Titolo

L'economia politica de "gli economisti"

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Condivido l'analisi degli autori su quasi tutto. Ho delle perplessita'  su un punto su cui mi farebbe piacere un chiarimento.

Nella vostra analisi delle vendite allo scoperto mi sembra che assumiate implicitamente che il prezzo rifletta i fondamentali dell'attivo che viene scambiato, in questo caso il debito greco (correggetemi se mi sbaglio gia' su questo punto). In altre parole, un venditore allo scoperto trova sempre un acquirente disponibile a pagare il prezzo giusto per il debito. E che i fondamentali del debito siano dati esogenamente, e non influenzati dall'equilibrio nel mercato del debito stesso.

A questo potrei muovere due obiezioni (che non sono necessariamente alternative):

1. Il mercato di questi titoli e' illiquido. Quindi, prima di trovare un acquirente, il prezzo deve scendere molto per attirare l'attenzione di altri investitori. Non voglio dilungarmi sul motivo dell'illiquidità del mercato. Ma è ormai assodato che prima che domanda e offerta si incontrino in certi mercati sono necessari tempo e premi di liquidita' sostanziali (vedi qui). Nel caso del debito pubblico greco, premi di liquidita' molto elevati si traducono in aumenti sostanziali del costo degli interessi. Interessi piu' elevati contribuiscono a peggiorare i fondamentali del debito stesso e spostare il sistema verso un bad equilibrium in cui il debito non e' sostenibile.

2. Intuitivamente, mi sembra che un esito simile a quello sopra menzionato si possa ottenere anche in un mercato liquido, ma con equilibri multipli. Se gli investitori si coordinano sul bad equilibrium in cui la Grecia fa default (e le vendite allo scoperto sono ovviamente effettuate dagli investitori che credono nel bad equilibrium) allora gli interessi salgono al punto che il default diviene inevitabile.

E' semplicemente un'intuizione, potrei sbagliarmi, ma mi piacerebbe capire dove.

Grazie.