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Gli economisti e i fatti

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La premessa metodologica è assolutamente errata.. I dati non devono essere utilizzati per verificare, ma per falsificare. Già Bacone aveva individuato l'ambiguità del metodo verificazionista, ma con Popper arriva la fine di un metodo che ricerca la verità ad ogni costo. Ogni dato può essere utile per verificare le proprie teorie, ma bisognerebbe andare alla ricerca di quell'unico elemento in grado di metterle in crisi. Non scendo nel merito della valutazione economica, ma credo che proporre ancora oggi un'impostazione di tipo verificazionista sia un errore da non commettere soprattutto se si vuole sviluppare un discorso serio. Se si cerca una risposta, sicuramente la si troverà.

Ogniqualvolta una teoria ti sembra essere l'unica possibile, prendilo come un segno che non hai capito né la teoria né il problema che si intendeva risolvere (Popper)

 

ed infatti i dati che Giulio presenta mettono in crisi la "teoria" degli "economisti".

Forse tu hai piu' da ridire sul modo in cui Giulio ha introdotto la logica dietro il suo ragionamento. Prendilo come segno dell'ingenuita' scientifica degli economisti (quelli senza le virgolette) :-)

Forse tu hai piu' da ridire sul modo in cui Giulio ha introdotto la logica dietro il suo ragionamento. Prendilo come segno dell'ingenuita' scientifica degli economisti (quelli senza le virgolette) :-)

me la spieghi federico? dico sul serio: al tempo avresti dovuto farmi anche un minicorso di logica! ;-)

caro Giulio ti chiedo scusa. La mia voleva essere solo una battuta sul fatto che l'economia non e' una scienza, ne' ha pretesa di esserlo (e magari anche sul fatto che appena un economista cerca di dire qualcosa in modo scientifico ecco che gli si sbatte contro Popper). Voi economisti mi ricordate continuamente che la finanza quantitativa non ha una solida teoria economica alle spalle - e avete ragione, anche quando lo dite tanto per prendermi in giro. Volevo solo ripagarvi con la stessa moneta!

Seriamente, era solo per suscitare un sorriso :-)

Riguardo il minicorso di logica, se ne puo' parlare. Pero' stavolta paghi pegno e mi fai un minicorso di micro! (e credo di averne piu' bisogno io)

Premesso che esistono infinite teorie che si accordano con l'esperienza perchè si possono costruire ad hoc infinite funzioni in grado di 'fittare' qualsiasi serie storica, e che, teoricamente, nessuna conferma è mai definitiva, lo sviluppo di una teoria prende impulso dalle conferme empiriche.

L'atteggiamento di Popper è considerato ingenuo da Lakatos perchè descrive un mondo ideale che non ha riscontro nella pratica scientifica. Gli scienziati hanno la pellaccia dura e non abbandonano una teoria solo perchè in contraddizione con le evidenze, ma la corredano di ipotesi e premesse ausiliarie, oppure minimizzano e ignorano i fatti per salvarla. Lo spiega bene Lakatos con un esempio:

Un fisico dell'era  pre-einsteiniana prende la meccanica di Newton e la sua legge di gravitazione, (N), le condizioni iniziali accettate, I, e calco­la con il loro aiuto la traiettoria di un pianetino scoperto da poco, p. Ma la traiettoria del pianeta devia da quella calcolata. Il nostro fisico newtonia­no considera forse che la deviazione era vietata dalla teoria di Newton e quindi che, una volta stabilita, essa confuta la teoria N? No. Suggerisce che ci deve essere un pianeta p' fino a ora sconosciuto che perturba la traiettoria di p. Egli calcola la massa, l'orbita ecc. di questo pianeta ipotetico e poi chiede a un astronomo sperimentale di controllare la sua ipotesi. Il pianeta p' è così piccolo che neppure i più grandi telescopi disponibili sono in grado di osservarlo: l'astronomo sperimentale chiede allora un fondo di ricerca per costruirne uno ancora più grande. Nel giro di tre anni il nuovo telescopio è pronto. Se il pianeta sconosciuto p' venisse scoperto, questa scoperta verrebbe acclamata come una nuova vittoria del­la scienza newtoniana. Ma ciò non accade. Il nostro scienziato abbandona forse la teoria di Newton e la sua idea del pianeta perturbatore? No. Sug­gerisce che una nuvola di polvere cosmica ci nasconde il pianeta. Calcola la posizione e le proprietà di questa nuvola e chiede un fondo di ricerca per spedire un  satellite a controllare i suoi calcoli. Se gli strumenti del satellite (magari nuovi e basati su una teoria poco controllata) registrassero l'esistenza dell'ipotetica nuvola, il risultato sarebbe acclamato come una grandiosa vittoria della scienza newtoniana. Ma la nuvola non viene scoperta. Il nostro scienziato abbandona forse la teoria di Newton, insie­me con l'idea del pianeta perturbatore e con l'idea di una nuvola che lo nasconde? No. Suggerisce che in quella regione dell'universo vi sia un campo magnetico che ha disturbato gli strumenti del satellite. Viene invia­to un nuovo satellite. Se il campo magnetico venisse scoperto, i newto­niani celebrerebbero una vittoria strepitosa. Ma ciò non accade. Si consi­dera forse questo fatto come una confutazione della scienza newtoniana? No. O si propone un'altra ingegnosa ipotesi ausiliare o... l'intera storia viene seppellita nei volumi polverosi dei periodici e non viene mai più menzionata.

E non è detto che sia un atteggiamento scorretto, perchè, seguendo Popper, la meccanica newtoniana doveva essere abbandonata, dato che non si accordava con la 'anomala' precessione del perielio di Mercurio! Il punto è che la teoria aveva un utilità enorme e spiegava quasi tutto ciò che si conosceva della natura fino ad allora, con buona pace di Mercurio e della sua orbita.
Una teoria è tanto buona quanti più fatti riesce a spiegare, ovvero, quanto più è confermata empiricamente. Alla faccia di Popper.

