Titolo

L'intervista di Tremonti a Repubblica. Una traduzione

1 commento (espandi tutti)

Il punto è che il mestiere del Giannini è quello di giornalista, non di portavoce di un politico, per quanto questo possa essere affascinante, facondo, colto, insostituibile, competente e adeguato al ruolo che ricopre, qual è il nostro Ministro dell'economia. E, inoltre, sempre il Giannini - scusate la volgarità - è pagato per informare, e semmai per commentare le informazioni che raccoglie, per esempio con un'intervista, non per starsene acciambellato intorno alle caviglie dell'intervistato facendo le fusa (è la netta sensazione che ieri mi invadeva a mano a mano che procedevo nella lettura). In altre parole, dai "posizionamenti" del Tremonti, Massimo Giannini non si deve lasciar coinvolgere, se mi vuole bene come lettore; mentre, ai tentativi del medesimo di approfittare di un foglio autorevole per mandare messaggi, deve resistere, sempre se mi vuole bene come lettore, almeno smascherandoli per quelli che sono; e ciò, o contestualmente all'intervista, oppure con un appropriato commento a margine. Ma il Giannini non mi vuole bene come lettore, e mi sembra che dopotutto ami più il Ministro, come l'opportunissima traduzione dimostra in modo patente. E qui, in discussione, viene il problema non della posizione politica di "Repubblica" e di Giannini Massimo, ma quello delle modalità e delle forme del fare giornalismo in questo disgraziato Paese. Quanto sarebbe stato più serio se la decodificazione dell'intervista fosse stata composta da colui che l'ha raccolta, e collocata a suo corredo, sulla stessa pagina del giornale tanto da poter essere delibata dalla stessa platea dei destinatari dell'intervista stessa!