Titolo

Gli economisti e i fatti

2 commenti (espandi tutti)

(e due...risposta a Giuseppe Bottacin, 29 Giugno 2010, 19:30, ma non riesce nelle modifiche a modificare la posizione dei posts??)

Beh, allora abbiamo scoperto l'arcano (incidenza elevata di lavoro autonomo):

1) quando scelgono il tipo di lavoro, in Italia gli autonomi guardano i redditi correnti e non scontano il flusso attualizzato dei redditi futuri, ivi comprese le future pensioni che riceveranno (eh eh....);

2) in realta' hanno ragione a non scontare le pensioni, perche' pure i dipendenti non le riceveranno (sig....).

Scherzo, hai fatto sicuramente bene a fare il lavoratore autonomo! Certo, non sono tutti gli autonomi  a non pagare le tasse, ma spero che concorderai con me che da dipendente e' proprio difficile non pagarle. Il calcolo corretto (per individui forward-looking), per valutare la convenienza o meno di una professione rispetto ad un'altra dovrebbe considerare tutti i redditi futuri attesi, anche appunto le pensioni, non basarsi semplicemente sull'ammontare dei contributi pagati (o sul netto ricevuto ora). Questo e' quanto predice l'economia mainstream. Come vedi tra modelli economici e realta', qualche volta c'e' un gap.

1) quando scelgono il tipo di lavoro, in Italia gli autonomi guardano i redditi correnti e non scontano il flusso attualizzato dei redditi futuri, ivi comprese le future pensioni che riceveranno (eh eh....);

Non è così. Le pensioni di Inarcassa (la cassa di previdenza di ingegneri e architetti) sono uguali o meglio di quelle INPS (non ho tempo per recuperare i dati, ma non dovrebbe essere difficile).

Non nego che il tuo punto 2 mi ha semplificato ulteriormente la scelta, ma il punto principale è che con l'allora 8% la cassa degli ingegneri riusciva a pagare le pensioni e a essere in attivo. Poi negli anni 90 hanno imposto una parziale "fusione" con l'INPS (credo riguardasse alneno in parte il patrimonio, ma non la platea dei destinatari delle pensioni) e sono iniziati gli aumenti graduali dei contributi, che oggi sono al 12% ed è appena arrivata comunicazioni che verranno portati al 14%.

Credo che il "trucco" sia che l'ingegnere medio lavora finché può. Molti liberi professionisti continuano a lavorare fino alla morte.

L'INPS deve pagare la pensione anche a mia zia, che ha insegnato lettere dai 26 ai 41 anni e da allora viene mantenuta dallo stato.

La mia situazione è grossomodo equivalente a tutte le casse previdenza dei liberi professionisti.

--------

Sul perché i salari italiani siano più bassi di quelli dei paesi europei comparabili, non credo c'entrino differenze nella qualità media della produzione.

La responsabilità è dell'assurdo contratto nazionale. Le differenze fra diversi livelli di inquadramento sono ridicole. La progressione di carriera tipica di un impiegato va dai 1000 euro ai 1500-1700.

E' vero che è possibile dare i "superminimi", ma il fatto che di base il contratto nazionale preveda una paga miserrima e un aumento offensivo quando qualcuno viene promosso costituisce un potente freno psicologico al chiedere un aumento proporzionato all'aumento delle competenze.

 

Ho vissuto anche questo in azienda quando ho contrattato il compenso del mio terzo anno e sono stato paragonato al costo aziendale di un collega dipendente di assoluta eccellenza, la cui produttività era senz'altro molto sopra la media, ma il cui salario era molto basso, dato che lui non aveva ritenuto opportuno "metterla giù dura" con l'ufficio personale, visto che gli davano comunque (un po' di) più di altri colleghi meno bravi. Io avevo contatti quotidiani con colleghi stranieri, ma lui non aveva altri termini di paragone che lo stipendio di altri ingegneri italiani, per cui non si rendeva neanche conto di quanto poco si faceva pagare in rapporto a quanto produceva.

 

Mio padre mi diceva che non era così prima degli anni 70, neo senso che la progressione c'era.

Personalmente penso che le basse paghe italiane siano l'effetto dell'integrale dei compromessi tra le richieste dei sindacati e di confindustria dal 1970 in poi, considerando la condizione al contorno principale: il contratto di categoria su base nazionale.