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Gli economisti e i fatti

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Interessante il tipping point sull'indice di produttività, dove sembra proprio che dal 2001 in Italia qualcuno abbia combinato qualche grosso pasticcio...

Visto che:

l'indice di produttività del lavoro [...] rappresenta l'andamento del valore aggiunto lordo a prezzi costanti per ora lavorata per l'economia nel suo complesso.

e che il tipping point della produttività in Italia (fig. 1) è sovrapposto a quello della government share (fig. 5), io porrei 2 domande concatenate:

1) sbaglio o se aumento la componente di lavoro dipendente "pubblico", che di valore aggiunto ne produce pochino, ottengo proprio quello stop brutale alla crescita della produttività che si è vista in Italia dalla seconda metà degli anni 90 a causa dell'aumento del denominatore, piuttosto che del calo del numeratore?

2) Se 1) è corretto, posso pensare che almeno parte delle spiegazioni che indicano in un apparato industriale vecchio e poco innovativo il principale responsabile del disastro italiano (as opposed ai mitici tedeschi che invece loro sì che hanno saputo interpretare al meglio la sfida della competitività globale), siano capziose e fuori bersaglio?

In altre parole, se aumento brutalmente la spesa pubblica e la spendo per assumere 1 milione di nuovi dipendenti pubblici che comunque forniscono grossomodo lo stesso livello di servizi di prima, forse diminuisco la disoccupazione (cosa che è effettivamente avvenuta in Italia), ma non producendo un maggiore valore aggiunto, mi ritrovo con una produttività complessiva minore. Poi, non avendo voglia di spiegare ai neodipendenti pubblici e più ancora ai privati a cui ho dovuto aumentare le tasse che questi lavori non sono altro che assistenzialismo, inizio a dire che gli imprenditori italiani non sanno fare il loro mestiere ed è colpa loro se la produttività del Belpaese non aumenta. Dove sbaglio?

Io tutta questa innovazione nei tedeschi non la vedo, vedo che, ad esempio, il loro segmento auto è orientato verso le macchine di segmento C e D (fascia alta), dove i margini sono più alti (tranne che per la Lancia Thesis: 5.000 € di perdita per ogni auto venduta..), ma dove l'innovazione è relativa (ed hanno anche modelli costati lacrime e sangue, come ad esempio la Maybach).

I tedeschi sono molto forti nella chimica e le materie plastiche, ma nella meccanica sono alla pari con gli italiani, hanno una buona produzione di acciai speciali, ma quella è frutto di una tradizione centenaria, comunque a livello discorsivo generico posso dire che i prodotti tedeschi si contraddistinguono per una migliore qualità intrinseca (alla pari di quella giapponese), ma non certo per l'innovazione.

Si fanno pagare la qualità (e fanno bene), ma non certo l'innovazione.

Qualità e Servizio sono componenti del prodotto ed hanno un prezzo

Mi pare anche che i tedeschi siano forti :

--- automotive ( elettronica per .. )

--- treni alta velocità

--- energia rinnovabile e nucleare ( con Aveva )

--- diagnostica

--- software ( SAP )

--- white good high end

Mi dispiace ma almeno su un punto devo dissentire. Usiamo SAP al lavoro e non ho mai visto un software peggiore gestito da gente piu' incompetente (per non parlare dei costi astronomici). Che qualcuno si ostini ad adottare SAP come soluzioni aziendali e' una conferma incontrovertibile di persistenti tendenze masochistiche nella mente umana :-)

Caro Fabio, si vede che non hai mai usato Bloomberg, altrimenti avresti due esempi di software orrendo. Sara' (e questa e' una domanda seria) forse per il fatto che entrambi sono di fatto monopolisti? Anche Windows (95, ME, XP, Vista....) e' stato una schifezza per anni, ed oggi che la concorrenza e' valida, Microsoft se ne esce con Windows7 che e' un OS veramente ottimo. E non solo, MS ha pure (parzialmente) intrapreso la strada dell'open source.

