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Mr. Stefano e Dr. Fassina

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Ringrazio di nuovo per l'attenzione e la voglia di discutere anche con chi la pensa diversamente, e provo a rispondere un po' a tutti. Anche se nel frattempo ha già risposto Fassina - che, mi sembra, conferma abbastanza la mia "lettura" delle sue opinioni - e voi avete di nuovo sapientemente polemizzato con lui. Pazienza, chi lavora troppo non riesce sempre a seguire le cose di cui si appassiona, e peggio per me quindi se arrivo fuori tempo massimo:))

Sui nidi

Dice Michele:

l'asilo nido non è il nodo della questione. Il punto è che uno può sempre trovare una buona causa con cui giustificare nuove spese pubbliche

Sarà. Però mi sembrava e mi sembra che l'esempio di Fassina sia ottimo, e che contestare proprio questa cosa sia un po' debole. Più avanti Boldrin rincara la dose suggerendo, assieme a cose condivisibili, questa vera perla:

(ii) Magari le donne (e gli uomini) che lavorano possono pagarsi gli asili nido, se permettiamo che entri l'iniziativa privata.

Faccio notare che l'iniziativa privata nei nidi è già ampiamente presente, peccato che è in genere molto più cara del pubblico (o pensate a cose tipo buono scuola?), salvo si tratti di suore che lavorano gratis perché il loro reddito arriva per altre vie. Io continuo a pensare che sarebbe meglio copiare Svezia Norvegia e simili, in questo campo. 

Poi, certo che non è detto non si possa contemporaneamente ridurre le imposte e garantire i nidi, ma l'esempio di Fassina era appunto un esempio che ipotizzava un vincolo di risorse.

Sulla crisi

Sempre Michele:

Dire che la crisi è stata colpa degli avidi capitalisti significa avere una visione estremamente naive. 

E chi l'ha detto? Io chiedevo appunto retoricamente se non credeste che fosse solo "colpa di alcune mele marce in qualche banca d'affari". Quel che sostengo è che l'ideologia neoliberista - ossia, per chiarirci, la caricatura del liberismo che è stata venduta per lunghi anni sui mass media e nel mercato politico come pensiero unico dominante - ha creato le premesse ideologiche, di consenso e di "euforica irresponsabilità" che hanno favorito il determinarsi della grande crisi. Insomma, sono molto d'accordo con quanto si è scritto su NfA sulle responsabilità politiche della crisi. Sono meno d'accordo nell'assolvere il modo con cui anche molti economisti magari "in buona fede" hanno fornito semplificate ricette e giustificazioni ideologiche a politici irresponsabili e/o troppo attenti ai cicli elettorali, e a consumatori vogliosi di continuare a mantenere livelli di vita alti tramite debito mentre si restringeva lo stato sociale (che è uno degli argomenti di Fassina ed altri).

Poi, ci sarebbe assai da discutere sulla diatriba circa le cause profonde della crisi. Mi sembra che Bergamo qui dica cose ragionevoli. Inoltre, l'aumento della diseguaglianza e la maggiore concentrazione del reddito negli USA e altrove negli anni precedenti alla crisi magari non sarà "spiegata" da Fassina, ma mica è una fantasia. E non è una fantasia nemmeno che un simile processo ci fu nel '29... 

(Detto per inciso, secondo me questa crisi è anche e sopratutto una crisi di calo strutturale della produttività delle risorse energetiche - è questo il vero sottofondo nel quadro del quale poi sono successe tutte le cose nefaste sui mercati finanziari, le scelte politiche un po' folli dei governi, ecc.: sostenere una crescita impossibile dell'economia reale, mentre il petrolio per realizzarla ha EROEI sempre minore e non viene sostituito da nulla, può portare facilmente a questi bei risultati. Ma questo è un altro discorso e ci porterebbe davvero lontano)

Sul sistema fiscale italiano

Boldrin, che è particolarmente acido nei miei confronti (ma ho il sospetto che sia quasi sempre acido col mondo intero:-)), quindi non me la prendo), dice che il mio punto 4) non significa niente. Dicevo:

la pressione fiscale italiana, combinandosi con la mostruosa evasione, rende il sistema oltre che inefficiente anche e sopratutto sostanzialmente regressivo ed ingiusto e, quindi, da cambiare PROPRIO da un punto di vista di sinistra?

Ora, mi sembra che questo sia esattamente l'unico punto su cui, a giudicare da quanto scrivete nella risposta alla risposta di Fassina, siete appunto d'accordo con lui. Lo dite voi stessi che il sistema fiscale italiano è di fatto regressivo e che era ora che la sinistra se ne accorgesse. Quindi? Boldrin li legge i commenti prima di commentare acidamente?

E comunque, visto che dice che io non argomento ma trancio giudizi, mi spiega se quello sulla stupidità congenita dei militanti del PD, da lui dato, è un argomento o un (pre) giudizio?

Su tecnocrazia e democrazia e sui gentili ma piuttosto feroci rimbrotti che mi sono stati rivolti in particolare da Marco Boninu, dato che si tratta di questione importante e complessa, rispondo con un successivo commento. 

