Titolo

La Cina ci è vicina. Secondo la FIOM è a Pomigliano d'Arco

7 commenti (espandi tutti)

Per me mandare 451 certificati medici per non pagare di tasca propria lo sciopero è una violazione del CCNL, è inutile piangere lacrime di coccodrillo se poi uno si incavola e vuole modificare il CCNL.

Se poi vuoi un elenco degli accordi sottoscritti dal sindacato, e poi completamente disattesi l'elenco è talmente lungo che non basterebbe un libro.

E' inutile continuare con questa storia dei "diritti lesi": i diritti si conquistano, ma poi si mantengono senza abusarne, perchè dall'altra parte ci si stanca anche di prenderle, e quando si può poi si picchia.

A Napoli si dice "quanno si martiell vatt', quann si incudine statt'" (trad. "quando sei martello batti, quando sei incudine statti", in questo momento Fiat si sente martello, sta al sindacato capire che è incudine e limitare i danni che i suoi abusi (quelli del sindacato) hanno provocato.

Non sei il solo a parlare di "diritti lesi", CCNL negato e così via, ma non ho sentito uno di voi dire "effettivamente, però, 451 certificati sono una beffa anche per chi ha scioperato e ci ha rimesso di tasca sua", oppure dire "effettivamente 1500 permessi elettorali (concessi solo ai sindacalisti!!) sono un pò tanti, e mandare avanti uno stabilimento diventa impossibile" . Nessuno ! Solo diritto lesi, e i doveri ? Dove sono i doveri ? Adesso  a piangere perchè uno dice " adesso questa è la minestra, oppure quella è la finestra". Eh no, troppo comodo parlare di "diritti inalienabili" quando dietro quei diritti si nascondono degli abusi !

sai se la FIAT a Pomigliano , a sciopero proclamato , concede ferie il giorno dello sciopero?

sai se i 451 "ammalati" la FIAT uando comunica i dati dello sciopero , li include fra gli scioperanti?

è un 8,3%

scusami Marco, ma se rileggi i miei interventi, dico chiaramente che chi fa certificati falsi dovrebbe essere preso a calci in kulo, non dall'azienda, ma dai sindacati.

 

E comunque non digerisco questa idea per cui io debba rinunciare ad esercitare un mio diritto perche' qualcuno fa il furbo e l'azienda non e' in grado di smascherarlo. 

 

L'articolo 13 dell'accordo a me pare doppiamente inutile perche' da un lato vessatorio (i "pacta sunt servanda" si applica non solo all'acordo corrente ma anche ai passati, CCNL massime) e dall'altro inefficace a raggiungere lo scopo, i.e. l'asserita pace sociale in fabbrica: se io voglio scioperare contro la Fiat perche' mi mette le macchinette del caffe' a un km dalla mia linea lo posso fare e dubito che un qualunque tribunale del lavoro possa avallare il mio licenziamento solo perche' ho scioperato contro un accordo, magari siglato da sindacati cui io non appartengo.

 

Quanto alle malattie, se si vuole stronacare l'assenteismo, si dispone la visita del medico fiscale ipso facto all'arrivo del certificato medico, come mi pare gia' succeda in altre fabbriche.

Anche sui "permessi elettorali" puoi rigirartela come ti pare. Ammetto che sia un malcostume, un abuso di un istituto, tal quale le stratosferiche indennita' parlamentari, nato per uno scopo ben preciso (e nobile) del quale tutti abusano. Ma non e' che il cattivo uso che se ne fa, infici il principio (giusto). E ribadisco, dubito che un qualsiasi tribunale del lavoro possa dare ragione alla fiat

Per cui a me sembra che tutto sommato l'articolo 13 esuli dalla situazione contingente Pomigliano, ma sia un messaggio a tutto l'apparato industriale industriale, destinato a cambiare i rapporti di forza tra imprenditoria e sindacato, come candidamente ammette Angeletti, ormai a capo di un sindacato "giallo"

E questo credo sia ben chiaro a Cgil e Fiom, che giustamente su turnazioni e organizzazione del lavoro hanno un atteggiamento realista e li accettano, ma sulla questione dell'articolo 13, che e' simbolica si sono impuntati.

E guarda che io vorrei che l'accordo su Pomigliano si chiudesse, ma da lavoratore dipendente (in ben altro contesto) le condizioni cui Fiat vuole che si chiuda, mi inquietano

E guarda che io vorrei che l'accordo su Pomigliano si chiudesse, ma da lavoratore dipendente (in ben altro contesto) le condizioni cui Fiat vuole che si chiuda, mi inquietano

E fai bene ad inquietarti.

RR

 

 

E comunque non digerisco questa idea per cui io debba rinunciare ad esercitare un mio diritto perche' qualcuno fa il furbo e l'azienda non e' in grado di smascherarlo.

Poichè molto spesso i cd "diritti" generano dei comportamenti opportunistici e distorsivi (free riding) sarebbe importante per la credibilità e la sostenibilità del sistema che i sostenitori e i beneficiari dei diritti medesimi propongano dei meccanismi effettivi per ridurre tali distorsioni. Anche perchè, non va mai dimenticato, che alla fine (prima o dopo) i comportamenti opportunistici danneggiano anche coloro che avrebbero dovuto essere i primi beneficiari dei diritti medesimi. Il "controllo" non può essere sempre demandato ad altri, piuttosto ci devono essere dei meccanismi di autocontrollo interno. Ad esempio: la CGIL ha sempre utilizzato un proprio servizio d'ordine per garantire lo svolgimento pacifico delle proprie manifestazioni, perchè ?. Detto in altri termini: se si fa saltare il banco non c'è più trippa per alcuno.

ma io mica nego che debbano esserci meccanismi di (auto)controllo. Contesto l'idea che la soluzione del problema sia negare quei diritti

 @ Eugenio

E questo credo sia ben chiaro a Cgil e Fiom, che giustamente su turnazioni e organizzazione del lavoro hanno un atteggiamento realista e li accettano, ma sulla questione dell'articolo 13, che e' simbolica si sono impuntati.

Quando si verificano abusi, ed a Pomigliano ne sono accaduti e ne accadono, le violazioni devono e possono essere scoperte e sanzionate anche dal sindacato e non solo dall'azienda. Se di cointratto si parla e ci sono due contraenti, la funzionalità dell'accordo passa attraverso comportamenti attivi da parte di entrambi. A Pomigliano da questo punto di vista, la storia brilla per la mancanza di ogni precedente al riguardo anche quando in fabbrica accadeva di tutto e di più. L'azienda ha il dovere di salvaguardarsi anche in considerazione del delicato equilibrio organizzativo che la nuova tipologia di impianti richiede.