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Gli economisti e i fatti

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Dopo avere visto i vari commenti ho riletto lo stimolante articolo cercando anche di ampliare alcune ricerche e sono pervenuto ad alcune conclusioni :

I dati dei grafici , se non dichiarata altra sorgente , provengono dalle tabelle EUROSTAT.

--- trarre conclusioni dai grafici delle shares riportate mi pare incauto : le shares rappresentano somme di componenti non omogenei , i.e.:

 

Labor = retribuzioni lorde + contributi a carico del datore di lavoro

Capital = risultato di gestione netto + depreciations

Government = tasse / ( produzione e importazioni ) - sussidi alla produzione

Vedere in fondo la ricostruzione delle componenti di cui sopra. ( tabella 1 ) 

--- Conclusione 2.

Non sono stati i (ben pasciuti, por supuesto) capitalisti e rentiers nostrani ad espropriare i lavoratori italiani di 10 punti di PIL dalla fine degli anni 70 a oggi, ma sono stati i nostri governi. Questo è evidente dall'esplosione della government share in Italia riportata nella figura 5

Dissento

Se si guardano gli andamenti delle shares dividendo per la government shares le tasse e dai sussidi alla produzione  (fig 1 ) si vede che il calo della labor share è stata sì colpa del governo ma non attraverso l'aumento delle tasse bensì molto indirettamente attraverso la riduzione dei sussidi.  Le tasse sono rimaste sostanzialmente costanti.

Se dal 75 al 96 labor e capital avessero mantenuto costanti le loro parti in valore ( con rivalutazione secondo il PIL ) le share % sarebbero calate per entrambi : invece il labor è calato ed il capital è rimasto sensibilmente costante.Ciò che il capital perdeva in sussidi lo recuperava togliendo share al labor.Il meccanismo è spiegato in fondo dalla tabella 2.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                FIG 1

 

--- Per quanto riguarda le variazioni di share labor e capital sono riuscito a costruirle , divise nelle componenti di primo ordine ,  dal 2003 al 2009 ( FIG 2 ) :                                                                                                                                                                                                                                                                   TAB 2

FIG 2

La LABOR share saliva nel periodo di 2,7 punti ( 40,2--->42,9)

Dalle componenti si vede che le retibuzioni lorde sono aumentate solo di 2,2 punti : l'altro mezzo punto è costituito da aumento dei contributi sociali a carico del datore di lavoro.

Analogamente il CAPITAL è diminuito di 2,3 punti ( 47,0 ---> 44,7 ) realizzato con una diminuzione del CAPITAL NETTO di ben 4,3 punti ed un aumento delle DEPRETIATIONS di 2 punti.

Non avrei mai detto che in ITALIA gli investimenti fossero in aumento. ( gli ammortamenti seguono con qualche ritardo l'andamento degli investimenti.                                                              

Per curiosità ho voluto vedere gli andamenti in Europa. ( FIG 3 )

Italia e Germania hanno la share più alta che denota la loro vocazione manifatturiera.Nel grafico dell'Italia fra il '75 e l''85 si vedono le perturbazioni dovute alle varie "Visentini".In Italia le depreciation sono in aumento con la stessa pendenza della Francia , che parte più bassa.Per UK si vede il passaggio negli anni '90 da un'economia manifatturiera ad una di servizi.

 

                                                                                                                                                                                                                                                                            FIG 3

Continua ( non riesco più a scrivere sotto fig 3 )

--- Le tasse non hanno colpito le shares lorde ma con i contributi personali hanno massacrano il lavoro.

Da : 

RGE 2009 e RUEF 2010 dati x 2008

Http://www.tesoro.it/documenti/open.asp?idd=24392 e http://www.tesoro.it/documenti/open.asp?idd=24353

e da : http://www.finanze.gov.it/stat_anticipazioni2008/stat_2008.htm

nel 2008 il gettito contributivo ammontava a 215,9 di cui a carico LD 48,8 mld.

Il gettito fiscale ammontava a 456,2 mld che cerco di attribuire al meglio :

--- governement share : 221,1

--- IRE lavoratori dipendenti 91,4 ( comprese addizionali ) miliardi 

---  IRE lavoratori autonomi 28,1 ( comprese addizionali ) miliardi

La FIG 4 mostra il risultato ( gross e gross before personal taxes and social contributions in valore si possono dedurre dalla tabella 1 :                                                                                                                                                                                                                                                                                              FIG 4

 

TABELLA 1 ( controllo corrispondenza dati in % Eurostat con dati in valore 2008 da RGE 2009 )

Tabella 2 - meccanismo di trasferimento della perdita per diminuzione dei sussidi dal capital al labor.( L'esempio costruito ad hoc concentra il processo ( ipotesi PILy2 = PIL y1 ).

 


 

 

a) labor e capital si sobbercano prioporzionalmente la sospensione dei sussidi

b) capital mantiene invariata la sua share

 

Al contrario di Giulio io ammetto di non aver capito bene il punto, e vorrei capirlo.

