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L'economia politica de "gli economisti"

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In concreto, prezzi e salari non possono scendere, ma semmai ristagnare, al più con leggera discesa (ma non per molto...) dei prezzi all'ingrosso - mi pare che questo sia il famigerato scenario di deflazione alla giapponese. Secondo me, il pensiero che emerge dal post non è che, dal punto di vista di fiscal policy, occorra ridurre le spese e le tasse; il ragionamento mi pare invece di tipo più micro / strutturale, cioè io la vedrei così (non so se ciò sia in linea con il pensiero degli Autori, alla spietata critica dei quali mi sottopongo volentieri)  1) l'exit keynesiana naif  (stile quella auspicata, almeno così sembra, dai 100 arditi pensatori firmatari della Lettera) non è affatto un'opzione: aumentare la spesa pubblica non influenza MAI la crescita (che è funzione della produttività); al limite, una politica fiscale espansiva potrebbe aiutare per fronteggiare un grave, inatteso e temporaneo deficit di domanda (es. licenziamenti di massa ex crac del '29-'30, etc). Tuttavia la crisi attuale non deriva da questo, ma da un eccesso di debiti nel sistema: la soluzione presuppone quindi di rientrare dai debiti aumentando il reddito prodotto per servirli, e  non spostandoli semplicemente sui taxpayer futuri aumentando i debiti sovrani. 2) la cura pertanto deve incentrarsi su misure che strutturalmente stimolino la crescita, e tra queste è saliente l'esigenza di smontare il moloch statalista che opprime il sistema, specie in Italia: dunque, ridurre le spese pubbliche e (quasi) pari passu le imposte, cercando di non creare effetti recessivi e mantenendo l'economia su una curva per così dire di "iso-domanda"; e NON invece di pompare un pallone già stragonfio con altra aria sotto forma di spesa pubblica. L'equilibrio dovrà ottenersi sulla base di consumi un po' inferiori, risparmi più elevati, maggiori investimenti e probabilmente maggiori esportazioni nette. Sia per stimolare gl'investimenti che l'export deve salire la competitività/produttività del sistema (flessibilità lavoro, minore burocrazia, formazione, etc). Ora, la domanda-chiave mi pare: come facciamo a generare questi maggiori investimenti? e se non si generano, non rischiamo la spirale deflattiva, dal momento che per pagare i debiti comunque i consumi devono scendere? (naturalente, una risposta affermativa a quest'ultima non negherebbe di per sè la necessità della cura: "se mi operano, posso anche morire, ma se non mi operano muoio di sicuro" [scongiuri d'obbligo].