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L'economia politica de "gli economisti"

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due domande da profano all'estensore dell'ottimo post.

"sovraproduzione"

giustamente dici che mancano i prezzi. Se per ipotesi il prezzo d'equilibrio fosse tale da generare perdite ai produttori, che reagiscono con licenziamenti che portano a calo di acquisti ecc. ciò non può generare deflazione e spigare in parte ciò che sta avvenendo?

"teorie economiche"

perchè da sempre convivono teorie economiche così differenti? la prova dei fatti dovrebbe aver validato una rispetto alle altre, invece continuano le dispute "ideologiche". Per chi come me proviene da materie fisico-matematiche, anche se applicate all'ingengeria, questo è incomprensibile.

grazie in anticipo per le risposte.

Rispondo sulla seconda: il problema principale è la difficoltà di dedurre segnali chiari dall'evidenza empirica senza poter disporre di esperimenti controllati. E anche se si potesse disporne, non è sempre così facile poterne interpretare i dati (c'è tutto un dibattito metodologico in corso su questo).

Mi verrebbe da dire inoltre che anche in fisica a volte le teorie sono controverse

Ci provo anche sulla prima domanda: gratta gratta, i proponenti delle politiche keynesiane hanno in mente un modello con equilibri multipli (non è questa l'idea dei 100 estensori, ma provo ad interpretare - benevolmente -  il pensiero di altri): in uno di questi equilibri la gente è felice, va a lavorare, produce e consuma molto, in un altro equilibrio la gente è demotivata e se ne sta a casa bighellonando; la produttività è bassa e si consuma poco perché non ha redditi da lavoro. E se non c'è domanda non c'è nemmeno incentivo a produrre. Dunque, sostengono questi, c'è un ruolo per lo stato: creare questa domanda e fare in modo che la gente si metta a produrre così cambia di umore; poi una volta passati all'equilibrio n. 1 lo stato può tirarsi indietro. Qualsiasi cosa funziona: guerre termonucleari, scavar buche e poi riempirle, etc..., basta far lavorare la gente, e dargli soldi così si tirano su di morale e cominciano a consumare a suon di spaghettate. 

Il problema principale di questo ragionamento è che non è per niente ovvio che un qualsiasi atto di governo possa far "cambiare umore". Inoltre, la recessione c'è perché si producevano cose che la gente non vuole più ... come fa il governo a sapere cosa la gente ora vuole? Se il governo crea domanda di cose che la gente in fin dei conti non vuole (guerre, buche da riempire, ma anche ponti sullo stretto, tav in alta montagna, e così via) per un po' si lavora e consuma ma dopo un po' si scopre che sono stati buttati soldi in attività improduttive e ci si riscopre più poveri di prima. E se si è poveri non è che si consuma tanto. La cosa difficile da far entrare in certe teste è che la crescita non viene dal consumo, ma dal lavoro e dalla creazione di nuove idee. Se consumi e non hai idee, prima o poi ti trovi con niente. Questo e' autoevidente. Cosa faccia saltare un'intera popolazione da un equilibrio all'altro invece lo sa solo iddio. 

Sì in fisica le teorie sono controverse fino a quando non si possono fare degli esperimenti conclusivi per testarle ed è proprio il caso delle superstringhe. Ma se si riesce (o forse: fino a quando si riusciva) a fare un esperimento riproducibile, questo solitamente chiudeva la discussione.

Ma appunto questa non è la situazione dell'economia. Non riesco nemmeno a immaginare cosa potrebbe voler dire "riprodurre" un esperimento in una disciplina dove il concetto di "fiducia" (del consumatore, dei mercati etc.) gioca un ruolo chiave rispetto a ogni grandezza economica, prima fra tutte la liquidità della moneta. Non vedo come si possa pensare di mettersi due volte nelle stesse condizioni iniziali.

O forse, since money is a string (you can pull it but you can't push it) il problema sta tutto lì: it's a string. Not testable, even in physics.

O forse, since money is a string (you can pull it but you can't push it) il problema sta tutto lì: it's a string. Not testable, even in physics.

Bellissima, prendo nota e spero di ricordarmela!

La domanda da ignorantone a questo punto è: ci sono dei limiti entro i quali la teoria economica si può dire "universalmente" riconosciuta come giusta?

Per rimanere sulla fisica insomma si avranno moltissimi dubbi sulle superstringhe ma non sulla relatività generale, esistono campi più o meno ampi in cui si ha simile situazione per l' economia?

