Titolo

L'economia politica de "gli economisti"

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Il tono e' semiserio ma gli argomenti no. Rispondo a uno a uno.

 1) vero e' che "se non vendi e' come non aver prodotto nulla, ma anche che se vendi a prezzi vicini allo zero ottieni il medesimo risultato;

assolutamente no. se vendi a prezzi vicini a zero qualcuno consuma!!! e niente piu' sottoconsumo, voila'. 

2) nulla ci dice che quel valore della produzione, proprio perche' misurato "DOPO", sia un valore di equilibrio (per seguire l'esempio proposto: dopo aver svenduto a due euro gli iPad's rimasti invenduti, quanti pensate che se ne continuerebbero a produrre?);

Che sia equilibrio e' completamente irrilevante. Se si smette di produrre, ok. e niente piu' sovrapproduzione, voila'. 

3) proprio per questo, insegnando macroeconomia a livelo introduttivo occorre avvisare sin dalle prime lezioni della distinzione fra identita' di contabilita' nazionale e condizioni di equilibrio di un modello, o no?

Certo, ma per ragioni diverse da quelle che dici tu, io credo. Ma il punto e' che anche questo e' completamente irrilevante.

Mi spiace, niente da fare, la teoria e' incoerente e basta. Cosi' incoerente che ne hai dimostrato incoerenza provando a provare coerenza. 

 

 

Scusa, ma allora è inutile provare a ragionare. Ovvio che

Se si smette di produrre, ok. e niente piu' sovrapproduzione, voila'.

Ma nessuno ha mai definito la "sovrapproduzione" o il "sottoconsumo" come situazioni di equilibrio, e men che mai stabili nel tempo.

Si tratta piuttosto di decidere se ha senso o no parlare di equilibri di sotto-ocuupazione vs equilibri di "piena" occupazione. Se si decide che i primi, by definition, non possono esistere, allora possiamo tutti dedicarci ad altre e più dilettevoli attività

Si tratta piuttosto di decidere se ha senso o no parlare di equilibri di sotto-ocuupazione vs equilibri di "piena" occupazione. Se si decide che i primi, by definition, non possono esistere, allora possiamo tutti dedicarci ad altre e più dilettevoli attività

Facciamo così.

Tu definisci in modo preciso cosa sia un equilibrio di "sotto-occupazione" (ma non era di "sovrapproduzione/sottoconsumo"? Cambiamo le carte in tavola?) e poi ne discutiamo seriamente, sia con le formule (così la logica si controlla meglio) che con i numeri.

In particolare, facciamo le seguenti cose:

1) Verifichiamo soddisfi le identità della contabilità nazionale, ossia che sappiamo dove poter misurare cosa.

2) Verifichiamo se è logicamente coerente, quindi ricordiamoci di chiarire le ipotesi.

3) Andiamo a cercarlo nei dati.

P.S. Rispetto al primo commento: sembri non cogliere il fatto che nelle teorie in questione si assume/afferma che ALLO STESSO TEMPO (a) si fanno profitti e (b) c'è sovrapproduzione. Che sia (a) che (b) debbano avvenire simultaneamente è ESSENZIALE a tali teorie, altrimenti come si spiega che la crisi da sovrapproduzione è CAUSATA dai capitalisti che affamano gli operai per fare maggiori profitti? Se facessero perdite sarebbero dei pirla che regalano il capitale in beneficienza, o no?

Ora, tu capisci, se la sovrapproduzione si risolve abbassando i prezzi a zero (ipotesi tua) chiaramente non ci sono i profitti e l'argomento evapora (ossia, i capitalisti son dei pirla). Se, invece, ci sono i profitti (ed i capitalisti non sono dei pirla ma dei cattivi) il problema della sovrapproduzione non c'è più perché, evidentemente, si è riusciti a vendere il prodotto ad un prezzo che permette di pagare tutti i fattori quanto richiedono e anche di fare un profitto.

E la merce è stata VENDUTA, VENDUTA. Se è venduta non c'è sovrapproduzione. O no?