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L'economia politica de "gli economisti"

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Leggo nel "pistolotto completo", a proposito delle teorie del sottoconsumo, che

Qui occorre ricordarsi di una banalità che i teorici del sottoconsumo invece scordano: il valore della produzione si misura solo DOPO averla venduta ed è uguale a prezzi per quantità! Se non vendi è come se tu non avessi prodotto nulla. Quindi, nel caso che i teorici del sottoconsumo hanno in mente, se hai prodotto "troppo" rispetto alla domanda osservata, non sarà che conviene abbassare i prezzi e svendere ai lavoratori quello che già hanno prodotto, che per due euro se lo comprerebbero l'iPad? Eh no, che i prezzi non hanno ragione di esistere nelle teorie economiche cui si fa riferimento qui. Marx li trasforma in quantità di lavoro e Keynes li elimina che sennò non riesce a spiegare la disoccupazione involontaria. E Sraffa,... beh Sraffa proprio coi prezzi non andava d'accordo.

e sinceramente non so cosa pensare: se sia più mancante di logica la c.d. teoria del sottoconsumo/sovrapproduzione o la "confuìtazione" che viene offerta al lettore, per di più "Ex Kathedra".

Va bene adottare un tono semiserio, ma penso che non si possa comunque dimenticare che:

1) vero e' che "se non vendi e' come non aver prodotto nulla, ma anche che se vendi a prezzi vicini allo zero ottieni il medesimo risultato;

2) nulla ci dice che quel valore della produzione, proprio perche' misurato "DOPO", sia un valore di equilibrio (per seguire l'esempio proposto: dopo aver svenduto a due euro gli iPad's rimasti invenduti, quanti pensate che se ne continuerebbero a produrre?);

3) proprio per questo, insegnando macroeconomia a livelo introduttivo occorre avvisare sin dalle prime lezioni della distinzione fra identita' di contabilita' nazionale e condizioni di equilibrio di un modello, o no?;

Ciò detto, si può ovviamente continuare a discutere, ma bisognerebbe farlo in un modo un po' meno caricaturale e soprattutto cercando di separare, per quanto possibile, l'analisi dall'ideologia.

puó spiegare meglio il punto 2? se io abbasso prezzi di iPad e li vendo, offerta incontra domanda (a un prezzo più basso di quello che avevo pensato) e quello È già equilibrio. non seguo.

Il tono e' semiserio ma gli argomenti no. Rispondo a uno a uno.

 1) vero e' che "se non vendi e' come non aver prodotto nulla, ma anche che se vendi a prezzi vicini allo zero ottieni il medesimo risultato;

assolutamente no. se vendi a prezzi vicini a zero qualcuno consuma!!! e niente piu' sottoconsumo, voila'. 

2) nulla ci dice che quel valore della produzione, proprio perche' misurato "DOPO", sia un valore di equilibrio (per seguire l'esempio proposto: dopo aver svenduto a due euro gli iPad's rimasti invenduti, quanti pensate che se ne continuerebbero a produrre?);

Che sia equilibrio e' completamente irrilevante. Se si smette di produrre, ok. e niente piu' sovrapproduzione, voila'. 

3) proprio per questo, insegnando macroeconomia a livelo introduttivo occorre avvisare sin dalle prime lezioni della distinzione fra identita' di contabilita' nazionale e condizioni di equilibrio di un modello, o no?

Certo, ma per ragioni diverse da quelle che dici tu, io credo. Ma il punto e' che anche questo e' completamente irrilevante.

Mi spiace, niente da fare, la teoria e' incoerente e basta. Cosi' incoerente che ne hai dimostrato incoerenza provando a provare coerenza. 

 

 

Scusa, ma allora è inutile provare a ragionare. Ovvio che

Se si smette di produrre, ok. e niente piu' sovrapproduzione, voila'.

Ma nessuno ha mai definito la "sovrapproduzione" o il "sottoconsumo" come situazioni di equilibrio, e men che mai stabili nel tempo.

Si tratta piuttosto di decidere se ha senso o no parlare di equilibri di sotto-ocuupazione vs equilibri di "piena" occupazione. Se si decide che i primi, by definition, non possono esistere, allora possiamo tutti dedicarci ad altre e più dilettevoli attività

Si tratta piuttosto di decidere se ha senso o no parlare di equilibri di sotto-ocuupazione vs equilibri di "piena" occupazione. Se si decide che i primi, by definition, non possono esistere, allora possiamo tutti dedicarci ad altre e più dilettevoli attività

Facciamo così.

Tu definisci in modo preciso cosa sia un equilibrio di "sotto-occupazione" (ma non era di "sovrapproduzione/sottoconsumo"? Cambiamo le carte in tavola?) e poi ne discutiamo seriamente, sia con le formule (così la logica si controlla meglio) che con i numeri.

In particolare, facciamo le seguenti cose:

1) Verifichiamo soddisfi le identità della contabilità nazionale, ossia che sappiamo dove poter misurare cosa.

2) Verifichiamo se è logicamente coerente, quindi ricordiamoci di chiarire le ipotesi.

3) Andiamo a cercarlo nei dati.

P.S. Rispetto al primo commento: sembri non cogliere il fatto che nelle teorie in questione si assume/afferma che ALLO STESSO TEMPO (a) si fanno profitti e (b) c'è sovrapproduzione. Che sia (a) che (b) debbano avvenire simultaneamente è ESSENZIALE a tali teorie, altrimenti come si spiega che la crisi da sovrapproduzione è CAUSATA dai capitalisti che affamano gli operai per fare maggiori profitti? Se facessero perdite sarebbero dei pirla che regalano il capitale in beneficienza, o no?

