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La Cina ci è vicina. Secondo la FIOM è a Pomigliano d'Arco

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Forse sarebbe stato meglio linkare anche le motivazioni della FIOM.

Lo faccio qui per completezza, credendo che sia stata un semplice dimenticanza.

http://www.fiom.cgil.it/cc/cc_10_06_14-fiat.pdf

Ora tutti possono farsi una idea completa.

 

 

L'articolo è stato ultimato sabato, ed è uscito domenica notte, il tuo link è di ieri e la sfera di cristallo mi mancava.

Comunque già l'utente "Mago Fabian" aveva linkato il comunicato e già li trovi le mie considerazioni.

Solo un appunto, che mi fa ulteriormente incazzare (ogni tanto si devono usare i termini giusti), leggi pag. 2 quarto capoverso:

Rivendichiamo (sì, sta proprio scritto rivendichiamo, sembra di leggere le BR..) la definizione, frutto di un confronto fra tutte le parti di un piano di intervento pubblico sul terreno della mobilità sostenibile e dello sviluppo della tecnologia alternativa (e se sono più di una ?), compresa la mobilità elettrica (allora sono più di una ! e il plurale?) e di un reale coordinamento fra le varie istituzioni

Allora, poichè mi sono stancato, traduco:

1. Non abbiamo mai fatto un cazzo e non capiamo perchè proprio oggi vorreste che noi andassimo a lavorare, visto che fra finte malattie e finti permessi sindacali stavamo a casa tutto il tempo a spese vostre e di quei quattro fessi che vanno a lavorare e pagano le tasse.

2. E' da anni che la Fiat mantiene uno stabilimento (anzi due) a spese dello Stato, è ora di cessare questa assurda commedia: la Fiat vorrebbe fare l'azienda, noi vogliamo fare gli statali, e lo rivendichiamo.

Per tutto il resto muoia sansone con tutti i filistei, che a noi la pagnotta è garantita lo stesso.

Il punto della mobilità sostenibile è cruciale, nel senso che le scelte pubbliche influenzano l'industria, il continuo sostegno al mercato delle auto (incentivi, rottamazioni etc...) alimenta, ad esempio, la produzione di autoveicoli. Questi interventi fatti in nome dell'ambiente nei fatti configurano sia un aiuto indiretto all'impresa che un costo per la società (in termini di innovazione etc...)

Se le politiche fossero rivolte ad esempio al trasposrto pubblico ed alla sua incentivazione ad esempio la FIAT potrebbe produrre mezzi pubblici elettrici creando nuovi rami produttivi, più innovativi soggetti a minor concorrenza. Purtroppo questa non fu una scelta praticata negli anni 70 quando si decise di privilegiare l'auto piuttosto che il trasporto pubblico.

(a Londra dal prossimo anno, partiranno i nuovi bus, che avranno un nuovo restailing e saranno ecologici)

Walter Tocci fu assessore alla mobilità nella prima giunta Rutelli e dopo aver studiato la situaizone traffico a Roma disse che qualsiasi riforma del sistema dei trasporti pubblici non sarebbe stata risolutiva per la circolazione se il modello urbanistico non fosse cambiato. Il tempo gli ha dato ragione.

La pianificazione della politica è necessaria e deve essere concertata, salvare il carozzone fiat con interventi spot serve a poco.

 

Secondo punto, la FIAT assorbe risorse pubbliche (e sull'opportunità o meno si può discutere) ma allora non può, credo, fare il bello e cattivo tempo, aprendo e chiudendo stabilimenti, mettendo in cig e cigs i lavoratori nei momenti bassi di ciclo (ma qua sembrano sempre bassi), spostando fuori le produzioni pretendendo deroghe ai contratti nazionali e ponendo in essere ritorsioni come quella di questi giorni. La cosa divertente è che usa, per far bere all'opinione pubblica quanto sono lassisti i lavoratori, la storiella dei permessi politici in periodo elettorali (sabato/domenica/lunedì)...la cosa è suggestiva perchè cavalca l'antipolitica del momento ma i rappresentanti di lista ed i componenti di seggio servono per la democrazia quindi poche storie, non anche in altre aziende, quali ad esempio quelle dei trasposrti locali avvengono cose del genere (all'ATAC di Roma) ma nessuno fallisce dal momento che è una pratica regolamentata con preavvisi che danno all'azienda la possibilità di organizzarsi. Il fatto che la FIAT utilizzi questo argomento fa ridere soprattutto perchè questo è un dovere del cittadino (è una legge) e non un diritto dei lavoratori (non sta nel cnl) e pertanto usare strumenti come questo nei confronti per sensibilizzare l'opinione pubblica maschera secondo me un attacco ai diritti dei lavoratori.

Per concludere, credo che lo sviluppo di una società vada di pari passo con i diritti ma qui, come in molti casi, pare si stia andando altrove.

Quello di oggi mi pare tanto un ricatto, non c'è un accordo sul quale trattare ma un piatto da mangiare o meno dove le responsabilità sono totalmente trasferite sull'organizzazione sindacale.

