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La Cina ci è vicina. Secondo la FIOM è a Pomigliano d'Arco

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Marco, giusto delle domandine premettendo che in materia non ne so un tubo. Tu metti in evidenza un comportamento censurabile dei sindacati, non voglio entrare su questo, al massimo sulla sua marginalità. Banalmente:

1) se dei "permessi elettorali" mandano a picco la baracca, mi è difficile credere che la baracca non andrà a picco già di suo. sbaglio?

2) quanta della maggiore produttività deve venir fuori dalla turnazione ottima per non andare a picco? quanta da nuovi investimenti in ricerca, tecnologia e quant altro? gli imprenditori investono? e nel farlo sono i migliori al mondo? no, perchè se non è così siamo già a picco o mi sbaglio?

3) la soluzione è davvero nell'abbassare il costo unitario orario o è altrove? no perchè magari da ignorante io sopravvaluto la sofisticazione del mercato automobilistico...

Non è questo che mi interessa discutere però in fondo: se la baracca va comunque a picco, quale dovrebbe essere l'atteggiamento dei sindacati se non quello di arraffare il più possibile? anche qui, probabilmente, mi sbaglierò.

Ma sei sicuro che si possa mischiare discorsi su R&D e discorsi industriali?

Dall'articolo mi era sembrato di capire che il punto era di ridurre il peso dei costi fissi incrementando la produttività degli operai, cosa abbastanza logica.

Tra l'altro, anche dal commento di Enrico, Marco traccia un punto molto serio: l'assenteismo. Sembra poco, ma, per dire, io so molto bene che tale problema c'è anche nelle piccole fabbriche (tipo 15 operai) ed è di difficile soluzione per i capi reparto: 1) perché, di solito, i "manager" aziendali non stanno a sentire la produzione; 2) perché le leggi in materia lavorativa italiane pare incentivino questo tipo di comportamenti.

Sugli investimenti in ricerca... dovremmo capire che tipo di ricerca prima, se sul prodotto (allora hai ragione) o sui processi industriali (allora non so fino a che punto hai ragione, perché quel tipo di ricerca non è tanto della Fiat, ma di chi produce i macchinari industriali per la Fiat). 

E ultimo, non credo che i sindacati siano così abili da capire che la situazione è grave. Credo che i sindacati siano rimasti agli anni '70 e '80 e continuino a ragionare come se le cose non fossero mai cambiate.

Ti rispondo ai punti:

1. I permessi elettorali non mandano a fondo la baracca (oddio..), ma fanno perdere obiettivi di produzione, difatti la FIAT non chiede di non darli, ma di recuperare i turni persi senza aggravio di costi. Mi spiego: è un tuo diritto farti i giri elettorali fra i clientes per ricordardrgli di votare secondo indicazioni, ma non puoi pretendere che paghi io i tuoi giri elettorali. Questo affonda la baracca, e quindi, secondo l'accordo, non si potrà più fare.

2. La turnazione è concepita per l'utilizzo degli impianti, gli impianti sono nuovi di pacca, per cui l'imprenditore ci mette i soldi degli impianti (800 milioni di euro), nel momento in cui si hanno nuovi impianti si hanno anche nuovi modelli, per cui l'investimento in R&D è già stato fatto.

3. La soluzione è nell'aumentare la produttività, ovvero a fronte di x speso in salari devo produrre y auto, altrimenti finisco fuori mercato, o ci rimetto: Termini Imerese chiude perchè la produttività è talmente bassa che per ogni auto prodotta la FIAT ci rimette 500 euro.

L'atteggiamento dei sindacati (FIOM in particolare) è del tipo: il lavoratore ha sempre ragione, ti fa un favore a venire da te, ringraziaci, perchè se vincessimo noi le elezioni ti avremmo già nazionalizzato, così chi se ne fotte se l'azienda ci perde, tanto pagano gli altri..