Usiamo SAP al lavoro e non ho mai visto un software peggiore gestito da gente piu' incompetente (per non parlare dei costi astronomici). Che qualcuno si ostini ad adottare SAP come soluzioni aziendali e' una conferma incontrovertibile di persistenti tendenze masochistiche nella mente umana :-)

Caro Fabio, si vede che non hai mai usato Bloomberg, altrimenti avresti due esempi di software orrendo. Sara' (e questa e' una domanda seria) forse per il fatto che entrambi sono di fatto monopolisti?

SAP non è monopolista di nulla, basti guardare al principale competitor, e su altri segmenti d'utenza, IBM, MS...

Concordo sull'opinione che SAP sia una pessima scelta: le interfacce non seguono gli standards degli altri software e quindi constringono l'utente ad un training aggiuntivo; inoltre, SAP è un sistema molto chiuso, difficilissimo interfacciarlo con applicativi di terze parti. E poi costa un botto.

Quindi, rimane valida sino a confutazione la prima ipotesi: tendenze masochistiche :D

Path dependency e relativi sunk costs. Ovvero una volta che hai scelto e pagato profumatamente il software costa troppo tornare indietro.

Path dependency e relativi sunk costs. Ovvero una volta che hai scelto e pagato profumatamente il software costa troppo tornare indietro.

Rimane il punto di domanda: perché scegliere in origine (diciamo: 7-8 anni fa) un sw che costa come o più della concorrenza, offre più o meno le stesse features, ma è chiuso ad applicazioni di third parties e customizzabile solo con intervento della casa madre (quindi evidentmenete path dependency maggiore, in prospettiva)? O i commerciali SAP sono fottutamente bravi, o non so che dire.

Forse si va un po' troppo off topic, però come caso di (ir)rational choice è curioso.

Premesso che il punto di Lallo e' che SAP fa un sacco di soldi resta corretto a prescindere, avete le idee molto confuse.

E' vero che SAP e' un mondo a parte, usa tecnologie proprietarie, richiede molto training, costa molto e gran parte dei consulenti sono incompetenti.Pero':

  1. non e' un sistema chiuso, supporta vri standard aperti di interfacciamento (SOAP,EDI,...) e fornisce gratis librerie C per le loro tecnologie proprietarie.Interfaccire sistemi e' complicato dal punto di vista logico, ma la parte puramente tecnica un consulente capace la realizza in poche ore (a volte mnuti ).
  2. TUTTO il sorgente e' visibile e modificabile liberamente, ed esistono un saco di tecniche per estenderne le funzionalita' senza doverlo fare

Non conosco i competitor, ma mi risulta ce ne siano solo un paio (Oracle e Peoplesoft) e dubito che  costino molto meno, specie considerando che i costi di licenza sono una minima parte del totale, quello che costa e' implementazione e maintenance.

Dato che mi sono occupato per mestiere di queste faccende: 

SAP aveva un certo numero di concorrenti globali: Oracle Application, PeopleSoft, JDEdwards, le ACG di IBM e il prodotto - orientato però più allo small business - di Microsoft. Oracle si è comprato sia PeopleSoft che JDEdwards che, a quanto mi dicono, erano i prodotti migliori, e li ha fatti scomparire nel suo gran casino strategico da monopolista. E da mia personale esperienza, posso dire che quanto ad apertura, completezza, efficienza, ecc., Oracle Application è abbastanza pessimo (in Oracle con i database sono fantastici, ma col resto molto meno...).

Nella realtà delle medie e piccole imprese non molto internazionalizzate, peraltro, i veri competitor di SAP ci sono eccome, e avrete sentito perfino le pubblicità per radio: Zucchetti, Mago.net, ecc: prodotti molto più italiani, molto più casarecci, molto più chiusi (un ERP come SAP od Oracle DEVE fornirti il codice sorgente, ed è quindi per definizione aperto), ma spesso molto più adatti allo scopo - basta accontentarsi...

Ora ci sono anche gli open source, Adempiere e sopratutto Compiere, che vanta l'installazione "prestigiosa" nelle poste francesi. Ma non so quanto e se siano affidabili. Certamente, sono aperti e non monopolistici...

 

Grazie ad entrambi per le risposte interessanti.