Cmq qui ho trovato una sinossi delle proposte con relative conseguenze

http://www.fiom.cgil.it/auto/fiat/pomigliano/10_06_14-PuntoFiom.pdf

 

p.s.: chi scrive non ha nulla a che fare col sindacato

anche in altre aziende, quali ad esempio quelle dei trasposrti locali avvengono cose del genere (all'ATAC di Roma) ma nessuno fallisce dal momento che è una pratica regolamentata con preavvisi che danno all'azienda la possibilità di organizzarsi.

Scusa e come esempio di aziende in cui avvengono cose del genere ma non si fallisce non abbiamo niente di meglio che l'ATAC di Roma? Azienda degnissima, per carità, ma mi risulta in buco perenne, oltre al fatto che è una controllata pubblica e un monopolista; non esattamente il paradigma di azienda che sta sul mercato.

Secondo punto, la FIAT assorbe risorse pubbliche (e sull'opportunità o meno si può discutere) ma allora non può, credo, fare il bello e cattivo tempo, aprendo e chiudendo stabilimenti, mettendo in cig e cigs i lavoratori nei momenti bassi di ciclo (ma qua sembrano sempre bassi)

Infatti non dovrebbe prendere "risorse pubbliche" nel senso di trasferimenti diretti. Pero' se si parla di CIG e CIGS, quelli sono ammortizzatori sociali quindi si tratta di benefici per i lavoratori. Quanto all'aprire e chiudere stabilimenti, si tratta di un soggetto privato quindi scelte loro, a meno che lo Stato non dica a Marchionne "ecco 800 milioni di EUR, investiteli a Pomigliano ma non chiudete"; il che pero' credo non sia possibile all'interno dei Regolamenti europei.

mi sorge un dubbio, e forse sono paranoico (ma Ronald Laing ed Henry Kissinger erano d'accordo che "anche i paranoici hanno nemici reali"), ma non è che la Fiat abbia proposto proprio un piano irricevibile a prescindere, per fare un piacere al governo e guadagnarsi delle benemerenze isolando CGIL e FIOM? Cioè, e se la FIOM avesse (periodo molto ipotetico) ragione e la proposta di accordo avesse profili di incostituzionalità, la Fiat va a rischiare 800 testoni per vedersi il piano industriale colpito e affondato da una sentenza? A me mi sa tanto di piano B (e lato B...), dove il piano A è che hanno già deciso di andare in Serbia o in Polonia e per evitare il contraccolpo politico e lo vogliono bilanciare facendo un favore politico al governo.

In quanto alla mobilità sostenibile e alla qualità del management Fiat, vorrei suggerire questa geniale botta di spirito imprenditoriale, pari alla chiusura della divisione computer della Olivetti, quella di ELEA  e di Mario Tchou

La Matiz è il risultato finale del progetto Italdesign Lucciola[1], sviluppato nel 1992 dagli studi della Italdesign di Giorgetto Giugiaro e presentato al Salone dell'automobile di Ginevra nel 1993. La Lucciola venne proposta al Gruppo Fiat come una ipotetica erede della Cinquecento, dotata di una motorizzazione ibridarealizzata abbinando due motori elettrici da 7 kw ciascuno ad un propulsore diesel due cilindri da 0,49 litri capace di 8 cavalli di potenza massima, carrozzeria tre porte e una grande versatilità di carico. La carrozzeria era realizzata con materiali riciclabili. A causa delle soluzioni fin troppo costose per l'epoca il progetto venne bocciato dalla Fiat e venne ceduto a Who Woo Choonga, all'epoca presidente della Daewoo, il quale era intenzionato a produrre un piccola city car con carrozzeria monovolume e cinque porte.

cioè, nel '93 la Fiat ha buttato a mare la possibilità di essere all'avanguardia nell'ibrido, mentre intanto continuava a produrre la mitica 126 (che se andavi troppo forte si formavano le bolle di vapore nel tubo d'alimentazione, been there, done that... e poi parlano male della Trabant)

Lo so, sono fazioso e veteromarxista, però ci vedo un pò troppo livore contro gli operai in genere. Che poi quegli episodi di malcostume che si citano vadano repressi...d'accordo. 

 

 

 

 

forse l'affaire COMMON RAIL brevettato da FIAT ( centro ricerca Elasis di Bari ) e il cui brevetto è stato ceduto a BOSCH ( 1994 ) è ancora più emblematico della lungimiranza

Dimentichi la ciliegina sulla torta:

3.quei polentoni di Arese è 20 anni che son pagati per [non] produrre auto elettriche standosene a casa. E noi????

Bhe, sono anche 20 che si domandano perchè la sera Prodi comunicò l'accordo con la Ford e la mattina erano di proprietà Fiat e anche che fine abbiano fatto i soldi che FIAT doveva versare al governo. Premesso questo: lo stabilimento di Arese è un altro scandalo, ma si parla oramai di 345 persone!

Poi l'auto elettrica è esistita solo nella fantasia di Formigoni (pare ci fossero problemi con le prolunghe). Lo stabilimento è stato chiuso (tranne il Museo) e i lavoratori dovevano trasferirli a Mirafiori lo scorso Gennaio. Quest'ultima parte non sono se siano riusciti a farla ma, dato che nessuno ha occupato l'autostrada dei laghi ultimamente, penso di sì.