Pensi di poter scrivere un post ordinato, con le serie temporali e tutto il resto?

Un'osservazione tecnica: è scorretto includere il reddito misto con il reddito da capitale, in quanto il misto include reddito da lavoro. Vi sono due metodi per risolvere questo dilemma:

- attribuire al reddito misto la stessa divisione K/L che si attribuisce alla media del sistema economico (nel qual caso occorre risolvere un'equazione ad un'incognita);

- togliere completamente il reddito misto dal PIL (questa seconda, nel caso italiano, contiene informazione addizionale, vista la rilevanza del reddito misto nel PIL italiano).

 

 

Il mio post aveva lo scopo di verificare se i grafici 2 4 e 5 dell'articolo potessero giustificare la conclusione 2 dell'autore.

Questo perché i contenuti delle varie shares a volte hanno poco a che fare con il loro nome.

Il labor share è composto dalle retribuzioni lorde + i contributi sociali a carico del datore di lavoro.E' chiaro che una variazione dovuta al primo degli addendi è diversa da una dovuta al secondo ( in rapporto alla "torta" assegnata al lavoro) .

Lo stesso dicasi per il capital share che oltre al reddito di capitale vero e proprio contiene la remunerazione del lavoro dei partecipanti a società di persone o individuali ( mixed income ) , cosa giustamente osservata nella "osservazione tecnica" e gli ammortamenti.

Una variazione del capital share dovuta alla variazione degli ammortamenti ha un significato ben diverso da una dovuta a reddito di capitale vero e proprio.

 

Per raggiungere il mio scopo ho disaggregato al massimo i fattori con due risultati :

1) il più importante che la conclusione 2 dell'autore , anche se con un percorso un poco diverso , era corretta.

2) analizzando i dati disaggregati ho visto alcuni fatti importanti di cui uno inatteso :

a) che la % di depraciations / PIL dell'Italia è dal 2004 in salita e superiore a quella della Germania , stabile. 

b) che la diminuzione dei contributi pubblici alla produzione non ha intaccato la "capital share" ma è stata compensata dal "labor".

Speravo che il fatto (a) stimolasse qualche commento 

 

Ciò che non sono riuscito a disaggregare è invece il "net operating surplus" dal "mixed income" 

Eurostat ed ISTAT non danno molte speranze circa la possibilità di separazione del mixed income dal "gross operating surplus and mixed income" : infatti le regole SEC95 pare calcolino questo ultimo sottraendo dal PIL la "compensation of employees" e le "taxes on production and imports less subsidies"

Anche Wikipedia dice che alcuni stati nella contabilità separano il "mixed income" altri no ( qui )

vedo suggerite due possibilità per la separazione che però non ho capito ma alle quali sono molto interessato.

Spero avere risposto ai rilievi , in caso contrario sono qui.

 

Ti chiedo un chiarimento visto che sembri saperne un po' piu' di me. Cosa significa che la % di depreciations sia cresciuta? Che le macchine si consumano piu' velocemente? Perche? A quanto credo, le depreciations si possono decidere e manipolare con qualche trucco contabile... hai qualche idea a proposito?

ti ringrazio per la domanda

ero infatti convinto che gli ammortamenti assunti fossero quelli fiscali : mi hai messo la pulce nell'orecchio ed ho controllato le definizioni SEC 95 ( qui  alla voce : Consumption of fixed capital

) da cui risulta essere un consumo reale dovuto all'usura fisica, all'obsolescenza ( progresso tecnico ) e ai danni accidentali assicurati.Non sono comprese perdite eccezionali catastrofiche. 

L'ISTAT ha concluso la riclassificazione retroattiva dei conti dello stato nel 2002 e da alcuni miei checks  il Conto della generazione dei redditi primari dovrebbe essere coerente a SEC 95 almeno dal 1997.

Se gli ammortamenti fossero stati quelli fiscali l'aumento avrebbe significato aumento degli investimenti effettuati n anni prima ( n anno medio nel mix dei cespiti i cui coefficienti risalgono all''88 ) con qualche perturbazione dovuta alla rivalutazione degli assets disposta dalla finanziaria 2004. ( l'assenza di tale "perturbazione" nel grafico avrebbe dovuto essere sufficiente a suggerirmi che l'ammortamento non era quello fiscale ).

L'aumento degli ammortamenti SEC 95 , se i criteri assunti sono omogenei negli anni , penso potrebbe significare :

1) ancora aumento degli investimenti negli anni passati

2) ma anche per esempio investimenti più importanti in automazione ed high tech ( obsolescenza più rapida )

3) e purtroppo , qualora le cessazioni di attività non siano comprese in "perdite eccezionali e catastrofiche" , anche chiusure e spostamento di attività fuori dallo Stato ( siamo nell'ambito del prodotto interno lordo)

Cercherò , se avrò tempo , di approfondire ma temo che non sarà facile.