"Non conosco i competitor, ma mi risulta ce ne siano solo un paio (Oracle e Peoplesoft) e dubito che  costino molto meno, specie considerando che i costi di licenza sono una minima parte del totale, quello che costa e' implementazione e maintenance."

Io non ho esperienza diretta con SAP, ma in passato ho lavorato a migrazioni verso sistemi basati su un core Oracle per la gestione di transazioni e storage logico, e una pletora di applicativi di varie software house terze che si dovevano interfacciare col database per gestire oggetti e informazioni.

Preventivi alla mano, le varie soluzioni sia dal punto di vista del costo iniziale di acquisto ed implementazione, sia dei contratti di manteinance e di update (es. per i sw di gestione della contabilità), erano sempre più elevati con SAP. A ciò si aggiunge che mentre per Oracle lo sviluppo di PL/SQL, degli interfacciamenti, della gestione dello storage fisico e di molto altro si faceva abbastanza agevolmente perfino in house, con SAP se non ti rivolgevi ad Accenture od altro grande partner SAP, il know-how sul mercato non lo si trovava. Forse nell'arco di 5 anni è cambiato molto, non lo so, ma all'epoca era come ho descritto.

"Oracle si è comprato sia PeopleSoft che JDEdwards che, a quanto mi dicono, erano i prodotti migliori, e li ha fatti scomparire nel suo gran casino strategico da monopolista. E da mia personale esperienza, posso dire che quanto ad apertura, completezza, efficienza, ecc., Oracle Application è abbastanza pessimo (in Oracle con i database sono fantastici, ma col resto molto meno...)."

Sono d'accordo su tutto. Inoltre a quanto ho letto, molti ex clienti Peoplesoft sono stati scontenti del customer care post-acquisizione da parte di Oracle.

Il mio punto di vista è che, per aziende di medie dimensioni, larga parte delle applications può essere sostituita da software di terze parti: per la contabilità, i magazzini, le fatturazioni, il budgeting finanziario, il planning, il data-mining, e per la gestione specializzata di aspetti legati al core business. La differenza che ho riscontrato nella mia piccola esperienza, è che mentre con un DBMS Oracle (che è quanto di più flessibile e robusto si possa sperare di trovare), i sw accessori di cui sopra, e uno sviluppatore che mediamente si trova sul mercato si fa tutto guadagnando una flessibilità di scelta preziosa in un settore, quello informatico, dove le tecnologie ed i prodotti cambiano a ritmo vertiginoso, nel caso SAP, mi pare si tenda a dover acquisire tutto in bundle da un unico fornitore/consulente/manutentore. Da qui, il fatto che il cliente SAP viene "catturato" ed ha difficoltà, in periodi successivi, a migrare parte o tutto il proprio sistema ERP verso altri gestori.

È comunque vero che oggi, con l'uscita ed il supporto dato a SAP netweaver, l'interoperabilità è aumentata. Quello che mi stupisce tanto, è il numero di imprese che prima di Netweaver (2004-2005) avevano scelto SAP. Quasi come se l'opzione di poter cambiare dopo, non fosse valutata come un valore aggiunto del prodotto.

Non dubito che una soluzione SAP costi piu di un collage di varie applicazioni piu o meno custom.Offe pero' di serie un bel po' di features raramete presenti in software piu leggeri:

  • multilingue: non solo il programma in se, ma anche descrizioni di materiali ed altre anagrafiche possono essere tadotte. E' perfettamente possibile stampare la stessa fattura in italiano e giapponese mentre si e' loggati n russo
  • multivaluta, ne documenti memorizza gli importi di ogni transazione sia nella valuta intern che in quella nominale
  • appena instalato supporta leggi e regolamenti di (quasi) qualunque stato immaginabile.E le tiene aggiornate costantemente.
  • ha un buon supporto per consolidare bilanci di varie aziende, ecc.
  • logga tutto: di ogni dato anagrafico ed ogni documento e' possibile sapere chi ha modificato cosa e quando l'ha fatto
  • tutta la gestione aziendale sta in un solo applicativo ed e' accessibile in modo uniforme

Gran parte di 'sta roba e' irrilevante per la classica piccola azienda italiana, cui non consiglierei di affidarsi a SAP.

