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L'economia politica de "gli economisti"

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"Da Rothbard in poi, la Scuola austriaca è stata dominata da persone incapaci di distinguere la propaganda politica dalla teoria economica." io credo che rothbard e i suoi seguaci siano proprio i responsabili di questo stato di cose, quindi rothbard incluso. purtroppo so bene - da ex insider - che il libertarismo italiano è attualmente rappresentato proprio da rothbardiani di tutte le specie. preparatissimi. ma rothbardiani.

"Le teorie austriache vanno molto di moda sul web. Questa è una disgrazia: la qualità media del materiale umano è prossima allo zero". verità ultrafondata. in realtà, abbiamo da un lato una pletora di personaggi inutilmente eccessivi, ideologici e financo sgradevoli in toni e contenuti, che sguazzano nel web provocando reazioni di rigetto anche in chi potrebbe anche solo simpatizzare per quelle idee. dall'altro, l'unico soggetto davvero serio in circolazione che ne diffonde il verbo l'IBL - retto dal trittico talentuoso Lottieri, Stagnaro, Mingardi, che hanno fatto miracoli in pochi anni, è comunque rothbardiano fino al midollo.

comunque, sono d'accordo, quella austriaca, seppur datata, resta la migliore lettura dei cicli economici. resiste ai cambiamenti e alle estremizzazioni dei suoi adepti più fondamentalisti. forse dovrebbe integrare meglio GLS Shackle e L. Lachmann. altrimenti, il destino è quello dei post-keynesiani. malinconico.

Re(1): Austriaci...

lf 23/6/2010 - 14:43

L'IBL fa ottime cose, anzi autentici miracoli per un paese come l'Italia, però non si occupano di teoria economica. Non mi sembrano poi per niente rothbardiani: giustamente prendono di mira problemi specifici e fanno proposte specifiche, niente palingenesi istituzionale (e, in parte, non vedo in questo caso il problema di essere rothbardiani: sono convinto che il liberalismo sia spacciato in una democrazia di massa, non c'è bisogno di essere anarchici per rendersene conto, e non esistono strade moderate verso il liberalismo).

La mia discussione era però per finalità "accademiche": cosa bisogna fare per rendere la teoria austriaca accademicamente credibile? Quali errori di concetto e di mentalità hanno reso gli austriaci una specie in via di estinzione? Purtroppo - come in ogni setta (tendenza nata certamente con Rothbard, e molto meno forte negli austriaci non-rothbardiani, infatti) - si preferisce dare la colpa alla malvagità del mondo anziché ai propri difetti, sia teorici che sociologici. E così non si impara mai nulla... evidentemente ci si accontenta del successo tra i blogger, cioè tra le casalinghe di Voghera. Questione di gusti.

Io mi considero un insider (amatoriale) perché sono convinto che ci siano idee importanti che ancora non sono diffuse: però è ormai quasi due anni che mi sono stufato di giocare al chi è più bravo a ripetere a memoria critiche superficiali contro tutto il resto del mondo, gioco che va molto di moda (chi può fare ricerca fa ricerca, chi non può fa propaganda, verrebbe da dire), o a chi è più puro e ortodosso (tra l'altro, la versione ortodossa delle teorie austriache è piena di distorsioni rispetto alle versioni originali di Mises e Hayek). Gli evangelici dell'economia... bah.

Shackle e Lachmann non li ho letti molto (ho letto un libro e qualche articolo del secondo senza però trovare nulla di incompatibile con Mises), però mi hai fatto venire in mente un esempio di distorsione ideologica. Per Hayek (e credo anche per Mises) l'attivismo monetario è una condizione sufficiente per avere boom insostenibili, non una condizione necessaria: il mercato produce errori in continuazione, non ci può essere garanzia di equilibrio (il Prof. Cubeddu, con economia di parole, parla di "concezione non finalistica"). Questa cosa si è poi completamente persa, evidentemente perché ideologicamente scomoda.

Comunque, a parer mio i difetti principali sono molto più prosaici: manca una microfondazione credibile degli effetti della politica monetaria sul processo di mercato, manca una spiegazione dettagliata del comovimento di investimenti e consumo, manca un'analisi dei processi di "accelerazione" finanziari che rendono la crisi peggiore, manca una dimensione internazionale nei processi ciclici. Il fatto che avrei difficoltà a citare un lavoro rilevante per ogni dito delle mani scritto dopo il 1949 mi fa pensare che anche nel 2100 avremo gli stessi problemi.

tu dici: "Shackle e Lachmann non li ho letti molto (ho letto un libro e qualche articolo del secondo senza però trovare nulla di incompatibile con Mises), però mi hai fatto venire in mente un esempio di distorsione ideologica. Per Hayek (e credo anche per Mises) l'attivismo monetario è una condizione sufficiente per avere boom insostenibili, non una condizione necessaria: il mercato produce errori in continuazione, non ci può essere garanzia di equilibrio (il Prof. Cubeddu, con economia di parole, parla di "concezione non finalistica"). Questa cosa si è poi completamente persa, evidentemente perché ideologicamente scomoda".

per me rappresenta il punto più dolente: l'incapacità di prendere sul serio l'instabilità del capitalismo, che è poi anche la sua ricchezza. hanno preso sul serio l'incertezza, ma non i suoi effetti, riconducendo qualunque squilibrio ad interventi esogeni. i rothbardiani ti rispondono: non c'è verso, togli la monopolio di emissione e la riserva frazionaria e vedrai che il capitalismo non può che essere stabile.

@boldrin: anche se la domanda era per if, rispondo io per motivi personali: è purtroppo vero. così mestamente vero che a difendere certe idee ti vengono solo crisi di coscienza. ti senti l'utile idiota dei tempi andati. e soprattutto, ti senti in pessima compagnia umana. ma va bene lo stesso.