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Gli economisti e i fatti

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1) Era un'ipotesi, non la mia ipotesi. La tua spiegazione alternativa, per spiegare le differenze cross-country, qual e'? Forse che l'Italia e' l'unico tra i paesi riportati nel grafico dove c'e' una maggiore preferenza per il lavoro autonomo (eterogeneita' nelle preferenze), di ben 10 punti percentuali. Questo tradisce un po' lo spirito di NFA che gli individui rispondono agli incentivi.

2) Presumo che ci siano pure dei limiti alla capacita' degli individui di passare con disinvoltura da un settore all'altro. Ad esempio in alcuni settori, ed alcune professioni, l'offerta e' vincolata. In altre, si trasmette da padre in figlio. Inoltre, generalmente avviare attivita' di lavoro autonomo richiede dei capitali iniziali, che non tutti hanno.

[...] evidentemente in Italia e' piu' conveniente che altrove svolgere attivita' di lavoro autonomo rispetto a quella di lavoro dipendente. Avanzo un'ipotesi: in Italia i redditi netti degli autonomi sono maggiori e la ragione e' che in Italia e' piu' facile che altrove evadere il fisco da lavoratori autonomi

Contributi INPS per un ingegnere dipendente: 34,5%

Contributi da versare a Inarcassa nel 2010: 12% (e nel 1993, quando mi sono iscritto erano 8%).

Aggiungici qualche spesuccia (sempre meno, ma 20 anni fa erano di più) che come autonomo puoi legittimamente scaricare e scopri senza tanti misteri perché ho sempre rifiutato di farmi assumere e ho preferito fare il consulente aziendale autonomo: pur pagando tutte le tasse mi restava in tasca molto, ma molto di più.

Il problema è che gli "autonomi" in Italia sono le partite IVA, praticamente "tutti" i nuovi occupati nel settore privato (ma anche in parte di quello pubblico) sono con partita IVA, da qui l'esplosione del lavoro autonomo.

E questi lavoratori parasubordinati atipici oltretutto fanno media, per cui l'aiuto gioielliere "assunto" a partita IVA abbassa la media dei gioiellieri (che comunque sono dei grandi evasori).

Nel merito dell'obiezione a Giulio: capisco che i dati si possono interpretare in maniera diversa, ma i fatti rimangono tali: dalla metà degli anni '80 in poi è cresciuto solo il settore settore pubblico, che per sostenersi ha fatto debiti o aumentato la pressione sul settore privato, continuo a non capire come maggiore spesa pubblica possa essere un beneficio.

Ultimo post, e poi smetto (altrimenti finisce che faccio questo per lavoro). Rispondo per me (e' il mio punto di vista personale). Il mio punto di vista non e' che una maggiore spesa pubblica porti sempre dei benefici. E' semmai che una spesa allocata in maniera migliore possa portare a dei benefici. Ad es., in giro per il mondo e' pieno di studenti cinesi con borse di studio governative, che studiano nelle migliori universita'. Questi senza queste borse di studio non potrebbero studiare all'estero. Per "ripagare" tali borse dovranno lavorare per almeno 3 anni per il governo. Magari spesa pubblica di questo tipo rappresenta un risorsa per il paese. Come gia' detto in altro post, se invece l'apriori e' che non si possa spendere meglio, e che sia TUTTO spreco, ovviamente concordo pure io che e' meglio tagliare.

Il problema è che gli "autonomi" in Italia sono le partite IVA, praticamente "tutti" i nuovi occupati nel settore privato (ma anche in parte di quello pubblico) sono con partita IVA, da qui l'esplosione del lavoro autonomo.

Ma allora perchè i dati di Giulio danno l'incidenza del lavoro autonomo in lieve calo?

Figura 6. Incidenza del lavoro autonomo

Infatti, Massimiliano, mica ho scritto che era la tua. Siccome l'argomento era sotto il titolo "Stessi dati, conclusioni diverse", facevo notare che la conclusione diversa non sembra compatibile con quello che e' successo in Italia durante gli anni 80.

Sulla cross country variation non ho opinioni precise (ne' volevo intervenirci) ma immagino queste cose siano state studiate da molti. Non mi butterei sulle preferenze diverse - se questo era il senso del tuo punto 1: guarderei prima di tutto a price differences, per esempio taxation (come per esempio il commento di Giuseppe qui sopra suggerisce).

Uno dei motivi del lavoro più basso rispetto ad altri paesi europei è il suo basso costo.

Ho preso i dati del 2004 ( ultimo anno per cui Eurostat riporta l'hourly labor cost per l'Italia ) e ho calcolato come sarebbero evolute le componenti con tutto uguale tranne il costo del lavoro degli altri paesi.

Come può vedersi dalla tabella con i costi del lavoro di GE , FR e SW la differenza rispetto agli altri paesi diminuisce di molto.

La ragione per cui il costo del lavoro italiano sia più basso potrebbe dipendere dalle produzioni meno sofisticate ed evolute.

 

cost/

comp. of

g.o.s &

taxes-

 

hour

employees

mxd in.

subsidies

 

 

 

 

 

GE

26,9

51,5%

38,1%

10,5%

FR

28,5

52,2%

34,3%

13,5%

SW

31,1

54,6%

30,7%

14,7%

 

 

 

 

 

IT /lab cst IT

21,4

39,9%

47,2%

12,9%

IT /lab cst GE

26,9

45,5%

42,8%

11,7%

IT /lab cst FR

28,5

46,9%

41,7%

11,4%

IT /lab cst SW

31,1

49,1%

40,0%

10,9%