Resta il comportamento della nostra curva diversa da quella tedesca ed , a livelli diversi , simile a quella francese.

Infine non vedo interessi a manipolare questi ammortamenti mentre ci sono nel manipolare quelli fiscali ( per esempio gonfiarli ---> ridurre o azzerare l'utile ---> ridurre o azzerare le tasse ) 

 

i contenuti delle varie shares a volte hanno poco a che fare con il loro nome.

Può essere, ma gli esempi che porti non lo confermano.

- I contributi sociali a carico del datore di lavoro SONO parte del reddito dei lavoratori! La divisione "carico lavoratori vs carico azienda" è del tutto formale ed irrilevante. Finiscono all'INPS e pagano pensioni. I contributi sociali sono tassazione del reddito da lavoro. Tale e quale l'IRPEF sul reddito da lavoro.

- Gli ammortamenti sono parte del reddito lordo del capitale. Non vedo cosa altro possano essere. Servono a rimpiazzare il capitale usurato, esattamente come alimenti ed altri beni di consumo servono a rimpiazzare il lavoro usurato.

- Sul reddito misto abbiamo detto, basta usare procedure standard per aggiustare.

In ogni caso.

a) che la % di depraciations / PIL dell'Italia è dal 2004 in salita e superiore a quella della Germania , stabile

non è un fenomeno solo italiano. Negli USA la stessa percentuale sale praticamente dagli anni '50. Mi sorprende che non sia così anche in tedeschia ...

Su b) io ho un punto di vista diverso, ma parlarne via commenti è poco pratico. Se sei interessato, sentiamoci via email.

- I contributi sociali a carico del datore di lavoro SONO parte del reddito dei lavoratori! La divisione "carico lavoratori vs carico azienda" è del tutto formale ed irrilevante. Finiscono all'INPS e pagano pensioni. I contributi sociali sono tassazione del reddito da lavoro. Tale e quale l'IRPEF sul reddito da lavoro.

In Italia la situazione dei contributii sociali e' confusa e come al solito poco onesta. Una parte e' salario differito, una parte ritorna piu' o meno in media ai lavoratori che hanno pagato i contributi (cassa integrazione, malattie), una parte pero' andrebbe considerata tassazione (e quindi government share) a mio parere: le distrazioni dei fondi INPS per pagare (anche multiple) pensioni alla Casta e ai suoi portaborse a fronte di contributi figurativi, la spesa clientelare ad es. per false pensioni di invalidita' e i falsi braccianti agricoli. Non va dimenticato che all'INPS e agli enti previdenziali e' stata addossato anche l'onere economico di garantire a politici e sindacalisti abitazioni di lusso nel centro di Roma a equo canone o anche meno. Queste categorie di spese attingono dai contributi sociali dei lavoratori ma vengono decise in base a decisioni politiche, spesso disonestamente, e andrebbero contabilizzate nel government share.  Certo l'operazione richiederebbe uno studio alquanto approfondito.

In prima approssimazione tuttavia si potrebbero assegnare conservativamente al labour share solo le pensioni ordinarie a fronte di contributi reali, e assegnare la differenza tra contributi versati e pensioni ordinarie al government share.

NO, Alberto, no.

Quello che dici/suggerisci contraddice la contabilità nazionale che sara' noiosa ma e' pensata ragionevolmente bene. La government share NON è ciò che il governo si prende, perché altrimenti sarebbe ben maggiore.

Ottimo lavoro, lallo, grazie.

Pero' la conclusione non cambia. Cioe', tu dici:

Se si guardano gli andamenti delle shares dividendo per la government shares le tasse e dai sussidi alla produzione  (fig 1 ) si vede che il calo della labor share è stata sì colpa del governo ma non attraverso l'aumento delle tasse bensì molto indirettamente attraverso la riduzione dei sussidi. 

Il fatto che il governo abbia ridotto i trasferimenti alle famiglie vuol dire che si e' tenuto una fetta piu' grande per i propri consumi. Cambia la sostanza?

La conclusione non cambia , anzi , se si va ai redditi dopo le imposte personali peggiora.

I "sussidi" ridotti non sono alle famiglie ( ho tradotto male subsidies in sussidi ) ma contributi alle imprese : ma anche questo non cambia la conclusione perché la perdita  dei contributi è stata , come ho mostrato , "girata" al lavoro.

Giulio, come altri hanno scritto, tu parli de

la quota di prodotto interno lordo distribuita al lavoro dipendente (al netto delle imposte e dei contributi a carico del lavoratore) la cosiddetta labor share...

ma non c'è, lì dentro, solo il lavoro "dipendente". ma questo mi sembra una considerazione del second'ordine.

