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L'economia politica de "gli economisti"

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...Riechlin e Brancaccio che sembrano dire cose simili... ma che sta succedendo? gli opposti si attraggono? Che cos'è, una prova di consociativismo neoclassico-marxista? mah... sarà che ho proprio perso le coordinate.

 

L'articolo di Riechlin sta qua:

http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2011-07-06/debito-sovrano...

 

L'articolo di Brancaccio sta qua:

http://www.emilianobrancaccio.it/wp-content/uploads/2011/07/brancaccio-s...

 

 

'spetta, 'spetta. Dicono la stessa cosa nel senso che parlano dello stesso problema, il disavanzo nei conto con l'estero delle economie europee periferiche. Per la cura, Pietro dice questo:

Le caratteristiche del mercato interno di ogni Paese dell'Eurozona deve adattarsi alle condizioni economiche sovranazionali. Ciò significa una maggiore liberalizzazione nella circolazione di lavoro e capitale, politiche che favoriscano l'afflusso di investimenti diretti verso i Paesi periferici, liberalizzazioni per ridurre il peso dei settori protetti, una riqualificazione della spesa pubblica che favorisca la crescita del capitale umano e dell'innovazione, un sistema più efficiente di relazioni industriali e un alleggerimento della tassazione su lavoro e imprese.

Brancaccio non mi pare parli di come affrontare il problema nel suo articolo. Altrove ha parlato di ''standard salariale europeo''. Certo non mi pare che la ''maggiore liberalizzazione nella circolazione di lavoro e capitale'' o un ''alleggerimento della tassazione su lavoro e imprese'' siano tra le sue priorità.

ma come si spiega questo fatto che due economisti di scuole così lontane dicono che il vero ''rischio'' viene dal deficit estero? è vero allora che gli spreads rispondono più al deficit estero che al deficit pubblico? cioè... io ho capito gli argomenti di Gros sulla tassazione dei non residenti e di Brancaccio sul rischio di crisi competitiva e abbandono della moneta unica. Ma possibile che il deficit estero sia così importante?