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L'economia politica de "gli economisti"

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L’anno in cui si produce 130 invece di 100 ed i lavoratori guadagnano sempre 50, i lavoratori si comprano 50 ed i capitalisti 80, che fa 130: nessuna crisi di sovrapproduzione! Apparentemente questo non succede. O forse i capitalisti non hanno voglia di consumare, che sono grassi, hanno già tutto, sei iPad e tre Ferrari, senza parlare di tutti gli avana che possono fumarsi. Ma allora buttano quello che hanno fatto produrre ai lavoratori? Se buttano parte della produzione, non ci guadagnano nulla, quindi il valore della produzione quell'anno non è 130, ma meno! Perché valga 130, la produzione, devi averi ricavato 130 dalla sua vendita!

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Molto giusto - non è che ci sia la classe dei padroni col sigaro e la marsina che sfrutta i minatori per scavare il suo oro, e poi gli vende anche le piccozze a tasso d'usura e le scatolette di fagiuoli, e via cospirando con le varie teorie del "circuito" etc.; però, è pur vero, a mio giudizio, che la finanziarizzazione dell'economia ha "drogato" l'equazione 130 = 80 + 50 citata sopra, per cui i "lavoratori" hanno preso redditi di 50 e comprato 70 prendendo 20 a credito, quindi i creditori hanno artificiosamente assegnato un valore di 20 a ciò che in realtà sul mercato valeva zero se le aspettative fossero state perfettamente "razionali", cioè i lender avessero capito che il debitore sempre 50 avrebbe guadagnato e quindi non avrebbe potuto servire il debito; conseguenza, il mercato ha anche sopravvalutato le azioni dei fabbricanti delle merci relative - eccetera, fino all'esplosione della bolla al termine della quale il livello della produzione si dovrà forse riadattare al ribasso? (L-shaped exit?).

In termini più concreti: i prezzi dei traded goods restano "bassi" per generare la domanda d'equlibrio, ma anche i costi incluso il lavoro scendono grazie alla concorrenza globale; i profitti restano elevati, tutto sommato, proprio perchè i salari restano contenuti. Le società però devono crescere, sennò la giostra dei mercati finanziari si ferma, il titolo scende,  il CEO viene licenziato, i broker non hanno più titoli da far girare, i private equity non hanno più il carried interest da spendere, etc. etc. Dunque i consumi debbono essere pompati vieppiù, bisogna spendere e spendere non già per sostenere il tasso di profitto, ma per far montare la chantilly e far girare tutta la sovrastruttura di carta; poi alla fine dell'orgia vedremo a chi tocca fare il clean-up: intanto, arraffiamo.

Un'altra strada per trasmettere questo meccansimo potrebbe essere l'effetto-ricchezza: l'impiegato che si legge le quotazioni su internet e vede che è diventato ricco perchè cià le azioni Sony, LVMH e Microsoft a 100k€ e le pagò 25k€, corre a comprarsi l'Home Theater da 75", il PC nuovo ed una bella borsa di Vuitton per la ganza; ma poi quando la musica finisce le azioni tornano a 20k€ e il nostro omino si trova senza seggiola.

A me sembra che, in una accezione meno naif dell'idea dell'eccesso di produzione "statica", questo effetto si sia verificato, e tutto sommato possa essere tr al'altro alla radice degli squlibri attuali.

Se poi dobbiamo parlare di rimedi, non sono certo le ricette del Pleistocene invocate dai 100, ma questo è un discorso parecchio più complesso ...

 

Un'altra strada per trasmettere questo meccansimo potrebbe essere l'effetto-ricchezza: l'impiegato che si legge le quotazioni su internet e vede che è diventato ricco perchè cià le azioni Sony, LVMH e Microsoft a 100k€ e le pagò 25k€, corre a comprarsi l'Home Theater da 75", il PC nuovo ed una bella borsa di Vuitton per la ganza; ma poi quando la musica finisce le azioni tornano a 20k€ e il nostro omino si trova senza seggiola.

