre tassi d'interesse nel tentativo d'inflazionare fa bene all'attività economica.

 

tutto questo per me è molto interessante.

Non sapevo che ci fosse un piano per ampliare la proprietà della casa tra le minoranze ai tempi di Clinton.  Sarei grato per un riferimento.

La deregolazione del sistema finanziario, se gli intervistati da Bill Moyers hanno ragione, fu fatta essenzialmente per motivi ideologici -- citavo Ayn Rand, di cui Greenspan è un convinto fan, e secondo cui (ma confesso che non l'ho mai letta) l'intervento dello stato nell'economia è  sempre dannoso -- e/o per interessi di gruppo, quello appunto a cui Rubin apparteneva, quello delle grandi banche (Rubin lavorò in Goldman Sachs prima di entrare nel servizio pubblico e  ritornò al Citigroup una volta lasciatolo).  Non so se a quei tempi il finanziamento del partito democratico da parte dei gruppi bancari era quello che è poi diventato, ma, se così fosse, non sarebbe illegittimo sostenere che queste politiche erano la ricompensa dei finanziamenti ricevuti e un pre-pagamento per quelli attesi.  In questo caso il potere economico agirebbe sulla politica e non viceversa.

Anche il "far andare l'economia", in un periodo in cui il livello di occupazione rimase alto, ma i redditi si concentrarono in alto, non fu senza conseguenze sulla distribuzione del reddito, e anche in questo caso è legittimo chiedersi se queste politiche non si prefiggevano lo scopo appunto di beneficiare le classi di reddito elevate e che il meccanismo del finanziamento dei partiti da parte di queste classe non ne fosse il motore primo.

Non ne ho, confesso, la capacità io stesso, ma credo che introdurre una buona dose di analisi -- come si sarebbe detto una volta -- di classe, sarebbe utile a capire quello succede. Credo che per molti, gli interessi individuali siano meglio protetti da alleanze di gruppo che da un sistema che, mettendo l'uno contro l'altro in concorrenza, ricompensa il merito individuale. E se, perciò, ne soffre la produttività dell'impresa o dell'economia nel suo insieme, poco importa. Questo, ho letto spesso su queste pagine, è dannoso quando i soggetti sono gli operai, ma ancora più dannoso, credo, è quando queste alleanze si realizzano tra datori di lavoro, imprenditori, politici e classe dirigente.