Scrivi:

La labor share negli ultimi trenta anni è stata pressoché costante in USA e UK, crescente in Giappone e in declino in Italia

ma, la quota parte di "wages and salaries" non è stata costante manco per niente negli US. non lo diciamo solo i 100 ignoranti della lettera ma anche, ad esempio, qui. Siccome la usi per inferire che è falsa la proposizione secondo cui è stagnante o addirittura declinante capacità di consumo degli stessi lavoratori, assimilandola ad una serie storica del reddito disponibile dei lavoratori, mi limiterei appunto a wages and salaries.....e non per convenienza!!!!

sul self-employment ratio, poi, hai preso una cantonata: non sono "teste" ma "ore lavorate". qui le info OECD su quelle serie di dati:

The self-employment ratio (either using 'hours worked' or 'persons') is calculated simply as: Total employment divided by employees. The resulting ratio gives the user an understanding of the proportion of the self-employed to employees in total employment. Looked across economic activities over time, the ratio can also give the user an understanding of the changing self-employed/employee composition of the country's labour force.

The ratio is based on hours worked data for Australia, Austria, Bulgaria, Canada, Cyprus, Czech Republic, Denmark, Estonia, France, Germany, Greece, Hungary, Ireland, Italy, Korea, Lithuania, Mexico, Netherlands, Norway, Slovak Republic, Spain, and Sweden. For all other countries data on persons is used, with the exception of Switzerland, and Iceland where data is not available to perform the calculation.

 

 

Quindi le deduzioni sul mkt del lavoro italiano che fai mi sembrano inappropriate.

Intervengo perché penso che hai ragione da vendere nel dire che almeno sui numerelli dovremmo metterci d'accordo....

Di Laurea,

- la labor share è la labor share. Quasi tutti (non tutti, apparentemente) riescono senza particolari sforzi a capire che SE vi sono incentivi fiscali (che negli USA ci sono) a ricevere una parte del proprio salario direttamente "in kind" o sotto forma di contributi esentasse dall'impresa (e.g. assicurazione sanitaria e pensionistica, ma non solo) di tali incentivi fiscali si avvantaggeranno sia datori di lavoro che dipendenti. Io, come tanti lavoratori dipendenti negli USA, ricevo circa un 17% della mia compensazione totale "in kind", ossia non nella forma di salario tassabile. Se il governo USA modificasse la legislazione fiscale sono certo che il mio datore di lavoro ed io troveremmo altre forme di compensazione. Se divenisse conveniente avere quei contributi depositati come salari lo diventerebbero. Non credo che questo implicherebbe una crescita della quota di reddito nazionale a me destinata. Quindi, piaccia o meno a te ed a i 205 economisti, quella è la labor share.

- lavoro autonomo. Bizantinismo vuoto per bizantinismo vuoto, Giulio non usa mai né la parola "teste" né quella "ore", quindi l'inferenza che lui pensi alla prima e non alle seconde è tutta tua. Ma, ammesso e non concesso pensasse alle teste e non alle ore, che differenza fa? Nessuna, assolutamente nessuna. Anzi, le ore lavorate sono da questo punto una misura più adeguata del peso degli autonomi. Quindi?

Inutili bizantinismi a parte, usando il tasto "HTML" è possibile vedere il codice direttamente e ripulirlo del garbage che il cut and paste genera.

- la labour share è la labour share. qui la cantonata è tutta mia e provo a riformulare. nella lettera viene posto il problema del perché a fronte dell'aumento della produttività oraria del lavoro (e della tfp) il salario medio orario non segue: questa affermazione è supportata dai dati bls per gli usa (sempre in oecd.stat: ho usato la serie di hourly earnings/private sector/2005 = 100 affiancata alla labour productivity come rappresentata da giulio); è un trend pressoché costante dal '70 al 2000, sempre per gli usa.

sul perché anche dalla real ulc non si evinca la stessa cosa si può provare a ragionare; dalla figura 1 qui sempre con dati bls l'andamento sembra differente; la successiva figura 6 richiama invece quella del post.

ma reputate così improprio parlare di compressione salariale, tanto da fare assurgere i firmatari a "nemici del popolo" (niente denigrazione personale, lo so, non me lo stare a ridire che fino a leggere le cose semplici ancora ci arrivo)?

a me proprio, per dirla tutta, del dibattito accademico in senso stretto frega il giusto: poco-pochissimo. giusto-giustissimo farlo ma poi i dati e la loro interpretazione dovrebbero fare segnare un punto a qualcuno. o no?

