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Gli economisti e i fatti

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Secondo me la compatibilità con i fatti è una cosa abbastanza semplice da ottenere: basta avere una base teorica sufficientemente flessibile per poter inglobare, con qualche ipotesi aggiuntiva, con qualche modifica funzionale, o con qualche cambiamento parametrico, i dati che si devono spiegare.

Mi spiego: se dico "non ci sono recessioni inflazionistiche" dico una cosa falsificabile e, dagli anni '70 in poi, palesemente falsificata. Di conseguenza la mia tesi non è solo falsificabile, ma anche falsa. Se invece dico "le crisi possono essere sia inflazionistiche che deflazionistiche" faccio un'affermazione senza contenuto informativo, che è vera sempre per motivi prettamente logici.

Io direi che è più facile sfuggire alla falsificazione. Chi vuole difendere aprioristicamente una teoria T che implica una previsione X falsa di solito introduce una o più ipotesi ausiliarie I, per cui

T & I ==> X 

in modo che è possibile scaricare la falsificazione su I per salvare T.
Sebbene sia un atteggiamento furbo non è detto che debba essere sbagliato. L'orbita di Urano, che non si accordava con la legge gravitazionale e con la meccanica di Newton, fu spiegata dalla presenza di un pianetino perturbatore allora ancora sconosciuto. Ed infatti c'è e si chiama Nettuno.

Non tutti i fatti contribuiscono allo stesso modo in una falsificazione o in una conferma. Prevedere i fatti è condizione necessaria ma non suffucuente affinchè una teoria sia una buona teoria. Ci sono teorie che predicono fatti banali e, in questo senso, possono essere assimilate alle tautologie, cioè sono prive di contenuto informativo pur avendo un contenuto empirico.
L'approccio che cattura meglio questa complessità è forse quello Bayesiano, per cui una teoria è confermata se p(T|X) > p(T) (nota, se p(X)=1, non c'è conferma). In questo modo, invece della dicotomia vero/falso esistono un'infinità di sfumature che colgono meglio il potere di una teoria di rappresentare la realtà.
Inoltre, se p(T & I | X)=0 cioè T & I sono falsificati, si può dimostrare come la falsificazione possa agire molto asimmetricamente su p(T) e p(I) singolarmente, salvando una e bocciando l'altra, ma andiamo troppo OT...