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L'economia politica de "gli economisti"

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Assumo che i soggetti che firmano siano persone dabbene e informate di ciò che avviene nel loro paese, in particolare nel mezzogiorno, considerato che molti là risiedono. Proporre un rilancio della spesa pubblica, dopo aver visto quello che politici e amministratori sono stati in grado di fare, è un opzione che è tra l'incoscente e il criminogeno: equivale a mettere in mano ad un bambino o a Toto Riina un kalashnikov. Perchè stavolta dovrebbe andare diversamente? Perchè?

 

Il tuo (Suo, Vostro o come preferisci/e)  e' un interessante punto di vista. In pratica tutto quello che non funziona bene non deve essere migliorato ma eliminato: "l'economia del tutto o del niente". Perche' fare le riforme allora, di sanita', istruzione, ecc.? Per estensione si potrebbe anche aggiungere che siccome la democrazia non funziona come si deve, allora meglio tornare alla Monarchia; che siccome l'Universita' e la Sanita' Pubblica non funzionano a dovere, allora meglio eliminarle. E cosi' via. Il privato, anche in questo tipo di servizi garantira' il migliore dei mondi possibili. Lo vedi ad esempio per il fior fiore di universita' private che sono sorte recentemente.

La spesa pubblica, o meglio un deficit pubblico, puo' essere anche usato per detassare i redditi prodotti da imprese avviate da giovani, incentivare le spese in ricerca e sviluppo, le spese per la formazione, ecc., non sono solo le spese delle consulenze agli amici. Magari l'effetto sulla crescita non e' solo quello del "moltiplicatore keynesiano", no?

Sinceramente le discussioni tra "Keynesiani" ed il "resto del mondo" non mi appassionano, cosi' come quelle tra Interisti e Juventini. In genere non mi appassionano tutte le discussioni faziose, in cui si ragiona per partito preso. Mi interessa invece sapere se: (i) ci sia un ruolo possibile per lo Stato e per la spesa pubblica, in particolare quella "produttiva", e per le politiche pubbliche - oltre il moltiplicatore c'e' di piu'! -, o se lo Stato debba scomparire, il mercato debba offrire tutto  e se lasciato a se stesso garantisca il migliore degli esiti possibili (il "mercato" nella realta', non quello dei modelli in concorrenza perfetta); (ii) se una riduzione della spesa pubblica  lineare (uguale per tutti ed in tutti i settori) giovi sempre e comunque all'economia, alla crescita, e se portera' automaticamente ad una gestione piu' efficiente della spesa stessa o ci siano soluzioni migliori. La mia opinione e' che (i) si; (ii) si (ci sono soluzioni migliori). Non ritengo opinioni diverse dalla mie delle "boiate", appunto solo delle opinioni diverse. Cordialmente.

 

In pratica tutto quello che non funziona bene non deve essere migliorato ma eliminato: "l'economia del tutto o del niente".

Neanche in gioventù fui estremista fino a questo punto. Mi meraviglierebbe esserlo diventato ora. Non mi pare di aver detto questo. Certo di fronte alla domanda: preferite la spesa pubblica produttiva o quella improduttiva, la risposta è sempre una sola, quella produttiva. Alla domanda successiva quale é la spesa pubblica improduttiva, la risposta é sempre la stessa, anche se non espressa precisamente in questi termini, ma in quel senso certamente si: quella degli altri. Esempi? La storia delle province, ad esempio e dal loro comparire e scomparire dall'agenda politica, ma se ne potrebbero citare in abbondanza. Immaginare tante belle cose e sagge ed utili messe in pratica dai politici, buracrati amministratori che ho conosciuto mi sembra difficile. Forse sono stato sfortunato nei miei incontri, temo purtroppo di no. Mi piacerebbe che coloro che suggeriscono una soluzione di maggiore spesa pubblica si documentassero di più su come funziona l'amministrazione, in quali oscuri e torbidi meandri finiranno le loro buone intenzioni. Se no é come raccomandarsi ad uno che si ritrova a tavola con un antropofago di ricordargli di usare coltello e forchetta: con quel commensale non é quello il problema principale.