Non l'ho capita questa, se si compra tutte quelle cose è perchè ha venduto le azioni, per cui che gliene frega se poi quelle vanno a picco?

 

Credo si riferisse al caso in cui se le compra facendo debiti o risparmiando meno tanto "c'ha le azioni" a copertura...

Esattamente - risparmia meno perchè è già sopra il target di ricchezza finanziaria, o s'indebita perchè ha le azioni a collateral. Più probabile la prima, almeno in Italia, dove il consumer credit è poco in auge, per fortuna secondo me.

 

però, è pur vero, a mio giudizio, che la finanziarizzazione dell'economia ha "drogato" l'equazione 130 = 80 + 50 citata sopra, per cui i "lavoratori" hanno preso redditi di 50 e comprato 70 prendendo 20 a credito, quindi i creditori hanno artificiosamente assegnato un valore di 20 a ciò che in realtà sul mercato valeva zero se le aspettative fossero state perfettamente "razionali", cioè i lender avessero capito che il debitore sempre 50 avrebbe guadagnato e quindi non avrebbe potuto servire il debito;

Ho anch'io dei dubbi su questo aspetto. Non sono d'accordo sull'irrazionalità dei lender, che probabilmente contavano sul costo irrisorio del denaro per ridurre il rischio che i debitori non pagassero, dati i tempi presumibilmente brevi di break even, ma tuttavia vedevo e vedo ancora come molto probabile che si arrivi a questo:

il livello della produzione si dovrà forse riadattare al ribasso? (L-shaped exit?).

Più che spiegazioni tipo questa:

Le società però devono crescere, sennò la giostra dei mercati finanziari si ferma, il titolo scende,  il CEO viene licenziato, i broker non hanno più titoli da far girare, i private equity non hanno più il carried interest da spendere, etc. etc.

penso che la responsabilità sia degli incentivi di origine "governativa" a certi tipi di investimento piuttosto che ad altri, soprattutto a seguito di salvataggi bancari o statali, e non di una qualche spinta "anomala" creata dagli operatori finanziari.

l'impiegato che si legge le quotazioni su internet e vede che è diventato ricco perchè cià le azioni Sony, LVMH e Microsoft a 100k€ e le pagò 25k€, corre a comprarsi l'Home Theater da 75", il PC nuovo ed una bella borsa di Vuitton per la ganza; ma poi quando la musica finisce le azioni tornano a 20k€ e il nostro omino si trova senza seggiola.

Questo esempio però mi pare calzante, se non altro per ragioni autobiografiche, e mi pare che, escludendo che si possa riprendere con gli acquisti a debito, l'unica uscita possa essere a L.

 

 

penso che la responsabilità sia degli incentivi di origine "governativa" a certi tipi di investimento piuttosto che ad altri, soprattutto a seguito di salvataggi bancari o statali, e non di una qualche spinta "anomala" creata dagli operatori finanziari.

Mi pare che accollare tutta la responsabilità alle distorsioni governative sia esagerato. Chi conosce i mercati sa che funzionano così: occorre mostrare crescita degli utili anno su anno, altrimenti la macchina non gira: con un cost of capital del 10% e zero crescita il P/E sta a 10x, un multiplo da vecchia ferriera, ed uno stipendio al CEO da impiegato. Per fare girare i soldi, il titolo deve trattare sul mercato a 20x (for argument's sake: è una cifra realistica ma non statisticamente  rilevata) il che vuol dire un CAGR del 5%. E se l'economia cresce al 1.5-2% come facciamo a far crescere gli utili al 5%, in MEDIA? Da qui l'imperativo categorico: vendere, vendere, vendere e se i consumatori non hanno abbastanza soldi, glieli prestiamo noi. Chi può smentire, si faccia avanti: mi interesserebbe vedere l'evidenza contraria.