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Mr. Stefano e Dr. Fassina

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credo che Amato abbia compiuto comunque nella sostanza ma non nella forma un primo passo calcolando nel sistema retributivo la pensione sui salari degli ultimi 10 anni invece che sull'ultimo salario.

aumenta anche l'età di pensionamento di vecchiaia (da 55-60 a 60-65), aumenta il numero minimo di anni di contributi, modifica sostanzialmente le regole del pensionamento di anzianità per i pubblici (tutti con almeno 35 anni di contributi, niente più pensioni-baby). incide anche sulle regole di cumulo pensione-reddito da lavoro.

Ma anche la forma del nuovo sistema e' rilevante, per gli incentivi che genera.

si può dimostrare (cito a memoria, quindi forse prendo una toppa, un articolo di a.zanardi sul rapporto sulla finanza pubblica anno 1995 oppure 1996) che il calcolo contributivo può essere equivalente a quello retributivo calcolato quest'ultimo sull'intero arco lavorativo e con opportune regole di rivalutazione del monte contributivo/retributivo e coefficienti di trasformazione. quindi di per sé quel che dici non è esattamente vero. il contributivo è peggiorativo, di fatto, quando applicato a storie lavorative con un misto di contratti di lavoro autonomo o assimilati (co.co.co., prestatori d'opera occasionale, partite iva) e di lavoro dipendente. che è il caso italiano sempre a partire dalla metà degli anni '90.

sui problemi del trattamento fiscale e previdenziale delle partite iva di vico sta portando da mesi avanti una inchiesta degna di nota sul corriere.

il calcolo contributivo può essere equivalente a quello retributivo calcolato quest'ultimo sull'intero arco lavorativo e con opportune regole di rivalutazione del monte contributivo/retributivo e coefficienti di trasformazione.

In che modo il calcolo retributivo (basato sui salari percepiti) puo' dare un risultato che cambia in funzione della differenza tra eta' di inizio della pensione e speranza di vita media, come avviene col contributivo?

quindi di per sé quel che dici non è esattamente vero.

Qui pero' non capisco bene cosa intendi e a quale delle due affermazioni ti riferisci.

Il contributivo è peggiorativo, di fatto, quando applicato a storie lavorative con un misto di contratti di lavoro autonomo o assimilati (co.co.co., prestatori d'opera occasionale, partite iva) e di lavoro dipendente. che è il caso italiano sempre a partire dalla metà degli anni '90.

Il contributivo italiano e' sempre peggiorativo, per tutti, rispetto al retributivo, si passa credo da una media del 70% dell'ultimo salario al 50%.  Se sia piu' peggiorativo per chi cambia lavoro rispetto a chi lo mantiene uguale non so, mi sembrarebbe strano oltre che supremamente sbagliato, ma se qualcuno ha pubblicato delle valutazioni sono interessato a leggerle.

 

scrivevo di fretta e forse non mi sono fatto capire. il "non esattamente vero" faceva riferimento alla rilevanza degli incentivi - suppongo ti riferisca all'equità attuariale implicita del sistema- del contributivo; intendevo dire che era possibile ottenerli anche all'interno di un retributivo, a patto di considerare per quest'ultimo l'intera vita lavorativa. la pensione contributiva è data dal rapporto fra un coefficiente di trasformazione e dal montante contributivo; essendo i contributi parte della retribuzione, sotto certe condizioni i due metodi di calcolo sono equivalenti in termini di pensione.

non ho trovato il riferimento di zanardi prima accennato (quel rapporto è molto vecchio e non lo trovo neanche sul sito de il mulino), ma un pò di algebra c'è anche qui (ci sono anche simulazioni su sostenibilità macro e su tasso di sostituzione atteso per alcune "storie lavorative").