L' expertise si trova tranquillamente, specie intorno a Milano, sia come societa' di ogni dimensione che come freelance, e ci sono dozzine di recruiter inglesi specializzati nel reperire questi ultimi.E' un mercato parallelo  in cui e' dificile muoversi senza una guida: secondo me un' azienda ch vuole andar su SAP deve avere un interno chelo conosce bene, se no spende una fortuna in consulenze inutili.

Quanto all' interoperabilita', il grosso di quel che fa netweaver lo faceva anche prima (eccetto la parte java, ma e' praticamente un mondo a parte), e nulla ti vieta di accedere direttamente al database.Lo si sconsiglia perche' e' complicato reperire l' informazione corretta.

mi spiace che per avere citato SAP come UNO dei prodotti ad alto margine della Germania ( in una discussione dove partendo dal presupposto che prodotti ad alto margine danno una mano alla produttività ) una buona parte delle risposte , trascurando il tema molto interessante dell'articolo , hanno discusso circa la qualità del SAP.

Ora perchè un prodotto realizzi ampie quote di mercato ed ottimi margini non è necessario che sia buono e relible : è sufficiente che i potenziali clienti ne siano convinti.

Questo introduce l'importanza di un buon marketing a sostegno della produttività.

I Giapponesi anni fa avevano convinto l'umanità come fosse giusto spendere il doppio per un televisore con le stesse prestazioni di uno non giapponese ma con la probabilità di breakdown nei primi 6 mesi di vita 1/10000 anzicché 2/10000. ( economicamente riuscivano a fare accettare una probabilità di breakdown di 1/1 )

In Italia , fra molte altre cose , manca anche una cultura di marketing

Non sapevo che Oracle facesse cose di cosi' alto livello (nel senso distanti dalla macchina), credevo facessero solo strutture di db e quindi fossero solo competitor dei vari IBM e MS. Chiedo venia :-) (ma monopolio o oligopolio, non mi piace comunque)

Non ho mai sentito qualcuno parlar bene di SAP, ora che ci penso

non ho dato un giudizio sulla qualità , rispondevo all'affermazione che la Germania non avesse prodotti di punta 

il fatto è che si vende ed è sicuramente un prodotto ad alto valore aggiunto di cui noi non abbiamo equivalente

Mah, magari sarà perchè il competitor di SAP (le Oracle Application) è incomparabilmente peggiore ... :-))

In altre parole, se aumento brutalmente la spesa pubblica e la spendo per assumere 1 milione di nuovi dipendenti pubblici che comunque forniscono grossomodo lo stesso livello di servizi di prima, forse diminuisco la disoccupazione (cosa che è effettivamente avvenuta in Italia), ma non producendo un maggiore valore aggiunto, mi ritrovo con una produttività complessiva minore. Poi, non avendo voglia di spiegare ai neodipendenti pubblici e più ancora ai privati a cui ho dovuto aumentare le tasse che questi lavori non sono altro che assistenzialismo, inizio a dire che gli imprenditori italiani non sanno fare il loro mestiere ed è colpa loro se la produttività del Belpaese non aumenta. Dove sbaglio?

modesto parere:

1° errore... partire nelle congetture da un "segnale grafico" . La divergenza dell'indice di produttività dell'Italia ( dati Ocse ) dal 2001 può avere diverse spiegazioni.

I grafici non sono i "fatti". Sono una loro parziale e limitata rappresentazione ( senza scomodare Schopenauer ) foriera di potenzialmente infinite illusioni ottiche.

L'indice di produttività OCSE ha al denominatore le ore lavorate. Fino al 2004 ( se non mi sbaglio ) l'indice di produttività Eurostat aveva al denominatore gli occupati  e produceva bellissime carte come quelle in questo documento 

  .. hanno introdotto il calcolo (stima) delle ora lavorate per conteggiare meglio il lavoro a tempo parziale ed ora segnalano che il dato è poco comparabile in confronti cross countries

"..Comparability of total hours worked is based on the application of the same concept and definitions (ESA 95) across countries. The full implementation of the ESA95 concept to hours worked is not yet fully achieved across all countries. Awaiting the full compliance of all Member States, figures for some countries are derived from the annual average of hours worked per worker as calculated by the OECD multiplied by total employment. This procedure affects also the comparability across countries..."

il mio sospetto è che anche il database OCSE che comunque dipende dai national account... possa indurre in qualche errore interpretativo delle comparazioni tra nazioni.

