Titolo

Gli economisti e i fatti

4 commenti (espandi tutti)

"a seconda di cosa voglio dimostrare" (sono su IE al momento e blockquote non funziona, chiedo venia)

Una scienza, naturale - e quindi scienza in senso stretto - o sociale che sia non si deve occupare di cosa vuole dimostrare, ma di capire e spiegare il fenomeno che studia. E' chiaro che nelle scienze naturali si ha, in generale, la falsificabilita' e allora tutto e' piu' semplice (sebbene l'esempio di Lakatos nel commento di Astrologo qui sopra dimostri la possibilita' del contrario). Ma lo scopo ultimo non cambia: cercare di capire il fenomeno.

Nelle scienze sociali la linea d'ombra e' spesso difficile da identificare, non foss'altro per il fatto che qualsiasi teoria ha un possibile impatto sulla vita delle persone.

A me pare che qui Giulio - e gli altri in altri articoli - usino argomentazioni proprio di questo genere: cercano di capire (cioe' si comportano da scienziati) invece di cercare di dimostrare qualcosa a priori (cioe' non si comportano da politici). Mentre gli "economisti" fanno l'opposto. (In realta' taglio in modo troppo netto: Giulio e compagni non sono necessariamente perfetti, mentre gli "economisti" non sono necessariamente disonesti - vedi gli interventi di Ugo Pagano qui sopra.)

"a seconda di cosa voglio dimostrare" (sono su IE al momento e blockquote non funziona, chiedo venia)

Anch'io uso IE...Ho scoperto che se selezioni subito Blockquote non funziona però se prima di selezionare Blockquote selezioni Div e subito dopo Blockquote allora...

 

Re(1): Fatti e teorie

lf 30/6/2010 - 16:15

Sì, concordo che capire, anche in assenza di falsificabilità, sia lo scopo della scienza. Però, se si fa riferimento ad i fatti, si deve riconoscere che qualche contributo a scegliere tra teorie diverse li possono dare. Eppure per come la vedo io, tolte le teorie illogiche, e quelle che fanno predizioni troppo precise e false, per ogni fenomeno esistono tante di quelle spiegazioni, in genere con conseguenze di policy incompatibili, che alla fine la scelta tra teorie dipende un po' troppo dai gusti personali (chiamiamoli "priors"). Se non ci si riesce a mettere d'accordo su neutralità/non-neutralità, se le teorie credibili della Grande Depressione sono almeno una mezza dozzina, se esistono modelli per spiegare che il moral hazard può creare boom economici inefficienti sia con che senza interventi pubblici, allora i fatti fanno convergere la teoria non verso una sola teoria migliore delle altre, ma verso un insieme di teorie, compatibili o incompatibili tra loro, tutte ugualmente buone per spiegare i fatti, ma non confrontabili tra loro (e date le conseguenze di policy spesso incompatibili, ciò è grave). Insomma, tolte le cose ovviamente false (le teorie marxiste della "iron law of wages", ad esempio), rimangono un sacco di cose potenzialmente vere tra cui scegliere (ad esempio una mezza dozzina di teorie della Grande Depressione: Cole/Ohanian, Fisher, Keynes, Bernanke, Mises/Strigl/Hayek...).

PS Potendo scegliere tra tante spiegazioni, i politici preferiscono i keynesiani perché danno loro maggiori poteri, e richiedono anche un basso impegno intellettuale per essere capiti e spiegati.

Concordo appieno.

[...], tolte le teorie illogiche, [...]

Che pero' sono molto difficili da distinguere in economia, anche perche' magari ci sono parti perfettamente logiche e parti orrendamente illogiche (in qualche senso) in una teoria. Figurati che passo parecchio tempo a discutere con i miei pari (quant, risk manager e simili) sulla reale utilita' (io sostengo in genere la totale inutilita') di certe misure di rischio che si usano in finanza. Eppure la logica pervade il campo. Sono certe premesse ad essere talvolta si' logiche in senso stretto, ma completamente irrealistiche.

PS grazie amadeus per la dritta di come usare il blockquote su IE!