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Gli economisti e i fatti

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Sui vantaggi reali nell' essere uno skilled labour in italia avrei dei dubbi. In italia mi sembra conti di più appartenere, magari casualmente, ad una categoria per cui le cose vanno meglio - e spesso non per motivi di merito - per qualche altro motivo (vale sia per lavoratori autonomi che per dipendenti, operai ed ingegneri, ...). Il punto vero è che manca la possibilità di entrare veramente in concorrenza e spesso anche in aziende private, poichè il più delle volte anche i manager sono soprattutto buoni "politici" e non è detto che pensare alla propria carriera significhi pensare al meglio per l'azienda (io vedo una azienda come una macchina per creare ricchezza, che poi a cascata serve a tutti). Del resto anche gli imprenditori si rivolgono sovente alla politica. Queste son cose che sanno tutti, lo so, però non si può non tenerne conto, anche se è difficile che si vedano nei dati. Penso che accada anche all'estero, ma li, a volte, bisogna sostituire "politica" con "finanza".

Tutto sta nella definizione utilizzata per "skilled labour". Se immaginiamo l'esistenza di una serie di skills lavorative, ed in più di una skill "sociale" che è la capacità di creare relazioni, amicizie, condizioni attraverso le quali lo scambio di favori è possibile anzi sollecitato, ecco che la differenza tra l'Italia e altri paesi OECD è abbastanza evidente: altrove, nei luoghi dove la produttività del lavoro cresce a ritmi sostenuti, il lavoratore skilled investe in una sola skill, o in poche skills complementari. La skill "sociale" è solo complementarmente utile, mai la principale destinazione dell'investimento di tempo e/o denaro.

In Italia, investire nella skill "sociale" genera ritorni molto interessanti, non solo perché da noi è ben vista e molto praticata l'acquisizione di human resources per tramite di legami amicali e parentali, ma anche perché la struttura corporativa dei gruppi di potere lato sensu (dagli ordini professionali ai tassinari; dalla massoneria alle correnti politiche interne ai partiti; dai salotti buoni confindustriali ai gruppi criminali organizzati) seleziona nel tempo i propri quadri e dirigenti esattamente attraverso una "meritocrazia" del "fare squadra".

Dato che anche la skill "sociale" richiede un investimento di tempo e risorse, queste verranno sottratte ad altri impieghi in diverse skills lavorative. Ecco che allora, in quest'ottica, essere skilled labourer in Italia assume tutt'altro significato: l'investimento conviene, ma nella skill più redditizia. Che, purtroppo, è anche quella che produce minor valore aggiunto, non essendo un fattore della produzione di alcunché.