 

 

 

 

 

Faccio notare che l'iniziativa privata nei nidi è già ampiamente presente, peccato che è in genere molto più cara del pubblico (o pensate a cose tipo buono scuola?), salvo si tratti di suore che lavorano gratis perché il loro reddito arriva per altre vie.

Di norma il costo dei servizi pubblici e' molto piu' elevato dei servizi privati, specie in Italia dove il pubblico e' generalmente disfunzionale, malgestito, e ingolfato da rendite e corruzione. La mia stima e' che i nidi pubblici o sarebbe meglio dire statali costino circa il doppio di quelli privati.  Se ricordo bene 15 anni fa si parlava di 8 milioni di lire per un posto di nido statale e 4 milioni per un posto di nido privato, all'anno.

Può darsi, anche se non ne sono certo, ma la retta che pagano le persone in un nido privato, allo stato attuale, è in genere più che doppia di quella pagata in quelli comunali (comunali, non statali, in genere). Inoltre spesso il livello di qualità e serietà educativa non è paragonabile (l'esperienza, certo un po' remota, con i miei due figli - uno al pubblico e uno al privato - me lo ha confermato concretamente, anche se ovviamente non può considerarsi una prova statistica).

Detto ciò, più che asili privati intesi come "aziendine" che comunque non escludo affatto come integrazione e completamento dell'offerta pubblica, mi sembra vincente l'idea delle tagesmutter.

Di norma il costo dei servizi pubblici e' molto piu' elevato dei servizi privati,

con i soliti remarks, spero:

(1) il privato richiede concorrenza o controllo dei prezzi per avere un costo minore per l'utente;

(2) senza vincoli e controlli la qualita' del servizio privato crolla rispetto al pubblico (e a volte piu' rapidamente del costo), e su servizi fondamentali come gli asili e' un fattore da tenere in conto.

Nulla contro il privato, a me andrebbe benissimo anche che questi servizi fossero resi interamente privati, ma solamente se si tengono bene in conto i due punti qui sopra. Altrimenti meglio il pubblico

senza vincoli e controlli la qualita' del servizio privato crolla rispetto al pubblico (e a volte piu' rapidamente del costo), e su servizi fondamentali come gli asili e' un fattore da tenere in conto.

Esempi che supportino questa affermazione?

Quelli che la negano abbondano:

telefonia, TV, treni, trasporto aereo, servizio postale, educazione (a tutti i livelli), servizi sanitari, oltre a, ovviamente, macchine, patate, camicette, panettoni, mutande, scarpe, preservativi, ...

Probabilmente nella fretta mi sono espresso particolarmente male, mi dispiace. Mi riferivo prevalentemente ai servizi "di interesse pubblico" come sanita', educazione, trasporti, e nel commento sopra volevo solo ricordare che privatizzare un servizio pubblico senza avere opportunamente regolato il mercato per quel servizio non ha necessariamente effetti positivi ne' sul costo, ne' sulla qualita', ne' sul loro rapporto.

Sulla questione dei vincoli e dei controlli cerco di scrivere un commento piu' articolato piu' tardi, ora sono davvero di fretta.

Va benissimo, t'immagini. Take your time.

Rimane vero che, anche per gli esempi che citi, il settore privato PRODUCE quei servizi ad un costo più basso e ad una qualità migliore.

COSTO, non prezzo, che è importante. Ciò che conta per la società è il costo. Il prezzo che si osserva dipende dalle modalità del finanziamento: se il finanziamento è, parzialmente o totalmente, pubblico, il prezzo sarà rispettivamente più basso. Ma questa è altra questione.

Sulla regolazione, poi, suvvia: non potremo darci un taglio, almeno qui, con questa storia della "regolazione" e dei "mercati privi di regolazione"? Ma se lo stato regola anche lo spesso della carta igienica e la dimensione dei preservativi? Suvvia, ragazzi, io capisco in TV e fra politicanti, ma questo non mi sembra il posto dove prendersi sempre per i fondelli con le menate retoriche sulla "regolazione".

Il problema della regolazione non è se c'è o meno ma COME regolare e COSA! A queste due domande è MOLTO più difficile rispondere, sia in teoria che in pratica. Pensa solo al successo con cui lo stato regola, per esempio, l'attività privata di costruzione edilizia ... o la circolazione stradale a Roma e Napoli!

Parliamo, temo, due lingue molto diverse. La mia impressione è che la mia sia quella dei fatti e la tua quella delle ideologie preconfezionate. Ma, ovviamente, posso sbagliarmi. Per convincermi basta che tu mi porti fatti ed esempi concreti a supporto delle tue affermazioni.

Da parte mia, ecco alcuni fatti che contraddicono quanto sostieni.

Faccio notare che l'iniziativa privata nei nidi è già ampiamente presente, peccato che è in genere molto più cara del pubblico (o pensate a cose tipo buono scuola?), salvo si tratti di suore che lavorano gratis perché il loro reddito arriva per altre vie. Io continuo a pensare che sarebbe meglio copiare Svezia Norvegia e simili, in questo campo.