- io di cantonata ne ho appena ammessa una (sulla lis). questa sul self-employment ratio resta in quota a giulio. lui parla esplicitamente di lavoratori autonomi (che sono teste!) e del fatto che, essendo storicamente tanti in italia, non è la finta subordinazione che ne ingrossa le fila (questa la deduzione cui mi riferivo).

non sono iscritto al partito che sostiene che ogni nuovo autonomo è un dipendente camuffato, ma quello della finta subordinazione è un fenomeno tutt'altro che marginale stando ai dati (lfs ma anche isfol plus; e se buttate un occhio su eusilc vedete quanto ci si fanno ricchi); neanche la maroni/biagi e l'irrigidimento sulle collaborazioni a progetto ha limitato il fenomeno perché, soprattutto nei servizi, l'incentivo ad assumere con queste forme è ancora rilevante.

comunque questo che ore lavorate e teste pari sono è stato solo un test per capire quanto idiota sono?

vabbé ora saluto che è tardi: sono stato molto divertito dal piglio demolitorio della risposta, dalla tenzone, dalla strenua difesa della corretta scrittura del tuo cognome. poi questa associazione (mica a me direttamente, figurarsi) ad una eventuale elite politico-economico-intellettuale di un domani..... come dire.....mi sono sentito importante.........figo, insomma bello un sacco bello: i miei 5 secondi di pseudo-quasi-notorietà; qualche sberleffo val bene tutti e 5 questi secondi. quindi grazie!

p.s.: dopo un annetto di calcoli algebrici alquanto complessi e complice qualche giorno di congedo per maternità della gelmini, dal ministero dell'istruzione è partita l'ammissione che sì, in effetti....parrebbe proprio (ma stanno ricontrollando) che, con qualche decina di migliaia di precari della scuola in meno e pur avendo abolito le ore in contemporanea per gli insegnanti, molte classi hanno dovuto rinunciare al tempo pieno (spero non sia un brutto colpo per bisin e gli altri sostenitori dell'algebra gelminiana). ma hanno anche aggiunto che i programmi procedono più celeri di sempre, l'apprendimento è a dei livelli mai visti prima e tutti i test dell'invalsi non potranno che confermare la bontà del piglio riformatore del ministro. Altrimenti lo chiudono.....l'invalsi.

p.s2: agli agiografi di noi firmatari potete dire che sono di siracusa e lavoro a roma e quindi mi possono classificare sia come centro sia come sud e isole, a seconda della bisogna.

 

Per ordine, iniziando dalla fine.

i) Sei fra i firmatari, è vero! Giuro che non me n'ero accorto. Molto male: visto che conosci i dati avresti dovuto almeno spiegare agli estensori di non scrivere cose ortogonali ai medesimi. Sul dato "geografico" che tu citi ed altri hanno riportato, non so che dire. È un fatto, giusto? Poi c'è almeno un modello che spiega questo fatto. Di sicuro ce ne sono altri, sarei curioso di conoscere quali. Aleatoria la distribuzione territoriale dei firmatari di certo non è, non passerebbe alcun test.

ii) Gelmini: non so, questa la lascio ad Alberto o a chi discusse con te il tema, che nemmeno ricordo.

iii) Demolitorio: non è colpa nostra. Certe cose devono essere demolite, perché sono false. Parliamoci chiaramente, Di Laurea, ma tu le proposte che stanno alla fine della lettera, le sottoscrivi? Sottoscrivi il protezionismo? Una novella IRI (fatta bene, sia chiaro, fatta bene: son certo che la faranno benissimo questa volta!)? Il divieto ai fondi pensione d'accedere ai mercati finanziari? Perché, alla fine, QUELLE sono le proposte, non altre.

iv) E l'analisi, la sottoscrivi l'analisi? Mi sembra che tu convenga che la famosa riduzione della quota di reddito nazionale che va al lavoro (che costituisce l'incipit logico dell'intera lettera e la premessa su cui si fonda) nei dati non c'è. Bene, mi spieghi come puoi firmare un argomento che si fonda su un'ipotesi dimostratasi falsa? E la relazione fra l'argomento "manca la spugna" (la spugna!) ed il protezionismo commerciale, quale sarebbe? Così, per capire cosa tu ritenga uno scherzo e cosa un argomento serio.

v) Autonomi: nessun test d'intelligenza, t'immagini. Solo che continuo a non capire perché questa cosa ti sembri rilevante. Le ore lavorate da persone che si autodefiniscono "autonome" (e che magari sono lavoratori dipendenti camuffati) sono alte in Italia DA SEMPRE. Ossia, da ben prima che venissero introdotti i contratti cosidetti "atipici". Dai dati con i quali concordi sembra che siano addirittura leggermente diminuite (le ore) a partire dalla metà degli anni '80. Quindi, o ci sono in media meno autonomi o lavorano meno ore, o entrambe le cose. Altro, io, non riesco a vedere in quei grafici. In particolare, non so cosa dedurne riguardo alla quota di reddito che va al lavoro versus quella che va al capitale. Ripeto, cosa c'entra?

vi) Stabilito che la famosa riduzione progressiva della quota di reddito nazionale che va al lavoro NON C'È né in Italia né in alcun altro paese cosa vogliamo concludere? Io concludo che la premessa della lettera è falsa. Tu cosa concludi? Vorrei anche aggiungere che il leggero trend che in alcuni paesi si nota forse pure merita di essere discusso: i dati partono dall'inizio degli anni '70, uno dei minimi storici per la quota di reddito che va al capitale, vedasi Blanchard su BPEA un decennio fa circa, credo si intitoli "medium run". Da circa due decenni argomento che le shares di K ed L sono fondamentalmente cicliche, in modo molto regolare. Il paper di P&P che citi (Cleveland Fed) lo conferma. Ho anche perso tempo a teorizzare come poter spiegare la cosa, ma è irrilevante in questo contesto. Il punto è che la premessa empirica su cui si regge la vostra analisi è falsa in tutti i paesi in questione, quindi?

