Titolo

Crisi finanziaria, versione 750 miliardi di euro

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Michele,

 

cosa l'ha portata a dire 

 

Certo due euro sarebbero oggi meglio che uno, ma 4 o 5, chiamati "dracma", "peseta", "lira", "marco", eccetera, forse sarebbero ancora meglio, date le circostanze. Ma con i se e con i ma non si fa la storia, per cui inutile guardare indietro. Decidere ora, su due piedi, quali sarebbero i costi ed i benefici di una UE con due monete, o tre, non lo so fare, per cui mi astengo


A sostenere oggi, se capisco bene, che un'uscita dell'Italia dall'Euro sarebbe disastrosa?

 

E' una domanda sincera, nessuna intenzione di flammare o quant'altro.

 

Grazie!

 

MP

piccolo commento

tizioc 27/11/2012 - 01:41

Mi limito a qualche piccola considerazione, in attesa che Boldrin valuti di rispondere. La domanda è effettivamente pertinente, però se ne sta già discutendo in questa pagina. La frase di Boldrin non fa che prendere atto dell'opinione di molti economisti, secondo cui avere una moneta unica per l'intera Eurozona non è una buona cosa, ed avremmo ottenuto risultati migliori con aree valutarie meno estese. Ma questo fatto non implica che una dissoluzione seppure concordata dell'Eurozona oggi sia priva di rischi, né tantomeno che sarebbe una buona idea per un paese come il nostro uscire unilateralmente. Soprattutto, questa ultima scelta si tradurrebbe inevitabilmente in una operazione estremamente opportunistica (di fatto, un parziale default sul nostro debito pubblico) che ci farebbe perdere la fiducia dei mercati ed avrebbe conseguenze negative difficilmente valutabili a livello globale. Trovarci nell'euro sarà pure una cattiva notizia, ma l'idea che questa situazione sia risolvibile in qualche modo semplicistico non è presa sul serio.

La frase di Boldrin non fa che prendere atto dell'opinione di molti economisti, secondo cui avere una moneta unica per l'intera Eurozona non è una buona cosa

 

Questo Michele lo afferma un po' più su. In realtà la questione che pongo è un po' più diretta: perchè nel 2010 riteneva di non essere in grado su due piedi di valutare costi e benefici di un uscita mentre oggi ritiene che l'uscita sia un disastro? Vorrei solo capire il thinking process o l'analisi economica che l'ha portato a mutare pensiero sulla questione.

 

Penso che i Borghi e i Bagnai abbiano preso sufficiente notorietà millantando uscite indolori dall'euro per l'Italia, sarebbe quindi positivo capire bene, magari proprio dallo stesso Michele, perchè, e se, questa è un'idea malsana.

 

Grazie del link e della risposta

 

MP

Altri han gia' risposto nei commenti precedenti con parole che, grosso modo, condivido.

 

Che l'euro non fosse una buona idea io lo sostenevo nel lontano 1995, ma questo ora non e rilevante. Nel 2010 ero incerto sul tradeoff fra reputazione e politiche monetarie indipendenti. Oggi, alla luce di quanto han fatto i i politici italiani, spagnoli, etc.,  la reputazione mi sembra il fattore dominante assieme al fatto che, se lasciato a se stessi,  i governi di quei paesi mai adotterebbero la benche' minima riforma strutturale. Insomma, oggi tornare alla lira  implica una patrimoniale sostanziale sui detentori di debito pubblico ed una fuga dal medesimo con ovvie conseguenze disastrose per tutti. Mi sembra ovvio e non capisco perche' perdere tempo a dibattere le assurdita' che questi due propinano agli ignavi ascoltatori di quella pessima piazzata ideologica che e' ultima parola. Se qualcuno ci trova qualcosa di razionale e sa descrivermi come un ritorno alla lira funzionerebbe, lo scriva e mi sforzero' di capire se vi sia alcunche' di sensato . Ma lo dubito.