Come esempio incollo un grafico ricavato dai dati ocse della variazione di produttività, anno su anno, ( dati di gennaio, non aggiornati a oggi ) .

  

 

   

 

L'avreste  detto che in questa crisi la Spagna è er mejo ? :)

come dicevo... grafici fuorvianti da maneggiare con attenzione.

 

2° errore : cercare conferme a tesi predeterminate ( il giudizio sui dipendenti pubblici, mi sembra, questo si, un po' capzioso  ) costruendo ipotesi su dati inventati..

che la disoccupazione  sia "fittiziamente" diminuita dal 2001 grazie all'assunzione di un milione di dipendenti pubblici è un dato facilmente verificabile. Non è vero. punto

Utilizzando sempre i dati ocse ( per omogeneità )

9. Employment in general government and public corporations as percentage of labour force (1995-2005) Italy   1995 14,2% 2005 14,2%

 

Al di là di come viene calcolato il denominatore, resta il fatto che ci si mette il totale del "lavoro" eseguito in una nazione, sommando pubblico e privato. Se non sbaglio al numeratore c'è il valore aggiunto prodotto dalla nazione. Stiamo dividendo mele con pere, o no?

Potrò aver lasciato trasparire la mia opinione sull'utilità sociale di certi dipendenti pubblici, ma il fatto qui cruciale è che la maggior parte di loro non produce valore aggiunto. O perlomeno non ne produce di misurabile, che si possa mettere nel numeratore della produttività.

Anche ammettendo che tutti i dipendenti pubblici svolgano con impegno un utilissimo servizio sociale, esso non verrà inserito nel numeratore e quindi per ogni dipendente pubblico che assumo (e metto a denominatore), abbasso la produttività del paese. E' sbagliato considerare questo fatto?

L'avreste  detto che in questa crisi la Spagna è er mejo ? :)

Non mi ero posto il problema, ma considerando che la loro disoccupazione è schizzata al 20%, mentre la nostra è aumentata di un paio di punti, non ne sono sorpreso. Tu sì?

che la disoccupazione  sia "fittiziamente" diminuita dal 2001 grazie all'assunzione di un milione di dipendenti pubblici è un dato facilmente verificabile. Non è vero. punto

Era un esempio. La frase iniziava con un "se". I numeri li ho messi a caso, non ritenendoli rilevanti dato quello che dico qui sopra. Se aumento il denominatore senza variazioni nel numeratore abbasso il rapporto. E' lapalissiano.

9. Employment in general government and public corporations as percentage of labour force (1995-2005)

Italy  
1995 14,2%
2005 14,2%

E come sono i dati per gli altri paesi europei (il tuo link è incompleto)?

Se per gli altri la percentuale fosse diminuita, saremmo di nuovo nell'ipotesi che consideravo.

Al numeratore c'è il PIL ( PPS per trasformarlo in "quantità" e permettere confronti );al denominatore le ore lavorate.

Nel PIL come valore aggiunto di una attività senza prezzo di mercato ( es. anagrafe ) viene messo il costo del lavoro di detta attività.

 GDP per hour worked is intended to give a picture of the productivity of national economies expressed in relation to the European Union (EU-15) average. If the index of a country is higher than 100, this country level of GDP per hour worked is higher than the EU average and vice versa. Basic figures are expressed in PPS, i.e. a common currency that eliminates the differences in price levels between countries allowing meaningful volume comparisons of GDP between countries. Expressing productivity per hour worked will eliminate differences in the full-time/part-time composition of the workforce.

Anche ammettendo che tutti i dipendenti pubblici svolgano con impegno un utilissimo servizio sociale, esso non verrà inserito nel numeratore e quindi per ogni dipendente pubblico che assumo (e metto a denominatore), abbasso la produttività del paese. E' sbagliato considerare questo fatto?

assolutamente sbagliato...visto che al numeratore della produttività c'è  il GDP in PPP che include i costi della PA.

