Titolo

Crisi finanziaria, versione 750 miliardi di euro

3 commenti (espandi tutti)

Io non invoco una prassi per il settore pubblico diversa da quella del settore privato, insomma diversa da quella che metterebbe in opera il bravo datore di lavoro, responsabile di selezionare il miglior personale possibile per le mansioni richieste. Ed è prassi che siano richiesti titoli di studio e professionali (anche come esperienza professionale) commisurati "ragionevolmente" al profilo ricercato.

E come fai? l' ufficio pubblico di regola è tenuto a considerare identiche la laurea in Bocconi e quella all' università di Castellanza, e magari non considerare valida quella di Harvard.

Se dici ad un privato che la seconda è come la prima si rotola in terra dalle risate per mezz'ora buona.

l' ufficio pubblico di regola è tenuto a considerare identiche la laurea in Bocconi e quella all' università di Castellanza

E vorrei anche vedere! Che sarebbe l'Università di Castellanza, il puzzone dell'alta formazione? Sei proprio in linea con il pensiero italico, del tipo di quello riportato in "Parentopoli": «I nostri figli sono più bravi perché hanno la forma mentis tipica di noi professori».

Fuori dagli slogan, spendiamo due parole di spiegazione. NON è vero, contrariamente al luogo comune (inventato da Einaudi), e che riporti anche tu, che l'ufficio pubblico accetta laureati dalla Bocconi e da Castellanza perchè le lauree "sono identiche". Questo è chiaramente contro l'esperienza, contro la logica, contro Leibniz, e contro il buon senso. E' un fantoccio di paglia inventato da Einaudi a bella posta per prenderlo a pallate. Solo quei folli che pensano che il titolo di studio sia "un pezzo di carta" possono pensarlo. Noi Europei abbiamo addirittura "inventato" il Diploma Supplement al fine rendere più trasparente (nei fatti, più dettagliata) la descrizione dei corsi di studio e dell'apprendimento dei laureati. Non mi dilungo su questo strumento, peraltro ancora poco diffuso e senz'altro snobbato in Italia, ma lo cito come cardine "teorico" per la comprensione dei fondamentali. E cioè per rilevare che il titolo di studio è un certificato, un certificato delle conoscenze e delle competenze accreditate al laureato per mezzo delle prove di esame, a loro volta strutturate secondo programmi di studio che le istituzioni educative organizzano ed erogano, rispettando tuttavia dei canoni o dei modelli, o quantomeno dei riferimenti esterni. Questo vale senz'altro per la formazione accademica e per i titoli che conducono all'attribuzione di qualifiche "standard" come quelle di baccelliere, maestro, dottore, che sono in forme più o meno precise controllati da pubbliche autorità (direttamente o indirettamente, non posso entrare nel dettaglio in questo post, ma su cui peraltro ho già scribacchiato altre volte su nFA). Mi interessa solo ricordare che il concetto di certezza pubblica è essenziale in tutta la vita associata, e sebbene concepito e amministrato in maniera diversa nei Paesi a diritto civile e in quelli a diritto comune, gioca un ruolo per comprendere anche quello del valore dei titoli di studio.

Ma non voglio continuare e fare un pippone, voglio solo riassumere così: i titoli di studio sono tutti diversi, ma classificabili e regolabili esternamente ai fini della loro comprensione, erogazione, uso. I polemisti del c.d. "valore legale" che si aggirano per l'Italia non raccontano correttamente i termini del problema, e fanno massimamente propaganda ideologica. Sarebbe ora che cominciassero a comportarsi diversamente.

RR

P.S.: e chi è 'sto privato che si rotola per terra al sentir parlare di Castellanza? Per questo siamo messi così male, in Italia. Peccato per lui, Castellanza è una Università privata che serve anche proprio dei bisogni di competenze richieste dai privati (intendo come tipo di corsi). Ma la chiudo qui.

 

 

Castellanza era presa a caso, giusto per dare una tregua a canicattì, il concetto che mi interessa è che non sono tutte uguali.

E da che mi risulta per legge (italiana) nei concorsi universitari un 110 in X è meglio di un 109 in Y, a prescindere da X ed Y, mentre nel privato ci sono dei valori di X per cui col 110 ci si puliscono il culo e di Y per cui già un 90 fa una buona impressione.E i baroni col sistema del valore legale ci vanno a nozze: le loro trote le mandano a laurearsi da qualche amico e riescono pure a piazzarle rispettando i requisiti formali.

Finchè mi dici che non è così ovunque son d'accordo: che io sappia in Francia per i posti fighi se non esci dall' ena manco leggono il CV, ma in Italia funziona così.Anzi, peggio: ricordo che per un concorso da insegnante di informatica era richiesta una laurea in informatica (o equivalente, non ho controllato cose significasse di preciso) o una laurea qualunque più un corso di abilitazione ministeriale.