vii) Nessun problema a discutere di "compressione salariale" basta che me la definisci e che mi dai i dati su cui basi la tua definizione. Poi cerchiamo di capire da dove viene e cosa implica.

viii) Infine, seriamente, ammesso che questa famosa spoliazione del reddito da lavoro fosse esistita, PERCHÈ dovrebbe essere la cusa della crisi finanziaria a cui stiamo assistendo e PERCHÈ si "curerebbe" con il protezionismo o con le altre proposte che la lettera avanza? Perché anche questa parte della lettera è completamente insensata: non c'è coerenza logica fra la premessa (falsa) e le conclusioni!

non ho abbandonato il campo....tra l'altro vi vedo fortemente impegnati con troll e affini. a parte il troll incommentabile, devo dire che altro che sberleffo da parte degli aficionados di nfa ai firmatari della lettera: mi sa che "il branco artificiale di lupi" è cosa fatta. mi è quasi venuta voglia di ritornare in clandestinità con il vecchio nick. Ma questa risposta la sentivo dovuta.

vado con ordine:

i) la distribuzione dei firmatari aleatoria non sarà, ma l'inferenza del tipo tanti meridionali non possono che chiedere tanta spesa pubblica sennò tocca lavorare pure a loro mi sembra di rango non elevato.....brunettiana direi. eppure avevo inteso che voi avevate modelli logici e complessi...

ii) ma bisin sotto acocella e qualcun altro non scende; battute a parte, il punto di quel riferimento è: gli 8 miliardi "risparmiati" con la riforma gelmini vanno osannati perché erano spesa improduttiva o hanno inferto un ulteriore colpo alla scuola pubblica già malmessa? così, se interessa ad ambo le parti, cominciamo a interderci su quale spesa sia improduttiva e quale no.

iii) anche qui tocca intendersi: io non penso che le premesse siano false (ne riparlo) dopo. sulle proposte: quella del protezionismo è l'unica su cui non concordo; ma questo mio distinguo è marginale rispetto a ciò che invece condivido, tutto il resto: la possibilità che bce non sterilizzi i suoi interventi, una tobin tax sui movimenti speculativi, la separazione fra merchant bank e banche ordinarie e quant'altro elencato. e su tutte: una nuova centralità al lavoro. anche l'iri sottoscrivo se servisse: perché l'iri del dopoguerra non era il carrozzone degli anni '80 e quindi mi interesserebbe capire come poter recuperare l'efficacia del primo evitando le storture del secondo (credo nel pubblico e nei civil servants pur riconoscendo che l'italia esprime quanto di peggio nel primo caso e quasi niente nel secondo....suppongo starai sogghignando beffardo e sconsolato). ribadisco: non vado per nulla in difficoltà a evocare l'iri al cospetto di chi inneggia alla riforma gelmini; se slogan contro slogan ha da essere....beh meglio l'iri!

iv) lo avrai già capito: certo che la sottoscrivo e non ne riconosco la falsità della premessa logica (ho ammesso la cantonata sull'uso di wages and salaries invece che total compensation of employees; il resto è un non sequitur). già nel paper che ho linkato in precedenza di cleveland_fed avevo fatto notare che fig1 e fig6 non raccontano la stessa identica storia. qui un racconto ancora più completo (sebbene si fermi al 1995): il tipo di deflatore fa molta differenza; gli autori sono convincenti nell'escludere il cpi ma spero converremo (non ci conto granché, a dirla tutta) che, trattandosi di valutare la "capacità di consumo dei lavoratori", sia da preferire una misura di consumers wages: la dinamica della produttività media del lavoro non viene eguagliata da quella degli average real wages.

peggio mi sento se facciamo riferimento al reddito mediano (non correttissimo comunque, visto che non ho una median labour productivity). ed infine, gli effetti medi (che, di nuovo, ci sono!) nascondono che ai bassi redditi da lavoro è andata di gran lunga peggio che alla coda alta della distribuzione.

sulla "spugna" faccio notare che anche zingales (che neanche il più strafatto dei tassonomisti può avvicinare ai "critici") sul sole24ore dei primi di giugno (il 10 o 12, se serve lo cerco) aveva scritto di una sorta di miopia (il termine è mio) della germania. d’altronde le pressioni degli stati uniti sulla cina per un apprezzamento del loro tasso di cambio cosa mai rappresentano?