Non voglio sembrare un difensore del malgoverno e delle sue scelte disgraziate e/o farabutte ( a seconda dei casi ) ma è una mistificazione trarre conclusioni a sostegno di una tesi politica preconcetta da certi grafici che non dimostrano affatto quello che vorresti... ad arrampicarsi sugli specchi poi si scivola.

Anche i fanc-zzisti della Pubblica Amministrazione messi li per sostenere un sistema clientelare, non li voglio certo difendere, ma i numeri non sostengono affatto la generalizzata e qualunquistica propaganda "anti-dipendente pubblico" che tanto fa guadagnare certi giornalacci.

Siamo messi peggio per la qualità dei servizi erogati ( ed anche questo sarebbe un dato da discutere con i dovuti distinguo ) non per la quantità di spesa in dipendenti pubblici...

Incollo l'ultimo grafico...  

i grafici degli sperperi, favori e mazzette ancora non li hanno pubblicati

 

 

PS... mentre redigevo la risposta e cercavo di incollare e rendere leggibile il grafico , vedo che altri hanno esaurientemente risolto le discussioni sui numeratori e denominatori- thank

Lallo:

Al numeratore c'è il PIL ( PPS per trasformarlo in "quantità" e permettere confronti );al denominatore le ore lavorate.

Nel PIL come valore aggiunto di una attività senza prezzo di mercato ( es. anagrafe ) viene messo il costo del lavoro di detta attività.

Grazie!

SCHIARA:

Non voglio sembrare un difensore del malgoverno e delle sue scelte disgraziate e/o farabutte ( a seconda dei casi ) ma è una mistificazione trarre conclusioni a sostegno di una tesi politica preconcetta da certi grafici che non dimostrano affatto quello che vorresti... ad arrampicarsi sugli specchi poi si scivola.

Intanto, grazie a chi mi ha insaponato lo specchio, ho imparato come viene calcolato il valore aggiunto della PA...

Chiaramente l'ordine di grandezza di ciò che pensavo è sbagliato. Sbaglio anche a pensare che il VA di un lavoratore privato sia maggiore del costo del suo lavoro? Perché, se è così, l'effetto che ipotizzavo è comunque presente, seppur in misura minore.

In ogni caso il tuo ultimo grafico mi chiarisce l'andamento della spesa per stipendi pubblici nei paesi europei. In parte (Germania, Olanda, francia, Canada, ma anche Giappone dal 2002) sono in calo e in parte sono stazionari o in aumento (come pare in Italia). Anche senza l'evidenza clamorosa che pensavo ci fosse a causa dell'impennata della government share in Italia, ho il sospetto che qualcosa c'entri comunque la spesa pubblica.

Non voglio sembrare un difensore degli imprenditori incapaci e privi di idee, ma mi pare sia un po' semplicistico dire, come sento di continuo, che la colpa della scarsa produttività italiana è TUTTA della classe imprenditoriale che non innova e si concentra solo su attività a basso valore aggiunto.

pensa alla diversa produttività di uno sviluppatore di software e di uno che "mesce" carburante.

L'Italia e' l'unico paese sviluppato dove i distributori non sono self-service e le attività marginali resistono fino a che non c'è richiesta di lavoro per attività più evolute.

Possiamo anche fare due conti della serva ( miliardi di € ):

PIL 1520 mld

compensation of employees 652 mld

STIMA del labor nel "mixed" 234 mld ( gli autonomi sono circa il 36% dei dipendenti )

lavoro nelle P.A. 172 mld

quindi 172 mld di lavoro nella P.A. creano un PIL di 172 mld ( fattore 1 )

714 mld di lavoro privato creano un PIL DI 1348 mld. ( fattore 1,89 )

Se eliminassimo tutti i lavoratori della P.A. la nostra produttività ( vedi grafico dell'articolo ) salirebbe a 110 più o meno con il secondo gruppo.

Ammesso che il privato avesse la capacità e ne trasferissimo metà al privato recupereremmo 5 punti

Quindi il P.I. non è il primo problema.

Il grafico seguente mi pare poi discolpare il pubblico impiego per la non crescita della produttività dal 2000 ad ora.