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Gli economisti e i fatti

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L'america si e' rotta

ET 29/6/2010 - 12:08

Spero mi perdoni l'autore nel caso citi un suo testo a sproposito. Pero' mi piacerebbe capire come mai non trovi traccia nei dati riportati in questo articolo, limitatamente agli USA, della tesi di Phastidio del post

http://phastidio.net/2009/09/11/lamerica-si-e-rotta/

Riporto alcune frasi significative, invitando alla lettura integrale:

Pubblicato il rapporto annuale del Census Bureau su reddito e copertura sanitaria negli Stati Uniti. Tra le evidenze più interessanti, non tanto la diminuzione del reddito reale mediano delle famiglie (circostanza che si verifica ad ogni recessione), quanto il fatto che tale reddito reale, nel 2008, risulta inferiore a quello del 1999.  Gli anni Duemila si riveleranno il decennio in cui gli americani sono diventati più poveri. [...]

Il tasso di povertà è anch’esso al massimo dal 1997, al 13,2 per cento. Il numero di persone sotto la soglia di povertà è al massimo dal 1960, a 39,8 milioni. Questi dati si riferiscono al 2008, ed escludono quindi l’anno corrente, caratterizzato da continua distruzione di occupazione.

Riguardo la mancata crescita dei redditi reali in questo decennio, che si contrappone all’andamento esplosivo dei profitti (limitando lo sguardo alle imprese non finanziarie, in modo da depurare il dato dagli effetti della leva finanziaria che ha causato la bolla), questo è il problema della politica: la forte crescita della produttività non si è tradotta, in un arco temporale sufficientemente esteso, in crescita delle retribuzioni reali, come invece ci viene insegnato nei libri di testo. Imperfezioni dei mercati?

Questa è la conferma che compito del legislatore e della politica è quello di presiedere al corretto funzionamento dei mercati, che è cosa assai diversa dal benign neglect travestito da laissez faire che favorisce il consolidamento degli oligopoli e soffoca innovazione e creatività. Ed è proprio questa benevola trascuratezza che, dati alla mano, pare aver caratterizzato gli otto anni dell’amministrazione Bush.



 

Phastidio parla di diminuzione del reddito mediano, io ho parlato di labor share. Primo, il reddito mediano include anche il reddito non da lavoro. Secondo, il reddito puo' diminuire quando la quota sul PIL e' costante, basta che diminuisca il PIL come appunto avviene in recessione.

Sui profitti, la "capital share" che riporto non permette di vederli disaggregati.