v) non ho capito la domanda, giuro! io ho detto che il se-ratio è basato su ore e non su teste e quindi giulio non poteva inferire, di per sé, che questo significava che quella italiana della subordinazione camuffata fosse una storiella: non è tutta la storia del cambiamento nel mercato del lavoro negli ultimi 15 anni ma c'è e non è marginale. non ho ben capito cosa inferisci tu dal fatto che le ore dei self-empld sono costanti o in calo. (avevo preparato qualche grafico su ula e occupati in italia ma non riesco a caricarli). c'è una certa stabilità nel rapporto ula/occ indipendenti: sale costantemente e in maniera smooth dagli anni ‘70 ai primi ‘90 e poi si stabilizza. ma gli stessi dati disaggregati per settori mostrano (per tutte le serie, ma in maniera molto accentuata per gli autonomi) una composizione settoriale profondamente cambiata in 40 anni (nessun stupore!); il terziario in particolare registra un aumento spettacolare di ula e teste (niente stupore ancora) ma anche ad un tasso molto diverso fra loro.

in più la maggior parte dell’incremento di occupazione degli ultimi 10-12 anni viene dalla regolarizzazione degli stranieri come flusso in entrata e da un minor flusso in uscita dovuto al lieve aumento dell’età lavorativa di chi un posto lo aveva; insomma delle due l'una: o la flessibilità del mercato del lavoro, quella che doveva aumentare l'employability di chi ne rimaneva più frequentemente fuori, ha avuto effetto ed allora si dovrebbe vedere da dati (tanto dei dip quanto degli aut, anche senza l'assunzione che 1 nuovo posto = un precario), oppure le sue magnifiche sorti non si sono realizzate è occorre un ripensamento di fondo.

vi) come al punto iv). ci credo che cleveland fed (nella seconda parte) conferma quel che dici: prende a riferimento un tuo paper.

vii) facciamo che definizione di wage moderation e dati li prendiamo da qui?

viii) visto che la premessa la consideri falsa, a che ti serve questa domanda? a cercare altre incoerenze logiche? comunque la lettera, oltre alla premessa falsa, contiene anche falsità sulle cause della crisi; quindi rimanderei a quella.

non so quanto ti importi, ma anche tra i “critici” c’è chi non dà molto credito ai “bassi salari”, o meglio la reputa una parte della storia il mondo è bello perché è vario.

per finire anche io ho qualche domanda: ma la deflazione è da evitare o no, secondo voi?

anche senza prendere in considerazione nessuna delle “cazzate critiche”, ché non c’è proprio nulla da criticare, se per qualche scherzo illogico del destino i piani di rientro stabiliti in tutta europa non sortissero gli effetti che chi gli ha messi in cantiere ha in mente e facessero ricadere in depressione le economie europee quale via d’uscita ci si dovrebbe inventare?

i test dell'invalsi non potranno che confermare la bontà del piglio riformatore del ministro. Altrimenti lo chiudono.....l'invalsi.

 

I tagli sono senz’altro pesanti. E di sicuro non funzionali all’innalzamento della qualità della scuola... anzi.

Nelle scuole mancano i detergenti per le pulizie ordinarie, carta per le fotocopie, carta igienica, soldi per supplenti (elenco secondo l’ordine di importanza attribuito).

Però.

Non si possono imputare tutti i problemi ai soldi, né si dovrebbero strumentalizzare problematiche scolastiche mentre si perseguono intenti estranei al suo miglioramento.

Un esempio minuscolo. Premesso che penso che si dovrebbero moltiplicare gli interventi a favore di chiunque si trovi in una qualunque condizione di svantaggio, quest’ultima non dovrebbe essere utilizzata come grimaldello.

Il miur era riuscito a fissare un tetto massimo all’organico di sostegno, parametrato su una media statistica nazionale;  ma è stato condannato dalla giustizia amministrativa e la corte costituzionale si è pronunciata per l’illegittimità incostituzionale del limite massimo.

La distribuzione geografica di queste problematiche suscita qualche perplessità.

Il patrocinatore, il sedicente sindacato siciliano (o ricorsificio industriale?) che sta sconquassando la scuola in tutta italia (sarà così finché la scuola sarà centralizzata), pronto ad abbracciare qualunque causa e quella contraria (recentemente ha minacciato ricorsi contro un Regolamento molto atteso e non ancora partorito dal miur, quando si dice il tempismo), senza alcuna linea, se non l’aggressivo perseguimento della propria auto-affermazione in un panorama già molto affollato di giganti invecchiati nel mestiere (i sindacati sono un potente fattore di immobilismo), propone una spiegazione del fenomeno, a modo suo:

“Le famiglie sono state costrette a ricorrere al tribunale amministrativo per ottenere la condanna all’amministrazione, mentre migliaia di insegnanti specializzati, specialmente nel Centro-Sud e nelle isole - dove tale rapporto era superiore alla media nazionale per un tasso di disabilità superiore - sono rimasti a casa senza poter spendere le proprie competenze per le famiglie.