Allora:

- Ci sono tante cose che la gente non può permettersi. Deve fornirle tutte lo stato? Come? Tassando chi? Da qualche parte ti sei mai posto il problema dei costi e dei ricavi?

- Ciò che conta è il costo di produzione del servizio asilo nido. Se i privati vendono il servizio a prezzi superiori al costo, lo stato dovrebbe intervenire per creare libertà d'entrata nel settore, in modo che aumenti l'offerta. Se offrono a prezzi uguali al costo, allora abbiamo un problema serio: vuol dire che siamo un paese, in media, troppo povero per permetterci anche quello specifico lusso. Anche studiare ad NYU costa molto, che facciamo? Tassiamo tutti perché tutti possano andare ad NYU?

- Qui veniamo al caso di Svezia (non Norvegia, se vuoi ti spiego perché). È ridicolo voler imitare la Svezia senza averne reddito e produttività. Ci sono tanti beni e servizi, sia pubblici che privati, che gli svedesi possono permettersi e gli italiani no. La ragione fondamentale è che hanno un reddito sostanzialmente più alto del nostro ed un settore pubblico ENORMEMENTE più efficiente e che non getta via risorse.

- Detto altrimenti: vuoi gli asili nido svedesi? Bene, allora occorrono la produttività svedese e le pensioni svedesi. Mi spiego?

'ideologia neoliberista - ossia, per chiarirci, la caricatura del liberismo che è stata venduta per lunghi anni sui mass media e nel mercato politico come pensiero unico dominante

Cosa esattamente? Esempi? Potresti dare esempi e mostrare un nesso fra la supposta ideologia e la crisi e le sue cause? Grazie.

Idem per il resto: che c'entra? Puoi mostrare il nesso causale? C'è stato anche un aumento nella produzione di CO2 negli anni precedenti a questa crisi e l'Inter ha vinto svariati scudetti. Sono anche queste cause della medesima?

Il commento di "bergamo" che citi, cosa prova? Quale sarebbe il nesso fra uno che ti offre un mutuo e l'ideologia di cui parli? Sarò anche "acido" ma uno sforzino per ragionare prima di scrivere lo si potrebbe anche fare, no?

Boldrin li legge i commenti prima di commentare acidamente?

Certo che li leggo. Non sembra facciano così gli altri ...

Il fatto che, dopo 30 anni, la sinistra (beh, Stefano Fassina in una intervista ... per il resto del PD vedremo) sia arrivato a conclusioni simili alle mie non implica lo abbia fatto per le ragioni giuste. Nè che abbia capito dove stanno le cause dei problemi.

Infatti, l'evasione fiscale non c'entra nulla con la regressività del sistema fiscale italiano. Anche se non ci fosse, o fosse come quella USA, il sistema sarebbe regressivo lo stesso. Per capirlo occorre guardare alla struttura delle aliquote, ai meccanismi di deduzione (pensa a come qualsiasi piccola impresa o impresa artigiana o commerciale genera i propri "costi"), alla fornitura di servizi pubblici (l'università pubblica italiana è strumento di regressione) all'impiego pubblico, eccetera. Il codice fiscale italiano, poi, l'ha scritto per buona parte la sinistra. L'IRAP, per esempio, è un'imposta di rapina. Fassina, che io sappia, lavora per il signore (VV) che quell'imposta introdusse e di cui ancora si vanta. Bene: cosa mi dite dell'IRAP? La teniamo? La togliamo? Il sistema di contributi sociali per il finanziamento delle pensioni è stato sempre difeso da sindacati e sinistra a spada tratta. È altamente regressivo ed intergenerazionalmente infame: lo teniamo o lo togliamo? Attendo risposte precise.

Il "mantra" dell'evasione fiscale, eterno cliché della sinistra italiana, ha scocciato quasi tanto quanto Voltremont. Sembra la soluzione di tutto. Come abbiamo documentato, non lo è. Da un lato perché, essendo concentrato nel Mezzogiorno e nella sua economia sommerso-illegale, va oltre il puro problema del regime fiscale. Dall'altro perché non c'è soluzione al problema fiscale italiano senza tagli drastici di spesa. E QUI, sui tagli di spesa, che voglio sentire la "sinistra" parlare. Altrimenti è tutta aria fritta.

E comunque, visto che dice che io non argomento ma trancio giudizi, mi spiega se quello sulla stupidità congenita dei militanti del PD, da lui dato, è un argomento o un (pre) giudizio?

È il prodotto del ripetuto updating bayesiano della mia prior, che trent'anni fa (credimi) era piuttosto favorevole al popolo italiano di sinistra. Trent'anni dopo, visto che non solo non sembrate capire come va il mondo nonostante le continue sconfitte ed i ripetuti disastri, ma continuate ciecamente ad impartici prediche sempre uguali senza fermarvi un attimo a pensare, guardare due statistiche, considerare due fatti, la mia posterior è molto ma molto diversa. No, non è un pregiudizio: è una stima empirica basata sul campione che ho incontrato io dal 1970 ad oggi.