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L'economia politica de "gli economisti"

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Ho letto la lettera dei cento economisti e mi sembra di poterla riassumere nella seguente narrazione. Negli ultimi X anni, nel mondo occidentale, è cresciuta la produttività del lavoro. La ricchezza così generata è stata però ripartita remunerando più del ragionevole il capitale e meno del ragionevole il lavoro dipendente. Il sistema richiedeva tuttavia una crescita dei consumi da parte dei lavoratori, i quali sono stati indotti, attraverso una politica di bassi tassi di interesse, ad indebitarsi per consumare ed arricchire così il capitale.  Finché il debito privato così accumulato è esploso a partire dalla bolla dei “mutui subprime”, dando luogo alla crisi. Ne segue che non bisogna tagliare la spesa pubblica.

Il vantaggio di questa spiegazione è di essere in forma di “narrazione”. E’ quindi apparentemente comprensibile a tutti. Inoltre ha il merito di gratificare chi la ascolta, che può identificarsi con i lavoratori scarsamente remunerati ed indotti con l’inganno a indebitarsi  e può anche  associarsi alla condanna di un lontano astratto “capitale”.

Naturalmente la narrazione lascia aperte molte questioni. Ad esempio, in Italia non c’è stata una esplosione del debito privato, ma piuttosto del debito pubblico. Forse la ripartizione irragionevole della ricchezza riguardava le tasse e il salario netto dei lavoratori. Forse allora dovremmo limitare la spesa pubblica e le tasse ed aumentare così i salari netti.

In pratica non si sa bene a quale popolazione questa narrazione si riferisca. Stiamo parlando dell’Italia o degli SU?  Mancano del tutto dati che appoggino questa narrazione. Ci si aspetta che la narrazione venga accolta perché gratifica chi la ascolta. Infine, il fatto che, in Italia, in presenza di un enorme debito pubblico non si debba tagliare la spesa pubblica è un gigantesco “non sequitur”. Qui, in realtà i cento economisti stanno andando contro il comune sentire degli italiani i quali, in maggioranza, ritengono che è meglio non avere debiti e che se si hanno debiti è meglio ripagarli al più presto. Infine i cento predicano diffusamente su che cosa dovrebbe fare la Germania, come se fossimo noi a votare per il parlamento tedesco.

I nostri amici di NfA non sono d’accordo con i cento economisti. Ma anziché proporre con chiarezza ed in forma narrativa (cioè in una forma accessibile a tutti) una spiegazione alternativa da cui derivare un suggerimento operativo, si scatenano nel ridicolizzare la posizione dei cento e nell’attaccarli personalmente. In questo modo portano innanzitutto discredito alla scienza economica. Se sette valorosi economisti ritengono “balle” le opinioni di cento professori e/o ricercatori di economia, vuol dire che della scienza economica non ci si può fidare. Certamente non potremmo immaginare cento professori o ricercatori di fisica, matematica, chimica, o anche biologia che sottoscrivono “balle” negli ambiti di loro competenza. Poi i nostri sette (o piuttosto due, ed i loro “fan”) continuano a far riferimento a “modelli” (probabilmente a modelli matematici), e a personaggi e teorie (Keynes, Sraffa) che risultano ignoti o comunque incomprensibili al comune lettore non economista. Insomma nella loro foga polemica trascurano la necessità di spiegare con chiarezza e semplicità che cosa è successo e che cosa bisognerebbe fare. Sono convinto che i fenomeni economici siano suscettibili di spiegazioni descrittive sotto forma di narrazione. Se non lo fossero tanto varrebbe per gli economisti tacere dal momento che politici ed elettori non sono in grado di discutere sulla relativa validità di “modelli” basati su astruserie come il teorema di Perron Frobenius e/o il teorema del punto fisso di S. Kakutani. Forse è vero che il modello di Sraffa è un caso particolare del modello  dell’equilibrio generale, ma che c’entra questo con la manovra di Tremonti? Al lettore italiano del blog interessa capire che cosa è successo, soprattutto in Italia,  per capire che cosa dovrebbe fare il governo italiano. Perché non ce lo spiegate (con qualche dato statistico, ma non troppi grafici, che si prestano a trucchi con i cambiamenti di scala), e non ci dite che cosa dovrebbe fare il governo? Perché tanta foga nello smentire i vostri cento colleghi anziani, o di università periferiche, o Carneadi semisconosciuti, o comunque disprezzabili? Come dicevo ai miei tesisti (ed erano tesi di matematica): dovete scrivere la tesi come se fosse un racconto che fate a vostra zia.

Mi dispiace dirlo, ma credo che lei non abbia letto con attenzione nFA negli ultimi mesi. Boldrin, Bisin, Zanella, Rustichini, Brusco e gli altri hanno chiaramente spiegato con dati, statistiche e parole (chiare anch'esse), le soluzioni che il governo dovrebbe adottare. Un esempio riguarda il convegno che si è tenuto a Roma (poteva venire, dato che insegna nella capitale...), "Tornare a crescere. Idee per una nuova politica economica"; un altro riguarda il festival dell'economia di Trento (anche qui, poteva assistere ad uno degli interventi dei redattori di nFA), etc.