Nel primo capitolo del suo libro Principi di Economia Gregory Mankiw ne menziona 10:

1.Gli individui devono affrontare scelte alternative

2.Il costo di qualcosa è ciò a cui si deve rinunciare per ottenerla

3.Gli individui razionali pensano "al margine"

4.Gli individui rispondono agli incentivi

5.Lo scambio può essere vantaggioso per tutti

6.I mercati sono di solito uno strumento efficace per organizzare l'attività economica

7.L'intervento dello Stato, talvolta, può migliorare il risultato del mercato

8. Il livello di benessere di un paese dipende dalla sua capacità di produrre beni e servizi

9.I prezzi aumentano quando lo Stato stampa troppa moneta

10. Nel breve periodo i sistemi economici sono costretti a scegliere tra inflazione e disoccupazione.

scratch 10. a meno che il breve periodo non sia veramente breve

Forse gli sembrava emblematico trovare proprio 10 principi e l'ultimo è stato un pò tirato per i capelli.

Peraltro nel secondo capitolo riporta 10 frasi sulle quali "c'è più accordo tra gli economisti" prese da questo studio.

La prima recita "Imporre un tetto ai canoni di locazione riduce quantità e qualità dell'offerta del mercato immobiliare" (concorda il 93% degli economisti intervistati).

Mhm... i dieci principi di Mankiw mi ricordano sempre questo video.

Soprattutto gli ultimi tre: "blah blah blah" :)

7.L'intervento dello Stato, talvolta, può migliorare il risultato del mercato

6.I mercati sono di solito uno strumento efficace per organizzare l'attività economica

Quei talvolta e di solito quanto sono ben definiti? E' questo che causa problemi?

Si, sono ben definiti.

La 6 si riferisce al fatto che un'economia di mercato é sempre meglio di un'economia pianificata. Questo perché qualsiasi pianificatore sociale non conosce le preferenze, le capacitá e le aspirazioni degli individui e quindi, qualsiasi allocazione delle risorse decida, sará sempre peggiore di quella data dal libero mercato. In casi in cui siano presenti beni pubblici o esternalita' (la mia fabbrica inquina il fiume adiacente e io non pago nessun costo per l'inquinamento che causo) peró, l'equilibrio dato dal libero mercato non é effciente. 

Dunque la 7 si riferisce al fatto che, quando ci sono esternalitá o beni pubblici, lo stato puó migliorare l'efficienza rispetto all'allocazione che si avrebbe dal libero mercato. 

Grazie mille!

Un' ultima domanda, sperando di non mandare in crash il sito, esistono quindi dimostrazioni sulla necessità economica della proprietà privata? Oppure è una scelta a priori basata su preferenze soggettive seppur (fortunatamente) diffuse nella maggioranza della popolazione?

La proprietá privata é un requisito fondamentale per il funzionamento dei mercati ed é compito dello stato garantirla. Per riprendere un esempio nel libro di Mankiw, l'agricoltore non coltiverá mai i suoi campi se sa che il suo raccoltó gli verrá sistematicamente rubato. 

Un' ultima domanda, sperando di non mandare in crash il sito, esistono quindi dimostrazioni sulla necessità economica della proprietà privata? Oppure è una scelta a priori basata su preferenze soggettive seppur (fortunatamente) diffuse nella maggioranza della popolazione?

Von Mises pone come necessaria la proprietà privata per ottenere un libero mercato: "dove non c'è mercato libero non c'è un meccanismo per la formazione del prezzo; e senza un meccanismo per la formazione del prezzo non c'è calcolo economico" (Mises, "Socialismo", pag. 159 ... gran bel libro. http://www.ibs.it/code/9788818011586/mises-ludwig-von/socialismo-analisi... )

Io ero rimasto al fatto che è una delle ipotesi necessarie del modello di Arrow-Debreu.

Dipende da cosa intendi per necessità economica. Le formiche e gli orsi se la cavano anche senza. La proprietà privata è semplicemente un'istituzione regolata dalle leggi. Anche le istituzioni più liberiste prevedono sue limitazioni facilmente giustificabili economicamente (dal punto di vista dell'efficienza) usando il più classico dei neoclassici modelli. 

Vorrei anche correggere il tiro alle risposte date ai tuoi punti 6.7: sono ben definiti ma solo nel contesto di un modello ben definito. Empiricamente, è tutto un altro paio di maniche, e qui sorgono le polemiche.