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L'economia politica de "gli economisti"

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Caro Professore, non capisco da dove nasca la confusione. Forse dalla generalizzazione di quanto scritto da Alberto e Michele ad un contesto intertemporale Le offro un'interpretazione alternativa, seppur non autentica, del paragrafo cui si riferisce.

- Definizione: per equilibrio intendo un'allocazione (prezzi e quantita' consumate dai vari agenti) tale per cui ciascuno e' contento di consumare cio' che ha ottenuto tramite compravendita, visto il proprio vincolo di bilancio

- In un'economia intertemporale, l'allocazione di cui sopra consiste di prezzi e quantita' per i vari periodi in gli agenti vivono - i vincoli di bilancio sono intertemporali

- la decisione di vendere gli Ipads prodotti (e di quanti produrne in futuro), dipende dal prezzo corrente e dai prezzi futuri. Se i prezzi che mi aspetto in futuro sono piu' alti di quelli correnti, l'interesse implicito nel non vendere gli Ipads e' positivo. Se e' piu' alto del tasso di interesse che pago alla banca per finanziare le scorte, decido di non vendere. E' ovvio che il fatto che io non venda non implica nessuna sovrapproduzione o sottoconsumo. E' assolutamente coerente con la nozione di equilibrio di cui sopra. Se, al contrario, la banca mi fa pagare un interesse piu' alto sul capitale circolante, allora vendo immediatamente al prezzo corrente.

- Quanto alla contabilita' nazionale: visto che il bene in questione e' durevole, la mia produzione di Ipads comparira' nel valore aggiunto sia nel caso in cui venda, sia nel caso in cui non venda. Infatti (astraendo dalla bilancia commerciale) il valore aggiunto nell'economia viene calcolato sommando il valore dei beni e servizi finali acquistati alla variazione delle scorte, valutate a prezzi correnti. Questa variazione delle scorte riflette esattamente la decisione di non vendere

 

Almeno sulla contabilità nazionale non ci si potrebbe mettere d'accordo?

Lei ha ragione sulle scorte, ma perche' mai, allora, un illustre collega ha potuto scrivere "Se non vendi è come se tu non avessi prodotto nulla" e poi presentare questa originale osservazione come una confutazione?

Mah!

ma perché mai, allora, un illustre collega ha potuto scrivere "Se non vendi è come se tu non avessi prodotto nulla" e poi presentare questa originale osservazione come una confutazione?

Mah!

Perché, DAL PUNTO DI VISTA DELLE TEORIE DELLA SOVRA/SOTTO se non vendi non fai i profitti, quindi è come se non avessi prodotto nulla!!!!!!

Confondi, appunto, la contabilità nazionale (che registra la produzione avvenuta ma finita tutta in scorte invendute) con l'equilibrio economico ed i prezzi (non avendo venduto nulla fai perdite, ti mangi il capitale ed i tuoi profitti sono negativi).

Si capisce ora?

Lei ha ragione sulle scorte, ma perche' mai, allora, un illustre collega ha potuto scrivere "Se non vendi è come se tu non avessi prodotto nulla" e poi presentare questa originale osservazione come una confutazione?

 Ma non ce per niente incoerenza tra l'equilibrio intertemporale e quello che ha scritto Boldrin! Anzi.

a) Se non vendo oggi perche' ho scelto (mi conviene) vendere domani -> allora non c'e' nessuna sovraproduzione

b) Se non vendo mai allora ho perso tutto ed e' come se non avessi mai prodotto -> nessun equilibrio di sovraproduzione, niente profitti e capitale sparito e avanti un altro