Ora, tu capisci, se la sovrapproduzione si risolve abbassando i prezzi a zero (ipotesi tua) chiaramente non ci sono i profitti e l'argomento evapora (ossia, i capitalisti son dei pirla). Se, invece, ci sono i profitti (ed i capitalisti non sono dei pirla ma dei cattivi) il problema della sovrapproduzione non c'è più perché, evidentemente, si è riusciti a vendere il prodotto ad un prezzo che permette di pagare tutti i fattori quanto richiedono e anche di fare un profitto.

E la merce è stata VENDUTA, VENDUTA. Se è venduta non c'è sovrapproduzione. O no?

vero e' che "se non vendi e' come non aver prodotto nulla, ma anche che se vendi a prezzi vicini allo zero ottieni il medesimo risultato;

In effetti il caso dell'iPad a 2 euro è una situazione estrema ed irrealistica. Nel settore dei beni di consumo è piuttosto improbabile che siano necessari forti riduzioni dei prezzi affinchè la domanda assorba l'intera produzione dei beni (non a caso il settore viene spesso considerato anticiclico). Diverso è il caso dei beni che servono per (o anche per) l'investimento. Questi beni hanno solitamente una vita economica maggiore e variabile mentre l'imprenditore, quando le prospettive future peggiorano, non investe. Quindi in questo settore, peraltro molto eterogeneo, è possibile che talvolta la produzione faccia molta fatica ad essere venduta a prezzi ragionevoli (quelli che consentono la sopravvivenza economica del produttore). Allora cosa dovrebbe fare lo Stato ? Sostituirsi ai privati e comprare i beni d'investimento invenduti, per farne che cosa ? Delle belle imprese pubbliche più o meno equivalenti alle buche di Keynes ? Che, tra l'altro servirebbero a sostenere l'offerta...Oppure deve sostenere la domanda dei beni di consumo ? In base a quale sistema di preferenze ? E, soprattutto, chi consumerebbe effettivamente (non essendo lo Stato una persona fisica) ? Supponiamo che per qs strada riesca a riprodurre proprio la domanda mancante (perchè se cambia la composizione della domanda  l'affare si complica), allora il problema si sposta in avanti: non appena lo Stato toglie la propria spesa si ricrea il buco e siamo al punto di partenza. Anzi peggio perchè c'è stato un deficit e ora c'è un debito pubblico da finanziare.

Caro Professore, non capisco da dove nasca la confusione. Forse dalla generalizzazione di quanto scritto da Alberto e Michele ad un contesto intertemporale Le offro un'interpretazione alternativa, seppur non autentica, del paragrafo cui si riferisce.

- Definizione: per equilibrio intendo un'allocazione (prezzi e quantita' consumate dai vari agenti) tale per cui ciascuno e' contento di consumare cio' che ha ottenuto tramite compravendita, visto il proprio vincolo di bilancio

- In un'economia intertemporale, l'allocazione di cui sopra consiste di prezzi e quantita' per i vari periodi in gli agenti vivono - i vincoli di bilancio sono intertemporali

- la decisione di vendere gli Ipads prodotti (e di quanti produrne in futuro), dipende dal prezzo corrente e dai prezzi futuri. Se i prezzi che mi aspetto in futuro sono piu' alti di quelli correnti, l'interesse implicito nel non vendere gli Ipads e' positivo. Se e' piu' alto del tasso di interesse che pago alla banca per finanziare le scorte, decido di non vendere. E' ovvio che il fatto che io non venda non implica nessuna sovrapproduzione o sottoconsumo. E' assolutamente coerente con la nozione di equilibrio di cui sopra. Se, al contrario, la banca mi fa pagare un interesse piu' alto sul capitale circolante, allora vendo immediatamente al prezzo corrente.

- Quanto alla contabilita' nazionale: visto che il bene in questione e' durevole, la mia produzione di Ipads comparira' nel valore aggiunto sia nel caso in cui venda, sia nel caso in cui non venda. Infatti (astraendo dalla bilancia commerciale) il valore aggiunto nell'economia viene calcolato sommando il valore dei beni e servizi finali acquistati alla variazione delle scorte, valutate a prezzi correnti. Questa variazione delle scorte riflette esattamente la decisione di non vendere

 

Almeno sulla contabilità nazionale non ci si potrebbe mettere d'accordo?

Lei ha ragione sulle scorte, ma perche' mai, allora, un illustre collega ha potuto scrivere "Se non vendi è come se tu non avessi prodotto nulla" e poi presentare questa originale osservazione come una confutazione?

Mah!

ma perché mai, allora, un illustre collega ha potuto scrivere "Se non vendi è come se tu non avessi prodotto nulla" e poi presentare questa originale osservazione come una confutazione?

Mah!

Perché, DAL PUNTO DI VISTA DELLE TEORIE DELLA SOVRA/SOTTO se non vendi non fai i profitti, quindi è come se non avessi prodotto nulla!!!!!!

Confondi, appunto, la contabilità nazionale (che registra la produzione avvenuta ma finita tutta in scorte invendute) con l'equilibrio economico ed i prezzi (non avendo venduto nulla fai perdite, ti mangi il capitale ed i tuoi profitti sono negativi).

Si capisce ora?

Lei ha ragione sulle scorte, ma perche' mai, allora, un illustre collega ha potuto scrivere "Se non vendi è come se tu non avessi prodotto nulla" e poi presentare questa originale osservazione come una confutazione?

 Ma non ce per niente incoerenza tra l'equilibrio intertemporale e quello che ha scritto Boldrin! Anzi.

a) Se non vendo oggi perche' ho scelto (mi conviene) vendere domani -> allora non c'e' nessuna sovraproduzione

b) Se non vendo mai allora ho perso tutto ed e' come se non avessi mai prodotto -> nessun equilibrio di sovraproduzione, niente profitti e capitale sparito e avanti un altro