Viste le premesse, difficilmente qualcuno dei Duecento ammetterà di aver scritto boiate (cit.), anzi prevedo che sul moribondo (la teoria) si perpetrerà un impietoso accanimento terapeutico ad opera dei vari dott. Balanzone che accorreranno al suo capezzale per prolungarne la vita in maniera artificiale.

Quindi, mi aspetto correzioni, integrazioni, nuove assunzioni e mirror climbing estremo, per cui invito i nostri ad armarsi di pazienza per espungere retorica e sofismi vari (le armi preferite dei parolai) dalla dialettica tenzone.

Premesso che esistono infinite teorie che si accordano con l'esperienza perchè si possono costruire ad hoc infinite funzioni in grado di 'fittaré qualsiasi serie storica, e che, teoricamente, nessuna conferma è mai definitiva, lo sviluppo di una teoria prende impulso dalle conferme empiriche.

Talking about us?

A tal proposito, sto in fase di studio del teorema Boldrin-Montrucchio. Purtroppo negli anni universitari (giusto l'anno scorso..) preferivano farci studiare qualcos'altro.

Non conosco. Mi riferivo a interpolazione e curve fitting, roba vecchia.

La premessa metodologica è assolutamente errata.. I dati non devono essere utilizzati per verificare, ma per falsificare.

Mi sembra un'affermazione di carattere tanto generale quanto discutibile.  Limitandomi al mio settore, la fisica delle particelle elementari, le teorie vengono elaborate per spiegare i fatti e nuove misure vengono progettate sia per falsificare le teorie sia per confermare predizioni non ancora misurate sperimentalmente. L'assenza/debolezza delle correnti neutre fece elaborare una teoria che prevedeva l'esistenza di una nuova particella, non ancora osservata (il quark charm).  L'osservazione dei mesoni con charm e' stato un elemento importante per confermare la teoria. La teoria elettrodebole prevedeva bosoni massivi carichi e neutri (W, Z0): questi sono stati cercati e trovati, e chi l'ha fatto e' stato anche premiato col Nobel.

E' l'essenza del metodo di Galileo. Gli esperimenti sono pensati per convalidare e/o bocciare la teoria. Se ben ricordo il Nobel è stato dato ad Abdus Salam (a Trieste ve n'è traccia) e altri due.

Da ignorante di economia, vedo un po' più difficile applicare il metodo Galileiano come viene applicato nelle scienze naturali, in quanto non si può "ripetere un esperimento" cambiando una sola variabile per "vedere che succede". Ciò perchè (ripeto, da ignorante) nelle scienze sociali è come assistere ad un flusso continuo influenzabile da moltissimi fattori, non tutti noti a priori, ma non esattamente ripetibile. Per cui si intravede un "trend" suggerito da esperienze precedenti, ma la certezza totale non esiste. Altrimenti dova va a finire il bello del giocare in borsa? ;-)

Ed ecco che le interpretazioni proliferano.

Economisti, correggetemi se sbaglio la mia (personale) visione delle scienze economiche.

La premessa metodologica è assolutamente errata.. I dati non devono essere utilizzati per verificare, ma per falsificare. 

raf, non ho scritto che si usano i dati per verificare la teoria, rileggere la "premessa metodologica" per credere. Ho scritto che se l'evento esplicativo dei fatti in una teoria non si e' verificato la teoria ha qualche problema.

 

Mi premeva sottolineare che anche se l'evento esplicativo si fosse verificato ciò non dimostrava che la teoria fosse corretta. Purtroppo le scienze sociali non possono essere considerate con un piglio neopositivista che caratterizza ancora (e purtroppo) le scienze naturali. Benchè Popper non lo considerasse IL metodo, dobbiamo anche ammettere che l'insieme delle teorie devono essere continuamente falsificate. La correzione di Lakatos a Popper sottovaluta aspetti rilevanti del suo pensiero liberale. Per Popper il problema sta nell'incedere verificazionista e nelle sue conseguenze. Non so se qualcuno ha mai letto la spiegazione scientifica del sistema tolemaico. La mia critica non si rivolge al contenuto dell'articolo, ma al pericolo che gli "altri" economisti vengano fuori con i pianeti e le nebulose di cui sopra. Il nostro problema su cui forse Kuhn è stata paradossalmente più preciso di Lakatos è che spesso certe posizioni dipendono da scelte fideistiche e non dall'euristica positiva (che esclude la componente umana-emozionale.. sarebbe interessante leggere anche un semplice manuale di procedura penale per rendersi conto di come la razionalità non abbia un rapporto diretto con le proposizioni)

Mi premeva sottolineare che anche se l'evento esplicativo si fosse verificato ciò non dimostrava che la teoria fosse corretta.

Ma questo Giulio NON l'ha scritto, NÈ pensato!

Davvero, io non capisco: perché mettere un commento critico usando una cosa che non è stata detta e non per caso, ma perché l'autore vuole solo evidenziare che i dati falsificano la teoria in questione e non si sogna proprio che si possa "verificare" nulla, nelle scienze sociali, con un metodologia empirica di questo tipo ed i "controlli" debolissimi o inesistenti che possiamo utilizzare?

 

Non ritengo utile la polemica.. Spero di essere chiaro:

la premessa metodologica è prima facie quanto meno non completa. Ritengo sia utile inserire un elemento fondamentale di correzione (anche se solo eventuale) che non riguarda il merito dei risultati ottenuti. E'proprio il contenuto implicito che mi premeva fosse esplicitato.