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Gli economisti e i fatti

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Grazie Giulio per aver riportato i dati per esteso, con le serie temporali ed i grafici. Quando ci sarà tempo entreremo anche nei dettagli.

Nel frattempo, invito i commentatori increduli a leggere con attenzione sia quanto scritto a questo proposito nella Lettera dei 100, sia quanto messo in evidenza da Alberto e da sottoscritto nel pistolotto. In particolare, noi abbiamo chiaramente scritto che:

Ma nei dati la quota di reddito da capitale cresce in certi periodi e cala in altri senza alcun trend preciso. Verissimo, gli ultimi dieci anni hanno visto una crescita, in alcuni paesi non in tutti, ma altri decenni hanno visto una riduzione. Insomma, un trend di lungo periodo non c’è proprio, è una fantasia di questi economisti italiani che, evidentemente, grande familiarità con la contabilità nazionale ed i fatti non devono avere. Basterebbe questa osservazione per tirare tutto alle ortiche, ma andiamo avanti.

È per giunta falso che la produttività del lavoro sia cresciuta molto di piu di quanto siano cresciuti i redditi dei lavoratori. Questo è falso per i paesi UE e per gli USA dove produttività del, e redditi da, lavoro crescono fondamentalmente in parallelo, paese per paese, dall’immediato secondo dopoguerra [qui i dati dal 1979 al 2008: andate a pagina 6 e studiate la Table B; se troviamo il tempo magari nei commenti mettiamo anche quelli per gli anni precedenti al 1979 e per il 2009]. In alcuni paesi, come la Germania o gli USA, la produttività è cresciuta maggiormente e maggiormente sono cresciuti i salari per ora lavorata, per altri (come Italia e Spagna) la produttività è cresciuta pochissimo e pochissimo son cresciuti i salari. Ma la divergenza tanto conclamata nella lettera è completamente assente nei dati.

Riguardo ai consumi, o al sottoconsumo, occhio al trucco: nella "Lettera" si parla di “capacità di consumo”, termine ambiguo che potrebbe riferirsi al reddito disponibile dei lavoratori. Quest’ultimo è, in prima approssimazione, uguale al reddito lordo da lavoro meno tasse, contributi ed altri pubblici balzelli. Poiché sia tasse che contributi sono certamente cresciuti più del reddito stesso e certamente vero che il reddito disponibile delle famiglie è cresciuto meno della produttività del lavoro. Questo è particolarmente vero in Italia dove lo stato-piovra viene erodendo il reddito disponibile del settori privato da vent’anni a questa parte. Ma è lo stato che erode, non il mercato. E più stato, come vedremo in seguito, è ciò che gli estensori della "Lettera degli economisti" vogliono.

Mi sembra che la coincidenza fra quanto da noi riassunto e quanto Giulio dettaglia sulla base dei dati OCSE sia praticamente del 99%. Faccio anche osservare che, ai links da noi indicati, si trovano altri dati di altre fonti indipendenti che confermano quanto da noi asserito.

Attendo paziente che qualcuno dei firmatari della Lettera dei 100, in particolare gli estensori della medesima, rendano pubblici i dati (e le fonti dei medesimi) che suffragano le loro affermazioni. Per il momento a me non risulta esistano.

P.S. Con un pizzico di orgoglio personale, faccio anche notare che i dati dettagliati riportati da Giulio mettono chiaramente in evidenza come la quota del reddito dal lavoro nel totale del reddito nazionale (ossia, nel totale del PIL) sia aumentata ancora una volta a seguito della crisi. Questa regolarità (che la quota del reddito da lavoro sul PIL cresce durante le recessioni) è una predizione fondamentale del tipo di teoria della crescita e del ciclo che il sottoscritto va proponendo da quasi due decenni. Vedasi il paper originale con Michael Horvath in JPE 1995, e lavori più recenti, soprattutto con David K. Levine, ma non solo. Se a qualcuno interessano i riferimenti esatti magari anche li metto. Questa mi sembra già un'auto-promozione più che sufficiente.

Se a qualcuno interessano i riferimenti esatti magari anche li metto

Se non è troppo disturbo mi farebbe piacere (sperando di riuscire poi a capirli date le mie limitate conoscenze di economia)

JPE 1995

Marco Boleo 29/6/2010 - 15:17

 Qui per iniziare c'è il lavoro con M. Horvath apparso sul JPE 1995

Vai qui. Gli articoli più rilevanti sono quelli ai seguenti numeri:

1 - 5 - 14 (che potrebbe piacere agli adoratori di JMK) - 17 (però è pesante questo) - 35 - 38 ...

Questo potrebbe invece divertire e sorprendere i nostri marxisti immaginari. Credo proprio non lo abbiano mai letto ...

Ti risparmio tre o quattro tesi di studenti miei che si sono dedicati a documentare l'interazione fra fatti e teoria in differenti paesi.

Grazie! Ovviamente anche a Marco (però il suo link non mi si apre!!)