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Gli economisti e i fatti

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non ho abbandonato il campo....tra l'altro vi vedo fortemente impegnati con troll e affini. a parte il troll incommentabile, devo dire che altro che sberleffo da parte degli aficionados di nfa ai firmatari della lettera: mi sa che "il branco artificiale di lupi" è cosa fatta. mi è quasi venuta voglia di ritornare in clandestinità con il vecchio nick. Ma questa risposta la sentivo dovuta.

vado con ordine:

i) la distribuzione dei firmatari aleatoria non sarà, ma l'inferenza del tipo tanti meridionali non possono che chiedere tanta spesa pubblica sennò tocca lavorare pure a loro mi sembra di rango non elevato.....brunettiana direi. eppure avevo inteso che voi avevate modelli logici e complessi...

ii) ma bisin sotto acocella e qualcun altro non scende; battute a parte, il punto di quel riferimento è: gli 8 miliardi "risparmiati" con la riforma gelmini vanno osannati perché erano spesa improduttiva o hanno inferto un ulteriore colpo alla scuola pubblica già malmessa? così, se interessa ad ambo le parti, cominciamo a interderci su quale spesa sia improduttiva e quale no.

iii) anche qui tocca intendersi: io non penso che le premesse siano false (ne riparlo) dopo. sulle proposte: quella del protezionismo è l'unica su cui non concordo; ma questo mio distinguo è marginale rispetto a ciò che invece condivido, tutto il resto: la possibilità che bce non sterilizzi i suoi interventi, una tobin tax sui movimenti speculativi, la separazione fra merchant bank e banche ordinarie e quant'altro elencato. e su tutte: una nuova centralità al lavoro. anche l'iri sottoscrivo se servisse: perché l'iri del dopoguerra non era il carrozzone degli anni '80 e quindi mi interesserebbe capire come poter recuperare l'efficacia del primo evitando le storture del secondo (credo nel pubblico e nei civil servants pur riconoscendo che l'italia esprime quanto di peggio nel primo caso e quasi niente nel secondo....suppongo starai sogghignando beffardo e sconsolato). ribadisco: non vado per nulla in difficoltà a evocare l'iri al cospetto di chi inneggia alla riforma gelmini; se slogan contro slogan ha da essere....beh meglio l'iri!

iv) lo avrai già capito: certo che la sottoscrivo e non ne riconosco la falsità della premessa logica (ho ammesso la cantonata sull'uso di wages and salaries invece che total compensation of employees; il resto è un non sequitur). già nel paper che ho linkato in precedenza di cleveland_fed avevo fatto notare che fig1 e fig6 non raccontano la stessa identica storia. qui un racconto ancora più completo (sebbene si fermi al 1995): il tipo di deflatore fa molta differenza; gli autori sono convincenti nell'escludere il cpi ma spero converremo (non ci conto granché, a dirla tutta) che, trattandosi di valutare la "capacità di consumo dei lavoratori", sia da preferire una misura di consumers wages: la dinamica della produttività media del lavoro non viene eguagliata da quella degli average real wages.

peggio mi sento se facciamo riferimento al reddito mediano (non correttissimo comunque, visto che non ho una median labour productivity). ed infine, gli effetti medi (che, di nuovo, ci sono!) nascondono che ai bassi redditi da lavoro è andata di gran lunga peggio che alla coda alta della distribuzione.

sulla "spugna" faccio notare che anche zingales (che neanche il più strafatto dei tassonomisti può avvicinare ai "critici") sul sole24ore dei primi di giugno (il 10 o 12, se serve lo cerco) aveva scritto di una sorta di miopia (il termine è mio) della germania. d’altronde le pressioni degli stati uniti sulla cina per un apprezzamento del loro tasso di cambio cosa mai rappresentano?

v) non ho capito la domanda, giuro! io ho detto che il se-ratio è basato su ore e non su teste e quindi giulio non poteva inferire, di per sé, che questo significava che quella italiana della subordinazione camuffata fosse una storiella: non è tutta la storia del cambiamento nel mercato del lavoro negli ultimi 15 anni ma c'è e non è marginale. non ho ben capito cosa inferisci tu dal fatto che le ore dei self-empld sono costanti o in calo. (avevo preparato qualche grafico su ula e occupati in italia ma non riesco a caricarli). c'è una certa stabilità nel rapporto ula/occ indipendenti: sale costantemente e in maniera smooth dagli anni ‘70 ai primi ‘90 e poi si stabilizza. ma gli stessi dati disaggregati per settori mostrano (per tutte le serie, ma in maniera molto accentuata per gli autonomi) una composizione settoriale profondamente cambiata in 40 anni (nessun stupore!); il terziario in particolare registra un aumento spettacolare di ula e teste (niente stupore ancora) ma anche ad un tasso molto diverso fra loro.

in più la maggior parte dell’incremento di occupazione degli ultimi 10-12 anni viene dalla regolarizzazione degli stranieri come flusso in entrata e da un minor flusso in uscita dovuto al lieve aumento dell’età lavorativa di chi un posto lo aveva; insomma delle due l'una: o la flessibilità del mercato del lavoro, quella che doveva aumentare l'employability di chi ne rimaneva più frequentemente fuori, ha avuto effetto ed allora si dovrebbe vedere da dati (tanto dei dip quanto degli aut, anche senza l'assunzione che 1 nuovo posto = un precario), oppure le sue magnifiche sorti non si sono realizzate è occorre un ripensamento di fondo.

vi) come al punto iv). ci credo che cleveland fed (nella seconda parte) conferma quel che dici: prende a riferimento un tuo paper.

vii) facciamo che definizione di wage moderation e dati li prendiamo da qui?

viii) visto che la premessa la consideri falsa, a che ti serve questa domanda? a cercare altre incoerenze logiche? comunque la lettera, oltre alla premessa falsa, contiene anche falsità sulle cause della crisi; quindi rimanderei a quella.

non so quanto ti importi, ma anche tra i “critici” c’è chi non dà molto credito ai “bassi salari”, o meglio la reputa una parte della storia il mondo è bello perché è vario.

per finire anche io ho qualche domanda: ma la deflazione è da evitare o no, secondo voi?

anche senza prendere in considerazione nessuna delle “cazzate critiche”, ché non c’è proprio nulla da criticare, se per qualche scherzo illogico del destino i piani di rientro stabiliti in tutta europa non sortissero gli effetti che chi gli ha messi in cantiere ha in mente e facessero ricadere in depressione le economie europee quale via d’uscita ci si dovrebbe inventare?