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Gli economisti e i fatti

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Grazie per i puntuali commenti.

Ma torniamo alla questione: il fatto è che non c'entra. La disuguaglianza dei redditi si è allargata non solo negli USA ma in molti paesi, a partire dalla seconda metà degli anni '70 (settanta). Ha le caratteristiche che diciamo. Quindi? Non di questo parlano i 100 e, di certo, non da questo viene la crisi dei mortgages o la crisi del debito greco o spagnolo o le difficoltà a crescere dei paesi europei. Insomma, quale sarebbe la connessione?

Il mio punto non era concordare con la connessione posta dai 100 tra profitti crescenti e sottoconsumo; era invece di sostenere che l'argomento contro-fattuale incentrato sulla costanza della labour share non è valido. Infatti, occorre riformularne la definizione per tenere conto del fatto che da Ricardo e Marx in poi il mondo è un po' cambiato: quindi, ridefinendo la labour share in una accezione al passo coi tempi , mi pare che essa in realtà cali, a causa della globalizzazione, etc.

Ciò detto, non compro affatto la teoria del sottoconsumo (con ben minore autorevolezza, s'intende, rispetto a Voi professionisti della materia); ma, secondo me, l'abbondanza di "profitti e proventi assimilati" ha ben a che fare con la crisi finanziaria attuale, perchè essa ha fornito l'energia per alimentare tutte le principali "asset bubbles" recenti: immobiliare, mercati azionari, private equity / leveraged buyout, secondo un classico schema di feedback positivo " 1) ricerca sempre più aggressiva di rendimenti alti -> 2) investimento plusvalente in strumenti finanziari -> 3) effetto ricchezza -> 4) nuovi investimenti -> 5) prezzi delle attività finanziarie e leva debitoria crescenti -> 6) tassi d'interesse e premi al rischio decrescenti -> 1)" etc. Al contorno, ulteriori elementi hanno amplificato il tutto: regolamentazione e fisco favorevoli; enorme liquidità disponibile sui mercati internazionali (anche grazie ai numerosi cicli di "pompaggio" da parte della Fed, secondo me?);   aspettative estrapolative degli operatori (=ottimismo panglossiano) a sostegno di operazioni a leva sempre più aggressive ed in realtà non sostenibili ; lobby finanziaria sempre più forte, ricca, motivata; clima culturale favorevole all'avidità come principale motivazione umana, etc.

In sintesi, i 100 sembrano argomentare che la sperequazione, dovuta alla globalizzazione, ha generato una crisi strutturale sotto forma di gap strutturale di domanda di beni reali; mentre invece a me pare che la concatenazione sia molto diversa, semplificando molto: accumulo di profitti o iso-profitti -> eccessiva finanziarizzazione - > eccessivo leverage, alla lunga non sostenibile -> crisi finanziaria - > recessione e deleverage.

La differenza mi sembra essenziale, poichè la prima teoria presuppone la famigerata "insanabile contraddizione del kapitalismo"; mentre la seconda invece individua uno specifico malfunzionamento "curabile", cioè l'accumulo di debiti grazie ad un sistema che ha protetto, cullato, tutelato, viziato l'investitore finanziario in lieu dell'imprenditore produttore di merci e servizi non-finanzari.