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L'economia politica de "gli economisti"

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però, è pur vero, a mio giudizio, che la finanziarizzazione dell'economia ha "drogato" l'equazione 130 = 80 + 50 citata sopra, per cui i "lavoratori" hanno preso redditi di 50 e comprato 70 prendendo 20 a credito, quindi i creditori hanno artificiosamente assegnato un valore di 20 a ciò che in realtà sul mercato valeva zero se le aspettative fossero state perfettamente "razionali", cioè i lender avessero capito che il debitore sempre 50 avrebbe guadagnato e quindi non avrebbe potuto servire il debito;

Ho anch'io dei dubbi su questo aspetto. Non sono d'accordo sull'irrazionalità dei lender, che probabilmente contavano sul costo irrisorio del denaro per ridurre il rischio che i debitori non pagassero, dati i tempi presumibilmente brevi di break even, ma tuttavia vedevo e vedo ancora come molto probabile che si arrivi a questo:

il livello della produzione si dovrà forse riadattare al ribasso? (L-shaped exit?).

Più che spiegazioni tipo questa:

Le società però devono crescere, sennò la giostra dei mercati finanziari si ferma, il titolo scende,  il CEO viene licenziato, i broker non hanno più titoli da far girare, i private equity non hanno più il carried interest da spendere, etc. etc.

penso che la responsabilità sia degli incentivi di origine "governativa" a certi tipi di investimento piuttosto che ad altri, soprattutto a seguito di salvataggi bancari o statali, e non di una qualche spinta "anomala" creata dagli operatori finanziari.

l'impiegato che si legge le quotazioni su internet e vede che è diventato ricco perchè cià le azioni Sony, LVMH e Microsoft a 100k€ e le pagò 25k€, corre a comprarsi l'Home Theater da 75", il PC nuovo ed una bella borsa di Vuitton per la ganza; ma poi quando la musica finisce le azioni tornano a 20k€ e il nostro omino si trova senza seggiola.

Questo esempio però mi pare calzante, se non altro per ragioni autobiografiche, e mi pare che, escludendo che si possa riprendere con gli acquisti a debito, l'unica uscita possa essere a L.

 

 

penso che la responsabilità sia degli incentivi di origine "governativa" a certi tipi di investimento piuttosto che ad altri, soprattutto a seguito di salvataggi bancari o statali, e non di una qualche spinta "anomala" creata dagli operatori finanziari.

Mi pare che accollare tutta la responsabilità alle distorsioni governative sia esagerato. Chi conosce i mercati sa che funzionano così: occorre mostrare crescita degli utili anno su anno, altrimenti la macchina non gira: con un cost of capital del 10% e zero crescita il P/E sta a 10x, un multiplo da vecchia ferriera, ed uno stipendio al CEO da impiegato. Per fare girare i soldi, il titolo deve trattare sul mercato a 20x (for argument's sake: è una cifra realistica ma non statisticamente  rilevata) il che vuol dire un CAGR del 5%. E se l'economia cresce al 1.5-2% come facciamo a far crescere gli utili al 5%, in MEDIA? Da qui l'imperativo categorico: vendere, vendere, vendere e se i consumatori non hanno abbastanza soldi, glieli prestiamo noi. Chi può smentire, si faccia avanti: mi interesserebbe vedere l'evidenza contraria.