Con riferimento al suo intervento, non mi è assolutamente piaciuto leggere questo:

Ma anziché proporre con chiarezza ed in forma narrativa (cioè in una forma accessibile a tutti) una spiegazione alternativa da cui derivare un suggerimento operativo, si scatenano nel ridicolizzare la posizione dei cento e nell’attaccarli personalmente. In questo modo portano innanzitutto discredito alla scienza economica. Se sette valorosi economisti ritengono “balle” le opinioni di cento professori e/o ricercatori di economia, vuol dire che della scienza economica non ci si può fidare. Certamente non potremmo immaginare cento professori o ricercatori di fisica, matematica, chimica, o anche biologia che sottoscrivono “balle” negli ambiti di loro competenza. Poi i nostri sette (o piuttosto due, ed i loro “fan”) continuano a far riferimento a “modelli” (probabilmente a modelli matematici), e a personaggi e teorie (Keynes, Sraffa) che risultano ignoti o comunque incomprensibili al comune lettore non economista. Insomma nella loro foga polemica trascurano la necessità di spiegare con chiarezza e semplicità che cosa è successo e che cosa bisognerebbe fare. Sono convinto che i fenomeni economici siano suscettibili di spiegazioni descrittive sotto forma di narrazione.

Spiegare economia sotto forma di narrazione è dovere di professori che hanno a che fare con alunni al primo anno, o con persone che non conoscono i principi dell'economia. In questo caso trattasi di professori che hanno voluto mandare un messaggio ad altri professori; in questo senso, il suo appunto mi pare out of topic. Mi permetta di dirle, Professore, che la spiegazione sotto forma di narrazione piace tanto, ma proprio tanto, ai politici che cercano il consenso ... mi pare che Boldrin e Bisin, nel caso specifico, non stiano cercando viscidamente il consenso, al contrario mi pare che abbiano dimostrato come la "Lettera degli economisti" non rappresenti la verità che il lettore meno avvezzo all'economia dovrebbe sapere.

Caro Sandro, grazie mille per averci fatto sapere cosa avresti scritto tu.

Sei liberissimo di scriverlo, ovviamente, chi te lo impedisce? Magari sei più bravo di noi a farlo. Anzi, probabilmente lo sei di sicuro. Infatti, l'ultima volta che ho fatto leggere un tuo articolo di matematica a mia zia ha detto che aveva capito tutto ...

P.S. Se proprio vuoi le narrazioni, leggiti il blog e ne trovi dozzine di narrazioni di cosa sia successo. Cosa dobbiamo fare? Ripeterle ogni settimana solo perché tu non fai attenzione e salti gli articoli? Fossi in te, prima di spiegare agli altri cosa scrivere leggerei con attenzione cos'hanno scritto. Vale per me come per Jose Saramago.

 

In effetti ricordo un anno fa una divertente narrazione sulla crisi scritta, mi sembra, da Giovanni Federico. Il punto che tentavo di fare è un altro. La lettera pur troppo lunga dei cento economisti può essere riassunta in una storiella facile facile (anche se non documentata). Questo la rende efficace come strumento per influenzare l'opinione pubblica. La migliore risposta da questo punto di vista sarebbe una storiella altrettanto facile, ma ben documentata. Credo invece che le polemiche tra professori disorientino il pubblico.

"l'ultima volta che ho fatto leggere un tuo articolo di matematica a mia zia ha detto che aveva capito tutto ..."

Ormai, dopo Elvis, Lou Reed, il bollito misto e gli anolini Boldrin è il mio mito.

In questo modo portano innanzitutto discredito alla scienza economica. Se sette valorosi economisti ritengono “balle” le opinioni di cento professori e/o ricercatori di economia, vuol dire che della scienza economica non ci si può fidare

Non vedo il punto. Che i sette valorosi abbiano torto oppure ragione perché dovrebbe derivarne discredito per l'economia? Se i sette hanno torto, sono dei mentecatti con manie di grandezza (ci vuol poco a farsi un'idea). Se i valorosi hanno ragione vuol dire che l'università italiana è piena di parrucconi autoreferenti, scollegati dalla realtà che hanno pure la faccia tosta di fare pubblici appelli e che la corte dei mangia-morte giornalistici non possiede quel buonsenso minimo (non dico conoscenze economiche) per accorgersene

Certamente non potremmo immaginare cento professori o ricercatori di fisica, matematica, chimica, o anche biologia che sottoscrivono “balle” negli ambiti di loro competenza.

Ok qui è la solita differenza tra scienze naturali e scienze sociali (che della scienza hanno solo il metodo). Proviamo a modificare la prospettiva:

Potremmo immaginare 100 professori o ricercatori di filosofia, letteratura, storia, sociologia,teologia. religione che sottoscrivono balle nei loro ambiti di competenza? Io direi proprio di sì.

Per essere proprio cattivi con l'italica accademia, la mia opinione che di fisici e chimici pronti a sottoscrivere balle ce ne siano eccome, solo che le loro balle hanno minore impatto mediatico o politico e risultano incomprensibili e non interessanti ai più. Chi se le sorbisce sono i poveri allievi costretti a studiare cose che non hanno riscontro nella realtà  solo perchè il barone di turno non si abbassa ad accorgersi che il mondo continua a girare.

Il barone di turno sta a Ginevra, al CERN, alle prese con un esperimento che è troppo costoso per fallire. Agli studenti le lezioni sono impartite da un attempato ricercatore universitario. Ogni scienza ha i suoi problemi. Io parlavo della immagine, non della sostanza, della scienza economica.

Mi sembra molto ingenerosa l'accusa a NFA di assenza di narrazione, basta leggersi la pletora di interventi sulla crisi e sull'Italia presenti nel blog. Trovo che siano ottime narrazioni, d'accordo non sono mia zia (del resto chi mai potrebbe essere la zia di se stesso?) ma neanche un economista.

Se invece la proposta era semplicemente quella di una "controlettera" come espediente comunicativo mi sembra una buona proposta.