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Gli economisti e i fatti

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Cosa intende con "distrutto" e "creato" ricchezza?

Non è che per caso si riferisce ai profitti? No, perché allora Wall Street ha "creato" una quantità enorme di ricchezza dal 1993 in poi ...

Siccome credo che così sia, aggiungo un'osservazione. Siamo capaci tutti a fare profitti in condizioni di monopolio protetto. Farlo quando competi sul mercato con il meglio che ci sia al mondo (come nel caso delle private citate) è leggermente più difficile. Anzi, secondo la teoria è impossibile! Però crei ricchezza lo stesso, per il consumatore che consuma di più a prezzi bassi e per i dipendenti che comunque producono qualcosa e ricevono più o meno il loro costo opportunità. Forse il signor Mucchetti (chi è?) dovrebbe imparare l'economia ed imparare a calcolare il surplus del consumatore sotto la curva di domanda ed aggiungerlo ai profitti del settore per capire se una certa struttura di mercato crea o non crea ricchezza per la società!

P.S. Poi, ovviamente, potremmo sempre chiedere al signor Mucchetti di fare il medesimo esercizio con la piccola e media impresa italiana. Siamo tutti bravi a pick the losers, after the fact.

Cosa intende con "distrutto" e "creato" ricchezza?

 

Se ben mi ricordo, si riferisce alla differenza fra andamento del titolo in borsa e andamento dei titoli di stato nello stesso periodo. Quindi la ricchezza è creata o distrutta dal punto di vista dell'investitore, non del paese

Ah, ho capito, aria fritta.

Ma chi e' questo genio dell'economia? Un altro ordinario chiamato a Roma 3?

Mucchetti è un pezzo grosso del Corriere, vicedirettore or something. Passa per uno abbastanza indipendente; ha scritto un libro, Il baco del Corriere, che qualche anno fa ha avuto un certo successo.

Ho di lui un ricordo molto sgradevole. In un dibattito televisivo ai tempi in cui si rumoreggiava che Carlos Slim fosse in procinto di fare una offerta per Telecom Italia (circa 2007, se non ricordo male), appoggiò la linea nazionalista e contraria alla ''vendita allo straniero'' sulla base dell'argomento che ''non possiamo vendere Telecom a uno che viene dal paese di Pancho Villa''. A parte il disgustoso razzismo implicito nell'affermazione, Mucchetti sembrava essersi scordato che alla morte di Pancho Villa, nel 1923, l'Italia era governata da un certo signore di nome Benito. Che direbbe il Mucchetti se, che so, un francese si opponesse all'ingresso di una società italiana nel suo paese dicendo ''non possiamo vendere XY a uno che viene dal paese di Mussolini''? Mi auguro direbbe che è un coglione. Al che io aggiungerei ''appunto''.

Bella la vita, no? Tout se tient, sempre. Ti fa pensare che esista una cosa che chiamano "identità"

Se sei un pirla, sei un pirla qualunque cosa tu faccia.

Il libro si può leggere (non completamente) su google books.

link

A pagina 28 è spiegato il criterio con cui vengono calcolatate creazione e distruzione di ricchezza.

All'epoca mi aveva convinto, oggi mi chiedo come si possano confrontare società che operano in regime di monopolio con altre che devono fare i conti con la concorrenza (oltre che con i propri padroni incapaci).

Tra l'altro mi sembra che non vengano considerati i gioiellini Alitalia e Tirrenia.

E per finire con le critiche, Mucchetti giustificava gli aiuti pubblici alla Fiat sostenendo che le tasse pagate dall'indotto (altrimenti in crisi) andavano a compensare i soldi spesi dallo stato.

Mucchetti giustificava gli aiuti pubblici alla Fiat

E, ovviamente, solo menti incredibilmente meschine possono pensare che una tale posizione possa essere influenzata dalla struttura proprietaria di RCS Media Group.

ai tempi di "Licenziare i padroni" (2003) era ancora all'Espresso.

Al Corriere ha scritto "Il baco del Corriere"

La storia dei giornali s'intreccia da sempre con quella dei potentati dell'economia. Lo si è visto anche nella calda estate del 2005 con la scalata al "Corriere della Sera". Ma proprio gli esiti di quel resistibile assalto e, poi, la crisi al vertice di Telecom Italia, il rastrellamento di azioni Fiat fatto dagli Agnelli e i contrasti tra Banca Intesa e Capitalia portano in superficie tutti i limiti della coalizione economico-finanziaria che sta a capo del primo gruppo editoriale italiano. E inducono Massimo Mucchetti vicedirettore del "Corriere" spiato assieme all'amministratore delegato di Rcs fin dal 2004 - a chiedersi se e come possa cambiare il vecchio modello che assegna la proprietà del primo gruppo editoriale italiano a un "patto di sindacato" formato da banche e industriali, i cui interessi di fondo confliggono con quelli della libera informazione. C'è stato un tempo nel quale non era così e la grande stampa costituiva un potere tra i poteri. Quella autonomia gli è stata tolta dal fascismo. E gli industriali, fino ad allora azionisti senza poteri, hanno preso pieno possesso dei giornali. Da quel peccato originale la borghesia italiana non si è mai emendata. Questo libro non è un instant book. È stato concepito prima che le deviazioni della security di Telecom e Pirelli facessero scandalo sui media e rivela che cosa avrebbe potuto trovare l'hacker sul computer dell'autore. 

 

Mucchetti non è un economista, ma un giornalista (come quel signore chiamato Benito); i suoi articoli sono spesso interessanti, anche se in genere poco accurati. Nel libro "Licenziare i padroni" descrive abbastanza bene l'inverecondo sistema CIP6 per il sostegno alle energie rinnovabili e "assimilate".