La previsione degli organici di sostegno, basata su un calcolo puramente statistico, può infatti essere contraddetta da una realtà nella quale si concentrino, ad esempio per fenomeni migratori o per altri casi (ad es. baby boom), un numero di alunni con handicap superiore alla media.

E Il diritto all’istruzione del disabile non può dipendere dalla fortuna di nascere in un posto dove la concentrazione di handicap è minore! Ecco perché, dopo i ricorsi nei tribunali da noi presentati fin …”

???

Che diavolo significa? Il baby boom e fenomeni migratori avrebbero concentrato nel sud (nel sud, non nel centro-sud: il sedicente sinsacato, fomentatore di conflitti, anche in altri casi titilla il centro per far fronte comune contro il nord) casi di handicap? E il nord sarebbe “più fortunato” come sempre?

Vi sono anomalie che soltanto l’introduzione di meccanismi responsabilizzanti potranno ricondurre spontaneamente entro l’alveo della normalità, razionalizzando al tempo stesso l'impiego delle risorse a cui la centralizzazione è di intralcio.

Il costo-standard, che a molti non piace, sarebbe il punto di partenza per avviare qualche riforma.

I tagli hanno colpito tutta l’italia ma da qualche parte si sono levate geremiadi e accuse contro pretesi tagli padani,  smentiti dagli inequivocabili dati sugli organici; piuttosto da qualche parte si era largheggiato prima e in verità ancora si continua a largheggiare di più nel Mezzogiorno, che però piange di più. In prima fila nella denuncia, che non ha alcun motivo di essere in quando infondata, ma a furia di essere propalata è stata accreditata (il caso dovrebbe essere studiato da qualche “scienziato della comunicazione”), il senatore romano Fioroni, già ministro della repubblica. Egli fra l’altro ha dichiarato: «Il divario tra nord e sud non è colpa dei docenti che sono incapaci ma del fatto che non possiamo pensare che frequentare una scuola in via Montenapoleone sia lo stesso che frequentarla a Scampia». «Non possiamo abrogare l’uguaglianza delle opportunità - ha aggiunto - perché finora la scuola italiana non è stata in grado di gestire il merito e di premiare i più capaci».

Tendenzioso. Quale sarà la distanza tra una supposta scuola in via montenapoleone e una a scampia? Suppongo la stessa che corre tra un professionale maschile, magari affollato di stranieri, in una periferia settentrionale e un bel liceo classico nel centro di napoli o di palermo. Il nord non è solo via montenapoleone e il sud non è solo scampia.

 

Sorvolo sul reclutamento, che pure offre uno spaccato concentrato delle italiche storture. Quello che trapela dalle testate che se ne occupano raggiunge livelli di mistificazione e di strumentalizzazione inauditi per premiare il vittimismo fottitore, mentre colpevolizza coloro che sono realmente e vistosamente discriminati.

Ennesima incarnazione dell'anomalia italica.

Davide, brevemente:

ma non c'è, lì dentro, solo il lavoro "dipendente".

Si, li' dentro c'e' solo il lavoro dipendente. La definizione, da Eurostat, e' (grassetto mio):

Compensation of employees (at current prices) (ESA95, 4.02) is defined as the total remuneration, in cash or in kind, payable by an employer to an employee in return for work done by the latter during the accounting period [...]

E analogamente per i dati americani del BEA, "compensation of employees". Non c'e' il reddito da lavoro autonomo, o reddito misto, che finisce in quella che ho chiamato "capital share", sempre da Eurostat:

Gross operating surplus and mixed income: operating surplus (ESA95, 8.18) is the surplus (or deficit) on production activities before the interest, rents or charges which the production units must pay or receive as borrowers or owners of assets have been taken into account . It corresponds to the income which units obtain from their own use of production facilities. Mixed income (ESA95, 8.19) is the remuneration for the work carried out by the owner (or members of his family) of an unincorporated enterprise. This is referred to as 'mixed income' as it cannot be distinguished from the entrepreneurial profit of the owner.

Si puo' discutere se queste etichette siano giuste o no (in particolare su come classificare o ripartire il mixed income). Ma le tre "shares" che ho riportato sommano a uno, naturalmente e hanno un significato economico ben preciso.

Sugli autonomi intendevo percentuale sull'occupazione (teste), e ti ringrazio per avermi corretto. Questa misura e' naturalmente proporzionale a quella in ore (e quindi la dinamica corretta) se il rapporto tra ore medie degli autonomi e ore medie dei dipendenti e' costante. E anche il confronto cross-country ha senso se questo fattore di proporzionalita' e' lo stesso. Nelle statistiche OCSE ci sono le ore medie totali e le ore medie dei dipendenti (ma non per l'Italia, colpa dell'Istat :-)), quindi si puo' vedere se e' cosi'. A un calcolo veloce per Francia e Germania pare di si: i dipendenti lavorano il 93%-94% rispetto al totale dal 1991 a oggi. Appena riesco scarico i dati e documento questo fatto per bene.